Fisco

Regime dei minimi: omessa fatturazione e ravvedimento operoso

Regime dei minimi: omessa fatturazione e ravvedimento operoso
Le operazioni poste in essere dai contribuenti che hanno scelto il regime dei minimi rientrano nel campo di applicazione dell’Iva anche se non è consentito l’esercizio della rivalsa

Le operazioni poste in essere dai contribuenti che hanno scelto il regime dei minimi rientrano nel campo di applicazione dell’Iva anche se non è consentito l’esercizio della rivalsa di cui all’art. 18, D.P.R. n. 633/1972. Questa soluzione determina rilevanti conseguenze sull’irrogazione delle relative sanzioni nell’ipotesi di omessa fatturazione, ed anche sulle modalità di applicazione del ravvedimento operoso qualora il contribuente intenda fruire di tale opportunità.

Preliminarmente deve essere ricordato come i contribuenti che si sono avvalsi del regime sono tenuti alla certificazione dei corrispettivi. Conseguentemente, se il contribuente esercita un’attività di lavoro autonomo, è tenuto in ogni caso all’emissione della fattura ai sensi dell’art. 21 del decreto Iva. Ciò indipendentemente dall’eventuale richiesta di emissione del documento da parte del committente che ha fruito della prestazione professionale. La rilevanza di un’operazione ai fini Iva deve essere verificata in presenza dei tre presupposti: soggettivo, oggettivo e territoriale. Nel caso in esame non sussistono dubbi circa la presenza degli anzidetti presupposti. Gli esercenti arti e professioni hanno la soggettività passiva ai sensi dell’art. 5 del decreto Iva. Le prestazioni professionali rientrano nell’ambito del successivo art. 3 e, in linea di principio, le anzidette prestazioni sono rilevanti territorialmente. In ogni caso la sussistenza del requisito della territorialità dovrà essere verificata facendo riferimento agli articoli da 7-ter a 7-septies del decreto Iva. Le predette prestazioni continuano ad essere rilevanti ai fini Iva nonostante, come già ricordato, i contribuenti che si avvalgono del regime dei minimi non possono esercitare la rivalsa. In buona sostanza si tratta di operazioni imponibili senza addebito dell’imposta.
Diversamente, qualora non fosse possibile attribuire alle predette operazioni la qualifica di operazioni imponibili le stesse dovrebbero essere considerate fuori campo Iva, ma la soluzione non sarebbe corretta in presenza dei tre presupposti ai fini Iva. L’attribuzione della natura di operazioni imponibili incide, conseguentemente, sull’individuazione della sanzione correttamente applicabile qualora il contribuente ometta l’emissione della fattura.

In particolare l’art. 6, comma 2, D.Lgs. n. 471/1997 così dispone: “Chi viola obblighi inerenti alla documentazione e alla registrazione di operazioni non imponibili o esenti è punito con una sanzione amministrativa compresa tra il cinque ed il dieci per cento”.
Questa disposizione non può essere applicata in quanto le operazioni in rassegna non rientrano nella sfera di applicazione delle cessioni all’esportazione e delle operazioni assimilate (articoli 8, 8-bis e 9, del decreto Iva) e neppure nell’ambito delle operazioni esenti di cui al successivo art. 10. È dunque decisiva l’attribuzione della qualificazione di operazioni imponibili senza esercizio della rivalsa trovando in questo caso applicazione il comma 1 dell’art. 6. La disposizione citata così dispone: “Chi viola obblighi inerenti alla documentazione e alla registrazione di operazioni ovvero all’individuazione di prodotti determinati, ostacolando la verificazione del compimento di operazioni imponibili ai fini dell’imposta sul valore aggiunto, è punito con sanzione amministrativa compresa tra il dieci ed il quindici per cento dell’imponibile non documentato o non registrato”.

Ad esempio, se l’operazione non fatturata ammonta a 10.000 euro potrà essere irrogata una sanzione amministrativa di importo variabile tra 1.000 e 1.500 euro. Questo importo rappresenta anche la base per fruire del ravvedimento operoso. Infatti, il contribuente potrà regolarizzare la violazione commessa versando spontaneamente una sanzione ridotta pari a 1/8 del minimo. Nell’esempio il contribuente dovrà versare spontaneamente, prima che la violazione sia constatata, un importo pari a 125 euro. La violazione potrà essere regolarizzata entro il termine di presentazione della dichiarazione Iva relativa al periodo di imposta durante il quale è stata commessa. Il ravvedimento operoso non richiederà il versamento di alcuna somma a titolo di imposta in quanto i contribuenti che si avvalgono del predetto regime non sono mai in una posizione di debito non esercitando, da una parte, la rivalsa, né considerando in detrazione il tributo assolto sugli acquisti.

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