Fisco

Redditometro: il nuovo procedimento di accertamento

La circolare n. 6/E/2014 dell’Agenzia delle Entrate ha recepito le indicazioni espresse dal Garante della privacy con il parere del 21 novembre 2013: è quindi partita la campagna di controlli basati sul nuovo redditometro. L’Agenzia delle Entrate ha inviato le prime lettere con l’invito a verificare la compatibilità di alcune voci di spesa con l’ammontare del proprio reddito dichiarato per l’anno 2011. Insieme alla missiva viene allegato un prospetto con tutte le spese note all’Agenzia a partire dal quale il contribuente potrà verificare l’eventuale incompatibilità.

Doppio obbligo di invito

L’art. 38, comma 7, D.P.R. n. 600/1973 prevede che “l’ufficio che procede alla determinazione sintetica del reddito complessivo ha l’obbligo di invitare il contribuente a comparire di persona o per mezzo di rappresentanti per fornire dati e notizie rilevanti ai fini dell’accertamento e, successivamente, di avviare il procedimento di accertamento con adesione (…)”.La norma, quindi, prevede un duplice adempimento in capo all’Ufficio.

Redditometro: il nuovo procedimento di accertamento

Il contraddittorio
In primo luogo, il contribuente deve essere invitato a comparire di persona o per mezzo di rappresentanti per fornire dati e notizie rilevanti ai fini dell’accertamento. Durante il confronto con l’ufficio, il contribuente deve essere informato delle modalità di svolgimento del procedimento accertativo nel rispetto delle disposizioni contenute nello Statuto del contribuente (così il parere del Garante della privacy). In tale sede istruttoria il contribuente potrà fornire tutte le giustificazioni del caso nonché produrre i documenti che possano superare le risultanze emergenti dai dati e dalle notizie acquisite dall’Ufficio(spese sostenute, beni e servizi nella disponibilità del contribuente) ovvero dimostrare che la determinazione del reddito (con il metodo sintetico) è errata o eccessiva. Si ricorda, a tal riguardo, che al contribuente non possono, “in ogni caso”, essere richiesti documenti ed informazioni già in possesso dell’amministrazione finanziaria o di altre amministrazioni pubbliche indicate dal contribuente (art. 6 dello Statuto) né i contribuenti devono fornire informazioni che siano già in possesso del Fisco e degli enti previdenziali ovvero che da questi possono essere direttamente acquisite da altre Amministrazioni(art. 7, comma 1, lettera f, D.L. n. 70/2011). In sede di contraddittorio il contribuente può fornire la prova che le spese sostenute nel periodo d’imposta sono state finanziate con:

  • redditi diversi da quelli posseduti nello stesso periodo d’imposta;
  • redditi esenti;
  • redditi soggetti a ritenuta alla fonte a titolo di imposta;
  • redditi legalmente esclusi dalla formazione della base imponibile.

Il contribuente, inoltre, può fornire elementi per la rettifica dei dati e per l’integrazione delle informazioni presenti nell’Anagrafe Tributaria o dimostrare con prove dirette che le “spese certe” attribuite hanno un diverso ammontare o che sono state sostenute da soggetti terzi. In sede di contraddittorio il contribuente, quindi, potrà, ad esempio:

  • dimostrare, per le “spese certe”, l’errata imputazione della spesa o l’inesattezza delle informazioni in possesso dell’Amministrazione; a tal fine, è richiesto che la prova contraria sia fornita “con prove certe e dirette basate su idonea documentazione” (così la circolare n. 24/E del 31 luglio 2013, par. 2.3);
  • che un determinato bene, a cui sono direttamente riconducibili le spese di mantenimento (“spese per elementi certi”) che concorrono alla determinazione di un maggior reddito, non è nella sua concreta disponibilità;
  • la sussistenza di situazioni e circostanze particolari (ad esempio, che il mezzo di trasporto è stato oggetto di provvedimento di sequestro, in relazione alle spese di carburante, l’inagibilità dell’immobile in relazione alle spese di condominio, acqua ed energia, etc.);
  • che le spese per investimenti sostenute nell’anno sono state finanziate con risorse già in suo possesso (ad esempio, esibendo estratti conto bancari) o da soggetti terzi (coniuge, genitori).

