Fisco

Regime forfetario e deducibilità delle perdite

Regime forfetario e deducibilità delle perdite
Nella determinazione del reddito, nel regime forfetario, non rilevano i costi sostenuti. Gli unici elementi deducibili dal reddito sono i contributi previdenziali. Oltre a tali contributi, il contribuente che transita nel 2015 nel regime forfetario, può diminuire il reddito, utilizzando le eccedenze di perdite realizzate nei periodi d’imposta precedenti

Nell’ambito del nuovo regime forfetario in vigore dal 1° gennaio 2015, un aspetto che merita attenzione è il trattamento fiscale delle perdite generatesi nei periodi d’imposta precedenti a quello di prima applicazione.

L’art. 1, comma 68, legge n. 190/2014, dispone che le perdite fiscali realizzate nei periodi d’imposta precedenti a quello da cui decorre il regime forfetario, possono essere computate in diminuzione del reddito prodotto nei periodi di imposta di applicazione del regime medesimo, secondo le ordinarie regole stabilite dall’art. 8 TUIR. Sul punto, la relazione illustrativa alla legge di Stabilità 2015 chiarisce che l’art. 8 prevede che gli imprenditori individuali in regime di contabilità ordinaria computano le perdite in diminuzione dai relativi redditi conseguiti nei periodi d’imposta e per la differenza nei successivi, ma non oltre il quinto, per l’intero importo che trova capienza in essi. Per le perdite realizzate nei primi tre periodi d’imposta, rendendosi applicabili le disposizioni di cui all’art. 84, comma 2, TUIR, i medesimi imprenditori hanno la possibilità di riportare le perdite senza limiti di tempo e di importo.

Gli imprenditori individuali in regime di contabilità semplificata e gli esercenti arti e professioni, invece, imputano le perdite rilevate nell’esercizio in diminuzione del reddito complessivo conseguito, ma non possono riportare l’eventuale eccedenza nel tempo

Ne consegue che, l’utilizzo dell’eventuale eccedenza di perdite pregresse non dedotte a riduzione del reddito realizzato durante il regime forfetario, compete esclusivamente agli imprenditori individuali in regime di contabilità ordinaria.
Nella pratica, quindi, gli imprenditori individuali che transitano, a partire dall’anno 2015, nel regime forfetario, determinano il reddito imponibile applicando all’ammontare dei ricavi percepiti il coefficiente di redditività, differenziato per tipologia di attività a seconda del codice ATECO, previsto nell’allegato n. 4 annesso alla legge n. 190/2014. Dal reddito così determinato si deducono i contributi previdenziali e possono essere utilizzate le perdite pregresse in diminuzione del reddito “forfetario”.
Tuttavia, le disposizioni nulla stabiliscono con riguardo alla priorità della deduzione di questi due elementi.

Esempio
Commercio al dettaglio con ricavi realizzati nel 2015: 30.000 euro (soglia limite 40.000 euro) e coefficiente di redditività pari al 40%.
Contributi previdenziali versati nel 2015: 3.200 euro ed eccedenze di perdite di esercizio pregresse per 10.000 euro.

1. Nel caso di deduzione dal reddito prima dei contributi previdenziali e poi delle perdite si ha:
Ricavi 30.000 x 40% = reddito 12.000 euro – contributi previdenziali 3.200 euro = reddito prima dell’utilizzo delle perdite pregresse pari a (12.000 – 3.200) = 8.800 euro.
Le perdite pregresse che possono essere portate in diminuzione dal reddito sono di 8.800, euro per cui il contribuente non avrà reddito imponibile da dichiarare, essendo azzerato dalle perdite pregresse.
L’eccedenza delle perdite pari a (10.000 – 8.800) = 1.200 euro può essere riportata nei periodi di imposta successivi.

2. Nel caso di deduzione dal reddito prima delle perdite pregresse e poi dei contributi si ha:
Ricavi 30.000 x 40% = reddito 12.000 euro – perdite pregresse 10.000 euro = reddito prima di dedurre i contributi previdenziali (12.000 – 10.000) = 2.000 euro.
Dall’importo di 2.000 euro si deducono i contributi previdenziali pari a 3.200 euro, che azzerano il reddito imponibile con una eccedenza di contributi previdenziali di 1.200 euro. Detta eccedenza, per effetto dell’art. 1, comma 64, legge n. 190/2014, può essere dedotta dal reddito complessivo del contribuente, come onere deducibile ai sensi dell’art. 10 TUIR, qualora il contribuente stesso sia titolare di altri redditi.

Dagli esempi prospettati si evince che, nel secondo caso, il contribuente si trova in una posizione di favore perché, oltre ad azzerare il reddito, ha la possibilità di dedurre oneri deducibili dal reddito complessivo, sempre in presenza di altri redditi.
Tuttavia, mutuando quanto previsto nel quadro LM di Unico PF 2015, con riguardo alla determinazione del reddito per i soggetti che applicano il regime fiscale di vantaggio per l’imprenditoria giovanile e lavoratori in mobilità, l’ipotesi sub 1) sembra quella più accreditata. Infatti, nel citato regime fiscale di vantaggio, una volta determinato il reddito lordo, si deducono i contributi previdenziali, pervenendo così al reddito netto. Le perdite pregresse vengono utilizzate per diminuire il reddito netto. In futuro, quindi, è probabile che venga scelta questa opzione.

Da ultimo, non bisogna dimenticare che anche i soggetti in regime fiscale di vantaggio possono generare perdite da utilizzare nei periodi successivi. Il caso riguarda il contribuente che nell’anno 2014 si trovava nel regime fiscale di vantaggio, con eccedenze di perdite pregresse da utilizzare nei periodi d’imposta successivi, considerando che nel 2015 applicherà il nuovo regime forfetario. Ci si chiede, quindi, se dette perdite possono essere utilizzate per ridurre il reddito determinato in regime forfetario.
In proposito, è auspicabile un chiarimento ufficiale al fine di dissipare ogni dubbio.

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