Diritto

Reclamo-mediazione: ammissibile la costituzione in giudizio dinanzi la Ctp prima del decorso dei 90 giorni

Reclamo-mediazione: ammissibile la costituzione in giudizio dinanzi la Ctp prima del decorso dei 90 giorni
È ammissibile il ricorso del contribuente il quale, dopo aver presentato il reclamo all’Agenzia delle Entrate, si costituisce in commissione tributaria prima dei previsti 90 giorni

È ammissibile il ricorso del contribuente il quale, dopo aver presentato il reclamo all’Agenzia delle Entrate, si costituisce in Commissione Tributaria prima dei previsti 90 giorni. A fornire questa interessante interpretazione è la Commissione Tributaria provinciale di Reggio Emilia con la sentenza n. 125 depositata il 30 maggio scorso (presidente e relatore Montanari). A seguito di un accertamento, un contribuente presentava reclamo a norma dell’articolo 17-bis del D.lgs n. 546/92 ma, prima della scadenza dei 90 giorni, e in assenza di una risposta dell’ufficio, si costituiva in Commissione Provinciale. L’ufficio eccepiva l’inammissibilità dell’impugnazione per violazione del termine dei 90 giorni.
Si ricorda che, in base all’articolo 17-bis del D.lgs 546/97, per le controversie di valore non superiore a 20mila euro, chi intende proporre ricorso è tenuto a presentare reclamo. Tale presentazione è condizione di ammissibilità del ricorso e l’inammissibilità è rilevabile in ogni stato e grado del giudizio. La norma poi evidenzia che, decorsi 90 giorni senza che sia stato notificato l’accoglimento del reclamo o conclusa la mediazione, il reclamo produce gli effetti del ricorso e i termini per la costituzione decorrono da tale data.

La Ctp reggiana ha ritenuto che l’inammissibilità prevista dalla citata disposizione concerne la presentazione del reclamo presso l’Agenzia e non anche il rispetto del termine per la costituzione in giudizio, non essendo prevista dalla norma. Secondo i giudici la disposizione – visto che limita e/o condiziona l’esercizio del diritto di agire in giudizio, garantito dall’articolo 24 della Costituzione – deve essere interpretata in senso restrittivo e non estensivo. Da qui la decisione di ritenere infondata l’eccezione di inammissibilità dell’ufficio.
L’interpretazione del giudici emiliani, che ove condivisa da altre commissioni, è destinata a incidere sull’istituto del reclamo, appare pienamente condivisibile e in linea non solo con la giurisprudenza di legittimità ma anche costituzionale. La Cassazione, infatti, ha sempre ritenuto che l’inammissibilità sia una sanzione di carattere eccezionale da comminare solo ed esclusivamente nelle ipotesi tassativamente previste (sentenze n. 9201/1999 e n. 16092/2012). Secondo i giudici di legittimità l’inammissibilità ha un limitato campo di operatività comprensivo di quei soli casi nei quali il rigore estremo è davvero giustificato (Cassazione, sentenze n. 21170/2005 e n. 6391/2006).
Peraltro, tale carattere tassativo – segnatamente, nelle fasi di proposizione del ricorso e di costituzione in giudizio, come nella vicenda oggetto della pronuncia della Commissione di Reggio Emilia – trova fondamento in un orientamento della Corte Costituzionale (sentenze n. 189/2000 e n. 520/2002) secondo il quale è compito del giudice dare alle norme processuali in genere, e a quelle sul processo tributario in particolare, una lettura che, nell’interesse generale, consenta di limitare al massimo l’operatività di irragionevoli sanzioni di inammissibilità in danno delle parti. Questo orientamento è stato poi affermato dalla Consulta (sentenza n. 98/2004) anche in un differente ambito processuale (legge n. 689/81): le norme sull’inammissibilità degli atti introduttivi dei giudizi non devono frapporre ostacoli all’esercizio del diritto di difesa se non giustificati dal preminente interesse pubblico a uno svolgimento del processo adeguato alla funzione ad esso assegnato.

Nel delineato contesto giurisprudenziale, va da sé, che in tema di reclamo, non essendo prevista espressamente l’inammissibilità, per i casi di inosservanza del termine dei 90 giorni per la costituzione in giudizio, essa non può ritenersi sussistente.

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