Ribadendo quanto già aveva affermato l’Agenzia nella circolare n. 24/E, la circolare n. 6/E/2014 precisa che “se il contribuente fornisce chiarimenti esaustivi in ordine alle “spese certe”, alle “spese per elementi certi”, agli investimenti e alla quota di risparmio dell’anno, l’attività di controllo basata sulla ricostruzione sintetica del reddito si esaurisce nella prima fase del contraddittorio”. Il contraddittorio potrebbe condurre anche alla necessità di ulteriori accertamenti istruttori, come ad esempio il ricorso alle indagini finanziarie o alla richiesta di dati e notizie a soggetti terzi, ad esempio per verificare se un determinato provento sia riconducibile all’esercizio di attività d’impresa o di lavoro autonomo. Per ogni incontro deve essere redatto un verbale in cui è riportata sinteticamente la documentazione prodotta dal contribuente e le motivazioni addotte.

L’accertamento con adesione

L’Ufficio deve sempre attivare l’accertamento con adesione. Tale strumento, come noto, attribuisce agli Uffici finanziari un più ampio margine di azione e di proposta per definire, in via amministrativa ed in contraddittorio con il contribuente, le pretese tributarie e consiste, nella sostanza, in un “accordo” tra contribuente e ufficio che può essere raggiunto anche prima dell’emissione di un avviso di accertamento (su iniziativa del contribuente o dell’Ufficio). Come ha precisato la circolare n. 24/E dell’Agenzia delle Entrate, dopo l’invito al contraddittorio e l’eventuale svolgimento di tale fase, “il contribuente riceverà un nuovo invito al contraddittorio con la quantificazione del maggior reddito accertabile e delle maggiori imposte e la proposta di adesione ai contenuti dell’invito”. L’art. 5, comma 1, D.Lgs. n. 218/1997, stabilisce che nell’invito in argomento devono essere indicati:

  • i periodi di imposta suscettibili di accertamento;
  • il giorno e il luogo della comparizione per definire l’accertamento con adesione. L’invito, inoltre, deve contenere altre informazioni al solo scopo di consentire, nei casi previsti dalla legge, la definizione dell’invito al contraddittorio mediante il pagamento integrale delle somme dovute, comprensive delle sanzioni ridotte ad 1/6 del minimo (nel caso di definizione dell’invito al contraddittorio, infatti, la riduzione delle sanzioni previste per il caso di adesione all’accertamento si applica in misura doppia);
  • le maggiori imposte, ritenute, contributi, sanzioni ed interessi dovuti in caso di definizione agevolata dell’invito;
  • i motivi che hanno dato luogo alla determinazione delle maggiori imposte, ritenute e contributi.

Pertanto, l’ufficio dovrà fare riferimento a quanto emerso nel corso dell’istruttoria svolta, con particolare riguardo ai contenuti dei verbali degli incontri precedenti e agli elementi ed alle argomentazioni del contribuente, nonché alle osservazioni dell’ufficio stesso. La consolidata giurisprudenza della Corte di Cassazione ritiene che “la procedura di accertamento standardizzato mediante l’applicazione dei parametri o degli studi di settore (…) nasce procedimentalmente in esito al contraddittorio da attivare obbligatoriamente, pena la nullità dell’accertamento (con il contribuente che può tuttavia, restare inerte assumendo le conseguenze sul piano della valutazione, di questo suo atteggiamento) (…), esito che, essendo alla fine di un percorso di adeguamento della elaborazione statistica degli standard alla concreta realtà economica del contribuente, deve far parte (e condiziona la congruità) della motivazione dell’accertamento, nella quale vanno esposte le ragioni per le quali i rilievi del destinatario dell’attività accertativa siano state disattese” (Cass., SS.UU., 18 dicembre 2009, n. 26638). Deve, quindi, ritenersi che il mancato invito rivolto al contribuente nei casi in cui questo sia configurato dalla legge come obbligatorio – come nell’ipotesi in esame – implichi la nullità del successivo avviso di accertamento notificato.

Agenzia delle Entrate – Circolare N. 6/E/2014

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