Italia

Record storico disoccupazione giovanile: a ottobre sale al 41,2%. Inflazione ai minimi dal 2009

Il numero degli scoraggiati, coloro che non cercano un’occupazione perché ritengono di non trovarla, nel terzo trimestre del 2013 sale a un milione 901 mila, un livello mai così elevato. Mentre il numero dei disoccupati complessivo a ottobre è pari a 3 milioni 189 mila, invariato rispetto al mese precedente ma in aumento del 9,9% su base annua. Per la fascia di età 18-29 anni il tasso di disoccupazione si attesta invece al 28% (+5,2 %), con un numero di disoccupati che giunge a un milione 68 mila (+17,2%, pari a 157mila unità) in crescita nel terzo trimestre dell’anno
Il numero degli scoraggiati, coloro che non cercano un’occupazione perché ritengono di non trovarla, nel terzo trimestre del 2013 sale a un milione 901 mila, un livello mai così elevato. Mentre il numero dei disoccupati complessivo a ottobre è pari a 3 milioni 189 mila, invariato rispetto al mese precedente ma in aumento del 9,9% su base annua. Per la fascia di età 18-29 anni il tasso di disoccupazione si attesta invece al 28% (+5,2 %), con un numero di disoccupati che giunge a un milione 68 mila (+17,2%, pari a 157mila unità) in crescita nel terzo trimestre dell’anno

La disoccupazione giovanile segna a ottobre un nuovo record. I disoccupati tra 15 e 24 anni sono 663 mila. L’incidenza dei disoccupati di 15-24 anni sulla popolazione in questa fascia di età è pari all’11%, in aumento di 0,1 punti percentuali rispetto al mese precedente e di 0,6 punti su base annua. Il tasso di disoccupazione dei 15-24enni, ovvero la quota dei disoccupati sul totale di quelli occupati o in cerca, è pari al 41,2%, in aumento di 0,7 punti percentuali rispetto al mese precedente e di 4,8 punti nel confronto tendenziale. È quanto emerge dai dati provvisori riferiti dall’Istat.

Tasso di disoccupazione invariato a ottobre. A ottobre il tasso di disoccupazione si attesta al 12,5%, invariato rispetto al mese precedente e in aumento di 1,2 punti percentuali nei 12 mesi. È quanto emerge dai dati provvisori diffusi oggi dall’Istat. A ottobre 2013 gli occupati sono 22 milioni 358 mila, sostanzialmente invariati rispetto al mese precedente e in diminuzione dell’1,8% su base annua (-408 mila). Il tasso di occupazione, pari al 55,5%, aumenta di 0,1 punti percentuali in termini congiunturali ma diminuisce di 1,0 punti rispetto a 12 mesi prima.

Nel terzo trimestre 2013, riferisce l’Istat, è proseguito il calo tendenziale del numero di occupati (-2,3%, pari a -522 mila unità), soprattutto nel Mezzogiorno (-5,4%, pari a -333 mila unità). La riduzione degli uomini (-2,8%, pari a -376 mila unità) si associa a quella delle donne (-1,5%, pari a -145 mila unità). Al persistente calo degli occupati più giovani e dei 35-49enni (rispettivamente -530 mila e -249 mila unità) continua a contrapporsi la crescita degli occupati con almeno 50 anni (+257 mila unità). La riduzione tendenziale dell’occupazione italiana (-541 mila unità) si contrappone alla leggera crescita di quella straniera (19 mila unità). In confronto al terzo trimestre 2012, tuttavia, il tasso di occupazione degli stranieri segnala una riduzione di 2,9 punti percentuali a fronte di un calo di 1,1 punti di quello degli italiani.

Nell’industria in senso stretto prosegue la flessione dell’occupazione, con una discesa tendenziale del 2,2% (-99 mila unità), cui si associa la più marcata contrazione di occupati nelle costruzioni (-7,1%, pari a -123 mila unità). Per il terzo trimestre consecutivo, e a ritmi più sostenuti, l’occupazione si riduce anche nel terziario (-1,9%, pari a -300 mila unità). Non si arresta il calo degli occupati a tempo pieno (-3,0%, pari a -568 mila unità rispetto al terzo trimestre 2012), che in più della metà dei casi riguarda i dipendenti a tempo indeterminato (-2,3%, pari a -291 mila unità). Gli occupati a tempo parziale aumentano a ritmo meno sostenuto rispetto al recente passato (1,2%, pari a +46 mila unità), ma la crescita riguarda esclusivamente il part time involontario. Per il terzo trimestre consecutivo continua a calare il lavoro a termine (-7,4%, pari a -180 mila unità), cui si accompagna la nuova significativa diminuzione dei collaboratori (-17,0%, pari a -73 mila unità).

Aumenta la disoccupazione di lunga durata . Nel terzo trimestre del 2013 più di un disoccupato su due cerca lavoro da un anno o più: l’incidenza della disoccupazione di lunga durata sale dal 53,5% del terzo trimestre 2012 all’attuale 56,9%. In otto casi su dieci l’aumento della disoccupazione riguarda le persone in cerca di lavoro almeno 12 mesi.

Giovannini: il dato non sorprende. I dati Istat sulla disoccupazione “non sono sorprendenti, pur se negativi”. Lo afferma il Ministro del Lavoro Enrico Giovannini a margine del convegno “Le competenze digitali: l’Italia e la sfida dell’innovazione“, rilevando che “la ripresa economica tarda a riflettersi sul mercato del lavoro”. Il Ministro osserva che “le azioni messe in campo negli ultimi mesi stanno cominciando a mostrare i propri effetti, anche se ancora non si vedono sul dato aggregato”. La priorità è “far ripartire l’occupazione”. Il tema dei fondi di solidarietà “è aperto e in questi giorni si deve decidere l’entità del contributo”.

Kyenge: situazione allarmante. “I dati diffusi oggi dall’Istat sulla disoccupazione giovanile sono allarmanti”. Lo ha scritto, sul suo profilo Facebook, Cecile Kyenge, Ministra per l’Integrazione. “L’inattività dei nostri ragazzi e la fuga all’estero
rappresentano un enorme dispendio di professionalità, energie e opportunità per il nostro Paese – ha detto ancora -. Sono urgenti misure efficaci che riportino l’Italia alla crescita e allo sviluppo partendo proprio dai giovani”.

Inflazione ai minimi. L’istituto di statistica segnala anche un altro dato preoccupante: l’inflazione, ovvero la crescita dei prezzi al consumo, frena ancora su base annua, con il tasso che si ferma allo 0,6% dallo 0,8% di ottobre. E’ il valore più basso da ottobre 2009. Prezzi così bassi stanno a significare una domanda di consumi al minimo tale da indurre l’offerta (quindi i listini di aziende e grande distribuzione) a ritoccare i prezzi al ribasso per intercettare la clientela. Lo scenario che si profila nefasto è la deflazione (l’andamento negativo dei prezzi) che rischia di compromettere qualsiasi ipotesi di ritorno alla crescita.

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