Fisco

Redditometro, scudo fiscale in difesa del contribuente

Redditometro, scudo fiscale in difesa del contribuente
Il contribuente che sarà sottoposto ad accertamento con il nuovo redditometro potrebbe fondare la propria difesa anche producendo all’ufficio copia dello scudo fiscale

Il contribuente che sarà sottoposto ad accertamento con il nuovo redditometro potrebbe fondare la propria difesa anche producendo all’ufficio copia dello scudo fiscale.

L’emersione. La casistica più frequente riguarda manifestazioni di spese elevate rispetto al reddito disponibile e questa apparente divergenza potrebbe essere giustificata sia dall’emersione di capitali detenuti all’estero sia dall’utilizzo del conto scudato da parte del contribuente.
Tuttavia, la circostanza non pare così pacifica data la diversa interpretazione che l’Agenzia delle Entrate ha adottato della norma.
L’articolo 13-bis del decreto legge n. 78/2009 prevede per i contribuenti che si sono avvalsi del rimpatrio o della regolarizzazione di attività finanziarie e disponibilità estere detenute irregolarmente, di beneficiare della preclusione da ogni accertamento tributario e contributivo per i periodi d’imposta per i quali non è ancora decorso il termine per l’azione di accertamento alla data di entrata in vigore del decreto, limitatamente agli imponibili rappresentati dalle somme o dalle altre attività costituite all’estero e oggetto di rimpatrio.

La circolare delle Entrate. Per l’Agenzia delle Entrate (circolare n. 43/E del 2009) la preclusione opera automaticamente, sempreché si tratti di accertamenti relativi a “imponibili” che siano riferibili alle attività oggetto di emersione. A questo scopo, il documento di prassi citato precisa che non vi è necessità di prova specifica da parte del contribuente, in tutti i casi in cui sia possibile, anche astrattamente, ricondurre gli imponibili accertati alle somme o alle attività costituite all’estero oggetto di rimpatrio.
È così richiesto una sorta di “collegamento” anche astratto tra la somma scudata e la manifestazione di capacità di spesa, in assenza del quale gli uffici ritengono non sanabili con lo scudo le violazioni contestate.
Tuttavia, questa prova – prevista dalla circolare e pretesa dagli uffici – non è contemplata dalla legge.
Sempre nella circolare n. 43/E/2009, tra l’altro, l’Agenzia delle Entrate introduce un’ulteriore vincolo a carico del contribuente.
È infatti previsto che chi intende opporre agli organi competenti gli effetti preclusivi ed estintivi delle operazioni di emersione deve farlo in sede di inizio di accessi, ispezioni e verifiche ovvero entro i 30 giorni successivi a quello in cui l’interessato ha formale conoscenza di un avviso di accertamento o di rettifica, compresi gli inviti, i questionari e le richieste.

La giurisprudenza. La giurisprudenza di merito sino a ora intervenuta, tuttavia pare dar valore alla norma e non all’interpretazione dell’amministrazione.
Per quanto riguarda il termine previsto di 30 giorni entro i quali va opposto lo scudo, si è pronunciata la Ctp di Milano con la sentenza n. 261/47/12, chiarendo che il termine non è contemplato da alcuna norma di legge. Ne consegue che sarà a discrezione del contribuente decidere quando produrlo.

La difesa. In considerazione delle nuove regole previste per gli accertamenti da redditometro, è consigliabile tentare la difesa in tal senso, prima dell’emissione dell’accertamento al fine di poter beneficiare delle sanzioni ridotte per le eventuali differenze di maggior imponibili rimaste pendenti.
Per quanto riguarda, invece, l’inefficacia della presunzione, varie pronunce (Ctr Friuli, Ctp Rimini, Ctp Milano, Ctp Pordenone) hanno rilevato che lo scudo fiscale sana tutti i maggiori imponibili contestati dall’amministrazione a prescindere dal tipo di accertamento praticato dall’ufficio, con la conseguenza che anche le violazioni da redditometro non possono essere contestate al contribuente che ha aderito al rimpatrio o alla regolarizzazione delle disponibilità estere.
Il problema che si potrebbe porre è quando lo scudo è riferito a periodi d’imposta diversi rispetto a quelli accertati. In questa ipotesi potrebbe essere un’efficace difesa dimostrare l’utilizzo del denaro accantonato nei conti scudati. Gli uffici, in presenza di un saldo da conto scudato che diminuisce negli anni avrebbero certamente prova concreta che il contribuente ha utilizzato il denaro già “sanato” con la regolarizzazione.

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