Fisco

Redditometro: l’acquisto dell’abitazione fa scattare la presunzione

Quali effetti può produrre l’acquisto di un immobile in relazione alla determinazione sintetica del reddito presunto, da cui partire per eventuali accertamenti?

Spese per investimenti

L’accertamento sintetico si distingue in due tipologie di natura complementare:

  • l’accertamento sintetico basato sugli acquisti di qualsiasi genere compiuti dal contribuente in un certo periodo d’imposta (art. 38, comma 4);
  • il vero e proprio “redditometro” (art. 38, comma 5), il quale, alle spese effettive sostenute dal contribuente affianca, con pari efficacia, la presunzione basata sul contenuto induttivo di elementi indicativi di capacità, individuati con apposito decreto ministeriale (D.M. 24 dicembre 2012).
Redditometro: l’acquisto dell’abitazione fa scattare la presunzione
Quali effetti può produrre l’acquisto di un immobile in relazione alla determinazione sintetica del reddito presunto?

L’Agenzia delle Entrate ha precisato che le spese per incrementi patrimoniali assumono rilevanza ai fini dell’eventuale accertamento sintetico di cui al comma 4, poiché tra le spese “di qualsiasi genere sostenute nel periodo d’imposta” rientrano anche quelle per incrementi patrimoniali (circolare n. 28/E del 21 giugno 2011, risposta 8.1.). Tali spese, peraltro, rilevano anche ai fini del redditometro (comma 5), relativamente ai quali l’incremento patrimoniale costituisce il relativo contenuto induttivo. In particolare, la circolare n. 24/E/2013 (par. 3.6.7.) precisa che la misura relativa agli incrementi patrimoniali del contribuente imputabile al periodo d’imposta è determinata, come previsto dalla Tabella A allegata al citato decreto ministeriale, in base alla seguente operazione: Ammontare degli investimenti effettuati nell’anno meno Ammontare dei disinvestimenti effettuati nell’anno e di quelli netti dei 4 anni precedenti all’acquisto dei beni, come da risultanze dell’Anagrafe Tributaria. In sede di contraddittorio il contribuente potrà fornire la prova relativa:

  • alla formazione della provvista, che potrebbe anche essersi realizzata nel corso di un periodo diverso rispetto ai 4 anni indicati nel decreto;
  • all’utilizzo della provvista per l’effettuazione dello specifico investimento.

Calcolo dello scostamento
L’art. 38, comma 6, stabilisce che la determinazione sintetica del reddito complessivo “è ammessa a condizione che il reddito complessivo accertabile ecceda di almeno un quinto quello dichiarato”. L’Agenzia delle Entrate ha chiarito che lo scostamento del 20% deve essere commisurato al reddito dichiarato (circolare n. 24/E/2013, par. 3.5.): “pertanto, se il reddito dichiarato è pari a 100 si può procedere all’accertamento qualora il reddito accertabile sia pari almeno a 121 (100+20% = 120)”.

Contraddittorio
Il contribuente deve essere invitato a comparire di persona o per mezzo di rappresentanti per fornire dati e notizie rilevanti ai fini dell’accertamento. In tale sede, l’interessato potrà fornire tutte le giustificazioni del caso nonché produrre i documenti che possano superare le risultanze emergenti dai dati e dalle notizie acquisite dall’Ufficio (spese sostenute, beni e servizi nella disponibilità del contribuente) ovvero dimostrare che la determinazione del reddito (con il metodo sintetico) è errata o eccessiva. In particolare che il contribuente può fornire la prova che le spese sostenute nel periodo d’imposta sono state finanziate con:

  1. redditi diversi da quelli posseduti nello stesso periodo d’imposta (ad esempio, risparmi pregressi, esibendo estratti conti bancari);
  2. redditi esenti (ad esempio, redditi derivanti da attività agricole, che concorrono alla formazione del reddito complessivo in modo forfetario);
  3. redditi soggetti a ritenuta alla fonte a titolo di imposta;
  4. redditi legalmente esclusi dalla formazione della base imponibile;
  5. risorse provenienti da soggetti terzi (ad esempio, genitori).

Inoltre, come già detto, il contribuente può dedurre – oltre ai disinvestimenti effettuati nell’anno – anche quelli “netti” avvenuti nei 4 anni precedenti all’acquisto dei beni, come da risultanze dell’Anagrafe Tributaria (ad esempio, se nel 2009 il contribuente avesse disinvestito fondi per 50.000 euro ed acquistato un box per 35.000 euro, potrebbe dedurre, dal reddito accertabile, la differenza di 15.000 euro, quale disinvestimento netto effettuato nei quattro anni precedenti all’acquisto dei beni). Nel caso di spesa per investimenti sostenute in un dato anno, come nella fattispecie in esame, il contribuente potrà fornire la prova “della formazione della provvista e dell’utilizzo della stessa per l’effettuazione dello specifico investimento” (così la circolare n. 24/E cit., par. 2.3).
Ad esempio, il soggetto passivo, nel caso qui in considerazione, potrebbe esibire l’estratto del proprio conto corrente da cui risulta un saldo positivo al 31 dicembre 2009 e la prova che una parte della provvista utilizzata per l’acquisto dell’immobile proviene da tale conto.

Precisazione della Corte di Cassazione

In relazione alla normativa previgente (art. 38, comma 6, D.P.R. n. 600/1973) – che, come quella oggi in vigore, prevedeva la facoltà, per il contribuente, di dimostrare “che il maggior reddito determinato o determinabile sinteticamente è costituito in tutto o in parte da redditi esenti o da redditi soggetti a ritenuta alla fonte a titolo d’imposta” – la Corte di Cassazione ha chiarito con una recentissima pronuncia (n. 6396 del 19 marzo 2014) che la norma “non impone affatto la dimostrazione dettagliata dell’impiego delle somme per la produzione degli acquisti o per le spese di incremento, semmai richiedendo al contribuente di vincere la presunzione – semplice o legale che sia – che il reddito dichiarato non sia stato sufficiente per realizzare gli acquisti e gli incrementi. Il che, a ben considerare, significa che nessun’altra prova deve dare la parte contribuente circa l’effettiva destinazione del reddito esente o sottoposto a tassazione separata agli incrementi patrimoniali se non la dimostrazione dell’esistenza di tali redditi”. La pronuncia, che mantiene senza dubbio validità anche con riguardo alla attuale normativa, si riferisce ai redditi (esenti o soggetti a tassazione separata) dell’anno eventualmente posseduti dal contribuente; invece, si ritiene che nell’ipotesi in cui il soggetto affermi che determinati investimenti siano stati effettuati con risorse diverse dai redditi posseduti nello stesso periodo d’imposta (ad esempio, risparmi pregressi) o con economie terze, dovrebbe fornire anche la dimostrazione dell’impiego di tali risorse per effettuare l’investimento.

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