Fisco

Regime forfetario e beni strumentali: i chiarimenti delle Entrate

Ai fini del requisito del possesso di beni strumentali di costo complessivo non superiore a 20.000 euro, richiesto per l’accesso al regime forfetario, non vanno considerati l’avviamento e le spese relative a più esercizi e il costo va assunto al netto dell’IVA, anche se non è stato esercitato il diritto alla detrazione
Ai fini del requisito del possesso di beni strumentali di costo complessivo non superiore a 20.000 euro, richiesto per l’accesso al regime forfetario, non vanno considerati l’avviamento e le spese relative a più esercizi e il costo va assunto al netto dell’IVA, anche se non è stato esercitato il diritto alla detrazione

Ai fini del requisito del possesso di beni strumentali di costo complessivo non superiore a 20.000 euro, richiesto per l’accesso al regime forfetario, non vanno considerati l’avviamento e le spese relative a più esercizi e il costo va assunto al netto dell’IVA, anche se non è stato esercitato il diritto alla detrazione. Questi i chiarimenti forniti dall’Agenzia delle Entrate nel corso di un incontro con la stampa specializzata svoltosi il 22 gennaio 2015. Si tratta di chiarimenti analoghi a quelli già forniti in passato con riferimento al regime dei minimi.

Nell’art. 1, comma 54, lettera c), della legge di Stabilità 2015 (n. 190 del 2014) è stabilito che le persone fisiche esercenti attività d’impresa, arti e professioni applicano il regime forfetario se nell’anno precedente hanno rispettato una serie di requisiti, tra i quali figura quello del possesso di beni mobili strumentali il cui costo complessivo, al lordo degli ammortamenti, non è superiore a 20.000 euro. Tale limite va verificato al momento di chiusura dell’anno precedente a quello di primo accesso al regime e di ciascuno degli anni successivi in cui si fruisce dello stesso. Non vanno, quindi, considerati i beni ceduti o dismessi anteriormente al 31 dicembre.

Ai fini del calcolo del predetto limite:

  1. per i beni in locazione finanziaria rileva il costo sostenuto dal concedente;
  2. per i beni in locazione, noleggio e comodato rileva il valore normale dei medesimi determinato ai sensi dell’art. 9 TUIR;
  3. i beni utilizzati promiscuamente per l’esercizio dell’impresa, dell’arte o professione e per l’uso personale o familiare del contribuente concorrono nella misura del 50%. Tale previsione riguarda anche i beni strumentali a deducibilità limitata indicati negli articoli 164 e 102, comma 9, TUIR: a tal fine, non devono essere considerati i limiti di valore ai fini della deducibilità previsti dall’art. 164, comma 1, lettera b), TUIR;
  4. non rilevano i beni il cui costo unitario non è superiore a 516,46 euro;
  5. non rilevano i beni immobili, comunque acquisiti, ed utilizzati per l’esercizio dell’impresa, dell’arte o della professione.

Tra le condizioni previste nel comma 96 della legge n. 244/2007 per fruire del regime dei minimi figurava, invece, quella di non aver effettuato nel triennio solare precedente acquisti di beni strumentali mobili e immobili, anche mediante contratti di appalto e di locazione, pure finanziaria, per un ammontare complessivo superiore a 15.000 euro. A tal fine non assumevano, quindi, rilievo le eventuali cessioni di beni strumentali (circolare n. 7/E del 2008, punto 2.8., quesito f).

Ai fini del nuovo regime forfetario si fa, a differenza del precedente regime, riferimento allo stock dei beni alla chiusura dell’anno precedente, non rilevano gli immobili e vanno considerati anche i beni in comodato, di cui in passato non si teneva conto (circolare n. 7/E del 2008, punto 2.8., quesito g).

Sono variati anche alcuni dei criteri di determinazione del costo dei beni, in quanto ai fini del detto regime forfetario rilevano per i beni in leasing il costo sostenuto dal concedente e per quelli detenuti in locazione e in noleggio il valore normale. Nell’ambito del regime precedente si faceva, invece, sempre riferimento ai relativi canoni.

Nella legge di Stabilità 2015 non sono espressamente menzionati i beni immateriali e le spese relative a più esercizi ma si fa riferimento, analogamente a quanto avvenuto in occasione del regime dei minimi, ai “beni strumentali”.

Nel quesito proposto è stato chiesto se nel valore dei beni strumentali vanno ricompresi “i beni immateriali (avviamento, spese di impianto, etc.)” e l’Agenzia ha, al riguardo, ritenuto applicabile il chiarimento fornito, con riguardo a quest’ultimo regime, nella circolare n. 7/E del 2008 (punto 2.8., quesito h), nella quale era stato affermato che il riferimento contenuto nella norma alla “nozione di strumentalità dei beni” induceva a ritenere che non dovessero essere presi in considerazione “taluni costi riferibili ad attività immateriali, come quello sostenuto per l’avviamento o altri elementi immateriali comunque riferibili all’attività, che non si caratterizzano per il loro concreto utilizzo nell’ambito dell’attività d’impresa o di lavoro autonomo”. Nonostante nel quesito sia stato fatto riferimento anche ai beni immateriali, la risposta non sembra riguardare tali beni (che potrebbero rientrare nella locuzione normativa di “beni strumentali”) bensì l’avviamento e le spese relative a più esercizi, che non sono qualificabili quali “beni” utilizzabili nell’esercizio dell’attività.

Nel punto 2.8., quesito b), della stessa la circolare n. 7/E era stato precisato che per determinare il valore dei beni strumentali occorre fare riferimento ai corrispettivi relativi alle operazioni effettuate ai sensi dell’art. 6, D.P.R. n. 633 del 1972 (dando, di regola, rilievo al momento della consegna o spedizione per l’acquisto di beni mobili e al momento di stipula dell’atto per beni immobili), “al netto dell’eventuale IVA indetraibile”. Anche tale chiarimento è stato ritenuto applicabile ai contribuenti che si avvalgono del regime forfetario, essendo stato precisato che rileva il costo sostenuto al netto dell’IVA, anche se non è stato esercitato il diritto di detrazione.

In caso di pagamento di acconti si ritiene che gli stessi vadano considerati per la verifica del limite in esame, atteso che nell’art. 6 è espressamente previsto, tra i momenti di effettuazione delle operazioni, anche il pagamento parziale del corrispettivo (cfr., in tal senso la circolare n. 17/E del 2012).

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