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Redditometro: così l’Agenzia delle Entrate controllerà i redditi dei contribuenti

Redditometro: così l'Agenzia delle Entrate controllerà i redditi dei contribuenti
Per scovare gli evasori, il fisco italiano confronterà redditi e spese dei contribuenti, senza dover sottostare alle leggi sulla privacy. Ma è sempre possibile per i cittadini difendersi dagli abusi

Un avviso a tutti i contribuenti. E’ quello che l’Agenzia delle Entrate, rispondendo a una richiesta del Garante della Privacy, inserirà nelle prossime dichiarazioni dei redditi (cioè nei modelli Unico e 730). In pratica, ai cittadini verrà comunicato che le informazioni da loro rilasciate al fisco potranno essere utilizzate anche per i controlli del famigerato Redditometro. Si tratta, per chi non lo conoscesse ancora, di un sistema di verifiche con cui l’amministrazione finanziaria cerca di scovare gli evasori partendo dall’analisi delle loro spese, soprattutto di quelle sostenute per alcuni tipi di beni come le case, le auto, le vacanze o gli oggetti di lusso. Ecco, in sintesi, in cosa consistono questi controlli, il cui funzionamento verrà spiegato a grandi linee nella prossima informativa allegata alla dichiarazione fiscale.

Spese ai raggi X. L’Agenzia delle Entrate potrà passare sotto la lente le spese effettuate dai contribuenti nel corso dell’anno, mettendole a confronto con i redditi dichiarati nel modello Unico o nel 730. Se il tenore di vita di un cittadino non è compatibile con i compensi percepiti, allora scatteranno i controlli.

La soglia del 20%. In particolare, le verifiche si concentreranno su quei contribuenti le cui spese complessive superano di almeno il 20% il reddito imponibile dichiarato ogni anno (dal 2009 in poi). Nel calcolo di queste differenze, verrà tenuto conto della composizione dell’intero nucleo familiare del cittadino (cioè dell’eventuale reddito del coniuge e del numero di figli a carico).

Come difendersi in caso di controlli. Se il contribuente viene convocato dall’Agenzia delle Entrate per giustificare anomalie rilevate dal Redditometro, potrà indicare qualsiasi elemento utile alla propria difesa. A volte, per esempio, lo scostamento tra le spese effettivamente sostenute e i compensi dichiarati può essere dovuto a motivi particolari come la sottoscrizione di un prestito, la disponibilità di entrate straordinarie derivanti da un investimento e l’eventuale presenza nella famiglia di altri redditi, percepiti dai figli.

L’affitto figurativo. Se un cittadino finito nel mirino del Redditometro non ha una casa di proprietà, nel calcolo delle sue spese viene incluso anche il cosiddetto fitto figurativo, cioè il canone di locazione che risulta dai dati dell’Osservatorio del Mercato Immobiliare (per un appartamento che ha le stesse caratteristiche di quelle in cui abita il contribuente). Raccogliendo le indicazioni del Garante della Privacy, l’Agenzia delle Entrate ha specificato che il calcolo del fitto figurativo scatta soltanto per chi non fornisce risposte esaurienti al fisco, dopo aver subito un controllo dovuto al Redditometro.

Nessun riferimento alle spese medie Istat. Nell’informativa non c’è alcun riferimento alle spese medie Istat, che sembrano così uscire dalla partita del Redditometro anche se resta da verificare come verrà fatta coesistere la loro “scomparsa” con il fatto che il decreto attuativo comunque le aveva previste. Così come resta da sciogliere il nodo delle spese per elementi certi. Queste voci, infatti, pur essendo riferibili a beni per i quali è provata la disponibilità del contribuente, sono in diversi casi determinate con gli stessi criteri delle spese Istat e quindi potrebbero anche presentare criticità molto simili.

I controlli del fisco e la legge sulla privacy. Poiché l’Agenzia delle Entrate è un ente pubblico, non dovrà ottenere il consenso dei diretti interessati, cioè dei contribuenti, prima di raccogliere i dati sulle spese da loro effettuate. Le leggi sulla privacy, che regolano lo scambio di informazioni tra cittadini, società e associazioni private, non impongono alcun vincolo alle attività del fisco, che potrà liberamente eseguire i propri controlli.

Il database della Sogei. Nel raccogliere e archiviare le informazioni sui contribuenti, l’Agenzia delle Entrate si avvarrà però della collaborazione di un soggetto esterno. Si tratta della Sogei, una società per azioni controllata dal Ministero dell’Economia, a cui è affidata la gestione del sistema informativo dell’Anagrafe Tributaria.

I diritti del contribuente. I cittadini hanno comunque diritto ad accedere ai propri dati personali acquisiti dal fisco, con una richiesta scritta da inviare all’Agenzia delle Entrate. Se le informazioni raccolte sono errate o sono state rilevate violando la legge, il contribuente ha diritto a farle correggere o a chiederne la cancellazione.
Come ha ricordato la stessa Agenzia delle Entrate, i dati personali raccolti dall’amministrazione finanziaria devono servire soltanto per gli accertamenti fiscali e non per altre finalità. Se non vengono rispettati questi limiti, dunque, il cittadino ha buone ragioni per sostenere di essere vittima di un abuso.

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