Lavoro

Rapporti di lavoro pendenti alla data del fallimento: le opzioni del Curatore

Rapporti di lavoro pendenti alla data del fallimento: le opzioni del Curatore
Alla dichiarazione del fallimento il problema principale di immediata rilevanza è la sorte dei rapporti di lavoro subordinati pendenti: il fallimento dell’imprenditore non costituisce giusta causa di risoluzione del contratto

Alla dichiarazione del fallimento il problema principale di immediata rilevanza è la sorte dei rapporti di lavoro subordinati pendenti.
Una prima risposta è rintracciabile nell’art. 2119, comma 2, cod. civ. laddove si statuisce che il fallimento dell’imprenditore non costituisce giusta causa di risoluzione del contratto.
Senonché su tale previsione normativa specifica si interseca la previsione dell’art. 72 l.f.
Tale disposto, nella formulazione risultante dalle modifiche degli artt. 57 del D.Lgs. n. 5/2006 e 4 del D.Lgs. n. 169/2007, stabilisce la sospensione dei rapporti nei contratti ineseguiti o non compiutamente eseguiti fino a quando il Curatore, con l’autorizzazione del Comitato dei Creditori, non dichiari di subentrarvi in luogo del fallito o di sciogliersi dal medesimo.
La diatriba dottrinale circa la specialità dell’una disposizione rispetto all’altra, con conseguente inapplicabilità o meno dell’art. 72 l.f. ai rapporti di lavoro, è incentrata sull’antinomia dei disposti.
Invero il contrasto è solo apparente in quanto la norma codicistica si esprime sulla vivenza del rapporto in caso di fallimento, ma non sul profilo funzionale dello stesso, come invece l’art. 72 l.f., la cui evoluzione legislativa è essa stessa argomentazione della relativa applicabilità pure ai rapporti di lavoro.
Anche la giurisprudenza di merito e di legittimità (Cass. sent. n. 7473/2012) si è espressa per la ricomprensione nell’alveo dell’art. 72 l.f. dei rapporti di lavoro.
Il Curatore, pertanto, avrà facoltà di subentrare nei rapporti di lavoro, senza alcun potere di modifica unilaterale delle condizioni contrattuali, tenendo in considerazione le peculiarità dei rapporti di lavoro speciali quali l’apprendistato, i rapporti a termine ante riforme Fornero e Poletti, il lavoro intermittente, ed il lavoro ripartito.
Nell’ipotesi del subentro, il fallimento sopporterà i relativi costi del personale in prededuzione.
In alternativa al subentro nei rapporti di lavoro ed al licenziamento, ricorrendo i presupposti di cui all’art. 3 della legge n. 223/1991 e del D.M. attuativo 4 dicembre 2012, il Curatore potrà ricorrere alla Cassa Integrazione Guadagni Straordinaria concorsuale allorquando sia ipotizzabile la salvaguardia almeno parziale dei livelli occupazionali e sussistano prospettive di continuazione o ripresa dell’attività imprenditoriale.
Infine il Curatore, in alternativa al subentro od al ricorso alla Integrazione Salariale e comunque al termine di questi, dovrà procedere allo scioglimento del rapporto di lavoro.
L’art. 72 l.f. indica solo la facoltà di sciogliere il rapporto, senza indicare il modo che sarà quello proprio dell’ordinamento lavoristico e, quindi, nel rispetto della legge n. 604/1966 (giustificato motivo oggettivo e motivazione contestuale alla lettera di recesso) o, ricorrendone i presupposti, della legge n. 223/1991 (artt. 4 o 24).
Atteso il comma 4 dell’art. 72 l.f. la debenza dell’indennità sostitutiva del preavviso in caso di licenziamento discende dalla ritenuta o meno natura risarcitoria della stessa (la recente giurisprudenza di legittimità opina per la natura non risarcitoria a differenza di quella più risalente).
E’ dubbio se l’actio interrogatoria (art. 72, comma 2, l.f.) possa avere ingresso nell’ordinamento lavoristico, parendo assimilabile la fattispecie alla risoluzione ex art. 1454 cod. civ., con conseguente dubbia spettanza dell’ASpI.
Preferibile per il lavoratore l’esercizio della facoltà di recesso in caso di sospensione del rapporto.

