Diritto

Reati tributari, sì al sequestro preventivo dei beni aziendali

Reati tributari, sì al sequestro preventivo dei beni aziendali
Se la frode fiscale è commessa dagli organi di una persona giuridica è consentito il sequestro preventivo finalizzato alla confisca dei beni aziendali qualora il profitto sia nella disponibilità dell’impresa, e non più soltanto quando la struttura aziendale costituisca apparato fittizio utilizzato dal reo per commettere gli illeciti

Nei reati tributari commessi dal rappresentante legale le misure cautelari si estendono ai beni societari. Se la frode fiscale è commessa dagli organi di una persona giuridica, infatti, è consentito il sequestro preventivo finalizzato alla confisca dei beni aziendali qualora il profitto sia nella disponibilità dell’impresa; e non più soltanto quando la struttura aziendale costituisca «apparato fittizio utilizzato dal reo per commettere gli illeciti». Lo ha stabilito la Corte di Cassazione con la sentenza n. 22922 del 3 giugno 2014, accogliendo il ricorso di un uomo indagato per l’omesso versamento di ritenute fiscali che aveva subito il ‘fermo’ di oltre 1 milione di euro.

IL FATTO
Il ricorrente aveva eccepito la ritenuta applicabilità del provvedimento ablativo al patrimonio della persona fisica anziché a quello dell’ente, osservando che secondo una recente giurisprudenza, prima di procedere al sequestro preventivo in pregiudizio del legale rappresentante della società è necessario, vertendosi in materia di reati tributari, verificare l’impossibilità di procedere al sequestro direttamente sui beni dell’ente beneficiario del risparmio di spesa.

Rilevava che nel caso di specie un tale preventivo accertamento era stato del tutto omesso per cui l’originario decreto di sequestro doveva ritenersi nullo.

LA DECISIONE DELLA CORTE DI CASSAZIONE
La Suprema Corte accoglie il ricorso. In particolare, ritiene ormai di doversi discostare dalla giurisprudenza sinora prevalente secondo cui il sequestro preventivo, funzionale alla confisca per equivalente, previsto dal D.Lgs. 8 giugno 2001, n. 231, art. 19, comma 2, non può essere disposto sui beni immobili appartenenti alla persona giuridica ove si proceda per le violazioni finanziarie commesse dal legale rappresentante della società, atteso che l’art. 24 e ss., del citato D.Lgs., non prevedono i reati fiscali tra le fattispecie in grado di giustificare l’adozione del provvedimento, con esclusione dell’ipotesi in cui la struttura aziendale costituisca un apparato fittizio utilizzato dal reo per commettere gli illeciti (Cass. Sez. III°, Sentenza n. 25774 del 14/06/2012 Cc. dep. 04/07/2012 Rv. 253062; Cass. Sez. III° Sentenza n. 1256 del 19/09/2012 Cc. dep. 10/01/2013, non massimata).

Il tema del sequestro finalizzato alla confisca per equivalente nei confronti di beni di una persona giuridica per le violazioni tributarie commesse dal legale rappresentante è stato infatti affrontato dalle sezioni unite che, con la recente sentenza n. 10561/2014 ha affermato che è consentito nei confronti di una persona giuridica il sequestro preventivo finalizzato alla confisca di denaro o di altri beni fungibili o di beni direttamente riconducibili al profitto di reato tributario commesso dagli organi della persona giuridica stessa, quando tale profitto (o beni direttamente riconducibili al profitto) sia nella disponibilità di tale persona giuridica.
Non è consentito il sequestro preventivo finalizzato alla confisca per equivalente nei confronti di una persona giuridica qualora non sia stato reperito il profitto di reato tributario compiuto dagli organi della persona giuridica stessa, salvo che la persona giuridica sia uno schermo fittizio.
Non è consentito il sequestro preventivo finalizzato alla confisca per equivalente nei confronti degli organi della persona giuridica per reati tributari da costoro commessi, quando sia possibile il sequestro finalizzato alla confisca di denaro o di altri beni fungibili o di beni direttamente riconducibili al profitto di reato tributario compiuto dagli organi della persona giuridica stessa in capo a costoro o a persona (compresa quella giuridica) non estranea al reato.

La impossibilità del sequestro del profitto di reato può essere anche solo transitoria, senza che sia necessaria la preventiva ricerca generalizzata dei beni costituenti il profitto di reato.
Il mutato panorama giurisprudenziale impone pertanto l’annullamento del provvedimento impugnato con rinvio affinchè il giudice di merito – che ha fondato il proprio convincimento sulla giurisprudenza ormai superata – verifichi, sulla scorta dei predetti principi se sia reperibile presso la persona giuridica il profitto del reato.

Art. 19, comma 2, D.Lgs. 231/01 - Confisca

Quando non è possibile eseguire la confisca a norma del comma 1, la stessa può avere ad oggetto somme di denaro, beni o altre utilità di valore equivalente al prezzo o al profitto del reato.
Corte di Cassazione – Sentenza N. 22922/2014

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