Fisco

Il redditometro “spia” i conti correnti dei contribuenti

Il redditometro
I 35mila accertamenti che scaturiranno dal nuovo redditometro colpiranno lo 0,1% dei 40 milioni di contribuenti che nel 2010 hanno presentato una dichiarazione dei redditi infedele per almeno il 20% tra reddito dichiarato e spese presunte

La campagna di controlli del nuovo redditometro alle porte non sarà “di massa”. I 35mila accertamenti che ne scaturiranno colpiranno lo 0,1% dei 40 milioni di contribuenti che nel 2010 hanno presentato una dichiarazione dei redditi (relativa all’anno d’imposta 2009) «spudoratamente» (per rifarsi a un’espressione usata dal direttore dell’Agenzia delle Entrate, Attilio Befera) incongruente con le spese tracciate e comunque note all’amministrazione finanziaria.

Ma proprio perchè, in questa prima tornata di verifiche, si mira a colpire i casi più eclatanti di (presunta) evasione, e lo si farà attraverso liste selettive formulate sulla base delle informazioni censite nell’anagrafe tributaria, per i destinatari dei questionari potrebbe non essere così facile difendersi nell’operazione che le Entrate gestiranno nei prossimi mesi.
Ecco perchè per chi dovesse finire nell’elenco dei “sospetti” sarà fondamentale non sbagliare le mosse ed essere nelle condizioni di spiegare le ragioni dello scostamento. In particolare, attraverso la documentazione bancaria e i conti correnti.

Le richieste di chiarimenti del fisco, quest’anno, dovrebbero riguardare situazioni che presentano una percentuale di discrepanza fra spese e reddito ben superiore al 20% (la normale soglia di tolleranza fissata dal Dl n. 78/2010 per il nuovo redditometro) e comunque oltre i 12mila euro annui.
Nel questionario che gli uffici invieranno, si dovrebbe chiarire anzitutto, che gli uffici hanno ricostruito il reddito complessivo delle persone fisiche prevalentemente in base a spese certe, di importo oggettivamente riscontrabile, e a spese collegate al possesso di beni noti, tenendo conto anche della composizione del nucleo familiare e del luogo di residenza (alla luce del decreto del Ministero dell’Economia del 24 dicembre 2012). Queste spese, presenti appunto nell’anagrafe tributaria, risultano apparentemente non compatibili con il reddito dichiarato. Per questo il contribuente verrà invitato a presentarsi entro 15 giorni presso l’ufficio e a collaborare per chiarire la situazione ed evitare ulteriori fasi del controllo.
Durante l’incontro, il destinatario dell’avviso potrà documentare l’esistenza di redditi che non era obbligato a dichiarare (come, per esempio, i redditi esenti o soggetti a ritenuta secca, dai Bot ai Cct ovvero i redditi agricoli) ovvero dimostrare che le spese sostenute per investimenti sono state finanziate con fonti diverse dal reddito (disinvestimenti e risparmi accumulati negli anni precedenti).
In sostanza, sarà spedito un prospetto, che in una prima parte riepiloga le spese certe presenti in anagrafe tributaria e le spese basate su dati certi (come il possesso di abitazione ovvero di mezzi di trasporto).
Spese per le quali il contribuente potrà integrare o modificare gli importi indicati dall’Agenzia. In una sezione successiva, invece, il contribuente dovrebbe poter indicare i saldi iniziali e finali dei suoi conti correnti bancari e postali nonché dei conti titoli, relativi all’anno 2009, utilizzando le risultanze degli estratti conto. Queste ultime indicazioni saranno cruciali. Se, infatti, si forniranno chiarimenti esaustivi, l’attività di controllo si chiuderà in questa fase. Altrimenti, il contraddittorio proseguirà per dar luogo a un accertamento con adesione e l’amministrazione chiederà conto anche delle spese “correnti” (alimentari, abbigliamento) quantificate sulla base dei dati Istat. E nel caso decidesse di proseguire o ritenesse le informazioni rese spontaneamente insufficienti potrebbe dar luogo a vere e proprie indagini finanziarie. Dai controlli sull’anno d’imposta 2011, invece, il fisco potrà conoscere direttamente tutti gli asset finanziari dei singoli contribuenti (saldi e movimentazioni inclusi), grazie all’anagrafe dei conti che banche, fiduciarie, Sim, Sgr e gli altri intermediari dovranno alimentare dal prossimo 31 ottobre.
Sul nuovo redditometro e in vista della stagione di verifiche tornano le polemiche politiche. Ieri, il leader del Movimento Cinque Stelle, Beppe Grillo, ne ha chiesto l’abolizione (insieme a Equitalia).

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