Fisco

Redditometro diviso in famiglia

Nel caso di un nucleo composto da più soggetti, il redditometro resta una forma di accertamento che interessa i singoli individui
Nel caso di un nucleo composto da più soggetti, il redditometro resta una forma di accertamento che interessa i singoli individui

Il redditometro presenta una serie di correttivi familiari. Questo è un passaggio obbligato perché nel caso di un nucleo composto da più soggetti, il redditometro resta una forma di accertamento che interessa i singoli individui. Diversamente dal Redditest che proponeva una ricostruzione complessiva dell’intero nucleo familiare. Al riguardo, ci sono due questioni da approfondire: la prima riguarda le modalità di imputazione della quota di spesa media Istat a ciascun componente del nucleo, mentre la seconda è relativa alle modalità di imputazione dei redditi.
Le spese
Per il primo aspetto va detto che il parametro fornito dall’Istat è un dato medio di spesa dell’intero nucleo familiare, diversamente composto secondo uno dei 55 modelli che possono derivare dalla combinazione tra numerosità e zona geografica di abitazione.
Proviamo a immaginare il caso di una coppia con due figli, con un solo soggetto che lavora. Nel nucleo monoreddito, l’intera spesa determinata sulla base del dato medio viene imputata al soggetto che produce l’imponibile, sia perché lo prevede esplicitamente la norma in relazione ai familiari fiscalmente a carico, sia perché la conclusione trova perfetta copertura dal punto di vista logico, essendo naturale che con l’unico introito del nucleo familiare si provveda al sostenimento delle spese di tutti i componenti. Nessuna quota di spesa media può essere imputata, in sede di una (improbabile) ricostruzione sintetica, ai familiari privi di reddito e fiscalmente a carico di altri soggetti.
A conclusioni differenti si giunge ipotizzando l’esistenza di due soggetti produttori di reddito. In questo caso vi sono due posizioni fiscalmente accertabili su base redditometrica, con due contribuenti distinti; poiché è ragionevole credere che la spesa media Istat sia stata sostenuta grazie al concorso dei redditi dei due genitori, lo stesso decreto richiede, dopo aver determinato la quota totale di spesa media annua, di suddividere il totale determinato in capo ai due soggetti, sulla base del rapporto esistente tra il reddito complessivo attribuibile al contribuente e il totale dei redditi complessivi attribuibili ai componenti del nucleo familiare. Se nel nucleo familiare nessuno produce redditi, l’imputazione pro quota verrà effettuata sulla base del rapporto esistente tra le spese sostenute dal contribuente e quelle sostenute dai componenti dell’interno nucleo familiare, così come risultano dall’anagrafe tributaria. Pertanto, la misura che si ottiene dall’applicazione dei parametri è un dato riferibile all’intera famiglia che va riattribuito pro quota a ciascun soggetto che produce redditi.
Gli altri casi
Che fare quando vi siano soggetti che producono redditi nella famiglia, ma non utilizzano le somme per il concorso alle spese generali, specie nelle ipotesi in cui il reddito degli altri componenti sia assolutamente capiente? E inoltre, che succede se i soggetti che non concorrono alle spese generali sostengono spese censite dal sistema che assorbono l’intero reddito prodotto e, dunque, nemmeno potrebbero assorbire le spese ordinarie? A questi interrogativi sembra doversi rispondere applicando un criterio di logica, riscontrando che, probabilmente, ciò che appare importante è che il reddito complessivo della famiglia riesca a coprire la totalità delle spese, anche se differentemente ripartite. È infatti credibile l’idea per cui i genitori, ad esempio, abbiano provveduto al mantenimento generale, mentre i figli abbiano usato i propri redditi per acquistare un’auto o per incrementare la propria quota di risparmio.
L’attuazione pratica
Una famiglia milanese composta da padre, madre e due figli, secondo la ricostruzione media dei consumi realizzata dall’Istat per l’anno 2011, non può dichiarare meno di 34.131,93 euro considerando che il reddito ricostruito dal fisco è pari a 40.958,32 euro. L’esempio tiene conto dei consumi che sono stati valorizzati secondo la media Istat (ad esempio 7.715 euro per alimentari e bevande, 2.578 per abbigliamento e calzature, 7.200 per l’affitto, 1.230 per medicinali e visite mediche, 1.705 per alberghi e viaggi) aggiungendo una voce per gli investimenti che vale 10mila euro. Sotto due possibili casi di ripartizione del reddito sopraindicato:
– 40.958 IL REDDITO RICOSTRUITO DAL fisco
– 34.131 IL REDDITO MINIMO DA DICHIARARE

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