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Redditometro: è possibile fornire nuovi elementi in fase di adesione

Redditometro: è possibile fornire nuovi elementi in fase di adesione
In sede di contraddittorio finalizzato ad attivare la procedura dell’accertamento con adesione in materia di redditometro, il contribuente può presentare elementi giustificativi che non ha fornito nella prima fase di confronto

In sede di contraddittorio finalizzato ad attivare la procedura dell’accertamento con adesione in materia di redditometro, il contribuente può presentare elementi giustificativi che non ha fornito nella prima fase di confronto.

Il chiarimento è stato fornito dall’Agenzia delle Entrate in un incontro con la stampa specializzata.

Nell’ambito della nuova disciplina dell’accertamento sintetico è stato introdotto, nel nuovo comma 7 dell’art. 38, D.P.R. n. 600/1973, l’obbligo “di invitare il contribuente a comparire di persona o per mezzo di rappresentanti per fornire dati e notizie rilevanti ai fini dell’accertamento” e, successivamente, di avviare il procedimento di accertamento con adesione ai sensi dell’art. 5, D.Lgs. n. 218/1997.

In precedenza la Corte di Cassazione aveva, invece, affermato, nella sentenza n. 7485 del 27 marzo 2010, che, ai fini della legittimità dell’accertamento in esame, non era necessario che l’ufficio delle Entrate convocasse il contribuente prima della notifica del relativo avviso, in quanto la preventiva instaurazione del contraddittorio non era espressamente richiesta, a pena di nullità dell’atto, dall’art. 38, D.P.R. n. 600/1973. La mancanza del preventivo contraddittorio con il contribuente non avrebbe, quindi, potuto costituire causa di nullità dell’accertamento sintetico.

La prima fase di contraddittorio viene instaurata a seguito dell’invito obbligatorio al contribuente a presentarsi in ufficio, di persona o per mezzo di un suo rappresentante, per fornire dati e notizie ai fini dell’accertamento, indicando gli elementi e le circostanze rilevanti. L’Agenzia delle Entrate ha affermato che tale invito è riconducibile a quello previsto nell’art. 32, comma 1, n. 2), dello stesso D.P.R. n. 600/1973, che disciplina gli ordinari poteri istruttori dell’ufficio.

In tale sede il contribuente può dimostrare:

  • l’errata imputazione della spesa ritenuta “certa” o l’inesattezza delle informazioni in possesso dell’ufficio, mediante l’esibizione di prove certe e dirette basate su idonea documentazione;
  • la mancata disponibilità del bene al quale sono riconducibili le spese di mantenimento, in base a “fatti, situazioni e circostanze, supportate anche indirettamente da documentazione;
  • la formazione della provvista e dell’utilizzo della stessa per effettuare gli specifici investimenti sostenuti nell’anno;
  • la quota di risparmio effettivamente formatasi nell’anno.

Se le prove fornite dal contribuente risultano idonee a dimostrare la irrilevanza degli elementi in possesso dell’ufficio, l’attività di controllo si esaurisce in questa prima fase.

Si apre, successivamente, la seconda fase del contraddittorio, derivante dall’obbligo per l’ufficio di attivare la procedura dell’accertamento con adesione, di cui all’art. 5, D.Lgs. n. 218/1997.

L’ufficio deve, a tal fine, notificare un nuovo invito al contraddittorio, quantificando il reddito accertabile e le maggiori imposte dovute, indicando i motivi con riferimento a quanto emerso nella precedente istruttoria (menzionando i contenuti dei verbali, gli elementi e le argomentazioni del contribuente e le osservazioni dello stesso ufficio) e formulando la proposta di adesione al contenuto dell’invito.

È sorta, al riguardo, la questione concernente gli effetti della mancata partecipazione del contribuente al primo incontro o della mancata risposta, in tale sede, alle richieste formulate dall’ufficio. Anche il Garante della privacy, nel parere del 21 novembre 2013, n. 2765110, ha invitato l’Agenzia delle Entrate a specificare con maggiore chiarezza quali possano essere gli effetti, nei riguardi del contribuente, della detta mancata (o parziale) risposta.

L’Agenzia delle Entrate ha adesso precisato, nell’incontro in discorso, che non si può escludere che nella seconda fase di contraddittorio il contribuente possa presentare nuovi elementi giustificativi non forniti nella prima. Di conseguenza, non trova applicazione, con riferimento a quest’ultima fase, la norma dell’art. 32, comma 4, D.P.R. n. 600/1973, in base alla quale le notizie e i dati non addotti e gli atti, i documenti e i libri e registri non esibiti o trasmessi in risposta agli inviti degli uffici non possono essere presi in considerazione a favore del contribuente ai fini dell’accertamento “in sede amministrativa” nonchè contenziosa. Di tale conseguenza l’ufficio dovrebbe, peraltro, informare il contribuente contestualmente alla richiesta.

È stato, evidentemente, ritenuto che, nonostante il contraddittorio in esame si articoli, come evidenziato, in due distinte fasi, lo stesso resti sostanzialmente “unitario” e che, di conseguenza, la preclusione di cui all’art. 2, comma 4 operi soltanto se le notizie, i dati e gli atti e documenti non vengano forniti neanche nel corso della procedura di accertamento con adesione. Si ricorda, peraltro, che secondo il consolidato orientamento della Corte di Cassazione, l’effetto preclusivo si verifica soltanto in caso di richieste specifiche e non generiche.

La mancata comparizione del contribuente debitamente invitato dall’ufficio può essere, naturalmente, liberamente apprezzata quale argomento di prova dal giudice ai sensi dell’art. 116 c.p.c.. La mancata risposta all’invito dovrebbe costituire motivo idoneo a giustificare la compensazione delle spese del giudizio in caso di soccombenza dell’Agenzia, come affermato da quest’ultima nella circolare n. 19/E del 2010, con riguardo all’obbligo di contraddittorio in relazione agli accertamenti basati sugli studi di settore.

Si ricorda, infine, che è stata eliminata la disposizione, precedentemente contenuta nell’art. 38, comma 8, secondo la quale l’accertamento sintetico era effettuabile anche quando il contribuente non ha ottemperato agli inviti disposti dagli uffici ai sensi dall’art. 32, comma 1, numeri 2), 3) e 4), dello stesso D.P.R. n. 600/73.

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