La CIGS concorsuale
La disciplina della Cassa Integrazione Guadagni nel fallimento ha subito negli ultimi anni radicali cambiamenti. Da ultimo, l’emanando Jobs Act fa presagire ulteriori modifiche alla disciplina della CIGS concorsuale, nella complessiva ridefinizione degli ammortizzatori sociali.
Con la riforma del mercato del lavoro ad opera della legge n. 92 del 28 giugno 2012 (art. 2, comma 70) si è posta la parola fine all’istituto della Cassa Integrazione Guadagni Straordinaria nelle procedure concorsuali a far data dalla fine del 2015, posto che – afferma testualmente la norma – “a decorrere dal 1° gennaio 2016, l’articolo 3 della legge 23 luglio 1991, n. 223 è abrogato”.
Si tratta di un istituto che ha trovato ampia applicazione nel nostro ordinamento, rappresentando di fatto un ausilio con spiccate caratteristiche assistenziali che, previa domanda del Curatore, il Ministero concedeva in via automatica per 12 mesi, prevedendosi invece al secondo comma dell’art. 3 della legge n. 223/1991 la mera possibilità di una proroga rimessa alla discrezionalità amministrativa del Dicastero del Lavoro a condizione che dovessero “sussistere fondate prospettive di continuazione o ripresa dell’attività e di salvaguardia, anche parziale, dei livelli di occupazione tramite la cessione, a qualunque titolo, dell’azienda o di sue parti”.
Nel confermare l’abrogazione della CIGS concorsuale dall’anno 2016 la legge 7 agosto 2012, n. 134 – di conversione del Decreto Legge 22 giugno 2012, n. 83 – ha stabilito all’art. 46-bis, comma 1, lettera h), una modifica sostanziale dei requisiti di accesso alla integrazione straordinaria nelle procedure concorsuali.
Ora infatti nell’art. 3, comma 1, della legge 23 luglio 1991, n. 223 è stato sostituito l’inciso “qualora la continuazione dell’attività non sia stata disposta o sia cessata” con “quando sussistano prospettive di continuazione o di ripresa dell’attività e di salvaguardia, anche parziale, dei livelli di occupazione, da valutare in base a parametri oggettivi definiti con decreto del Ministero del lavoro e delle politiche sociali”.
Il Decreto del Ministero del Lavoro, cui la disposizione citata del c.d. Decreto Crescita (o Sviluppo) rinvia, è stato licenziato il 4 dicembre 2012 ma pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 28 del 2 febbraio 2013.
I parametri oggettivi, richiesti dal sopra citato Decreto Crescita, sono stabiliti dagli artt. 2 e 3 del Decreto Ministeriale del 4 dicembre 2012 e testualmente si concretano:

  1. per quanto attiene al requisito della sussistenza diprospettive di continuazione o di ripresa dell’attività aziendale”, previsto nella prima parte dell’art. 3, comma 1, legge n. 223/1991 riformato, in via alternativa:
    1a) in misure volte all’attivazione di azioni miranti alla prosecuzione dell’attività aziendale o alla ripresa dell’attività medesima, adottate o da adottarsi da parte del responsabile della procedura concorsuale;
    1b) in manifestazioni di interesse da parte di terzi, anche conseguenti a proposte di cessione, anche parziale dell’azienda, ovvero a proposte di affitto a terzi dell’azienda o di rami di essa;
    1c) in tavoli, in sede governativa o regionale, finalizzati alla individuazione di soluzioni operative tese alla continuazione o alla ripresa dell’attività, anche mediante la cessione, totale o parziale, ovvero l’affitto a terzi dell’azienda o di rami di essa;
  2. per quanto attiene invece al requisito della “salvaguardia, anche parziale, dei livelli di occupazione” (art, 3, comma 1, seconda parte, legge n. 223) si tiene conto, in aggiunta ai parametri oggettivi di cui all’art. 2 appena descritto, in via alternativa dei seguenti ulteriori criteri oggettivi, descritti nel successivo art. 3 del D.M.:
    2a) dei piani volti al distacco dei lavoratori presso imprese terze;
    2b) della stipula di contratti a tempo determinato con datori di lavoro terzi;
    2c) dei piani di ricollocazione dei soggetti interessati, programmi di riqualificazione delle competenze, di formazione o di politiche attive in favore dei lavoratori, predisposti dai soggetti pubblici, dai Fondi interprofessionali e dalle agenzie per il lavoro di cui agli artt. 4 e ss. del Decreto Legislativo n. 276/2003.

Trattasi di parametri che andranno necessariamente indicati nella domanda di CIGS rivolta dal responsabile della procedura concorsuale al Ministero del Lavoro.
Alla luce della nuova formulazione dell’art. 3 citato, rispetto alla semplice verifica obiettiva che prima il Ministero del Lavoro doveva effettuare (basata essenzialmente sul riscontro del duplice requisito della esistenza della procedura fallimentare e della non continuazione/cessazione dell’attività produttiva), ora i parametri indicati nel D.M. citato appaiono meno descrittivi e più sfumati, con conseguente maggior incertezza e discrezionalità da parte del Ministero.
Soprattutto in un contesto socio economico deteriorato come quello attuale, sarà cura prima del Curatore (nella fase che precede la domanda di CIGS concorsuale) e poi del Dicastero del Lavoro (in sede di disamina e di eventuale concessione) far emergere la necessità di ricorrere all’ammortizzatore sociale de quo da ravvisarsi come un ideale trait d’ounion tra il vecchio rapporto di lavoro con l’impresa ormai decotta e nuove prospettive occupazionali derivanti dalla cessione o dall’affitto dell’azienda, piuttosto che dal distacco dei lavoratori o da ulteriori interventi di potenziali cavalieri bianchi.
In tal contesto vi è particolare curiosità tra gli operatori sulle novità che potrebbe contenere l’emanando Jobs Act che, tra gli obiettivi principali (da quanto traspare da un primo esame della Legge Delega, art. 1, comma 7), ha proprio un complessivo riordino del sistema degli ammortizzatori sociali, con l’intento dichiarato di abrogare la CIGS proprio in caso di imprese decotte o comunque in caso di cessazione di attività delle imprese. A questo punto non resta che sperare che venga prevista, a tutela dei lavoratori, la concessione temporanea di un altro ammortizzatore, quale potrebbe essere l’indennità ASpI (assegno sociale per l’impiego), da erogare magari unitamente alla previsione di una formazione obbligatoria, capace di travasare le competenze tecniche di tali prestatori che hanno perso il posto di lavoro in settori dove la manodopera è maggiormente richiesta.

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