Fisco

Raccolta rifiuti, rischio paralisi in tutta Italia con il rinvio della Tares

La disciplina Tares impone alle aziende che raccolgono e smaltiscono i rifiuti di effettuare gratis un servizio essenziale per almeno 8-9 mesi
La disciplina Tares impone alle aziende che raccolgono e smaltiscono i rifiuti di effettuare gratis un servizio essenziale per almeno 8-9 mesi

Mentre le nuove regole sui pagamenti imporrebbero ai privati di onorare i propri debiti in 30 giorni e ai soggetti pubblici di pagare le fatture in 60, la disciplina Tares impone alle aziende che raccolgono e smaltiscono i rifiuti di effettuare gratis un servizio essenziale per almeno 8-9 mesi. Anche se in ritardo, gli obblighi di pagamento complicheranno la vita di milioni di utenti, che in questi anni hanno attivato i Rid automatici o pagato in un’unica bolletta i servizi diversi (per esempio rifiuti ed energia) offerti loro dalle multiutility.

Le nuove regole prevedono infatti solo l’F24 o il bollettino postale, con incasso diretto al Comune, per cui milioni di versamenti automatici o multipli sono destinati a saltare.
Se la complicazione per gli utenti emergerà solo con l’estate, il corto-circuito degli incassi sta già determinando in queste settimane la paralisi amministrativa nella gestione ambientale delle città italiane, e nelle prossime settimane rischia di moltiplicare i casi dell’emergenza rifiuti.
L’origine è nella sequela di rinvii elettorali della prima rata Tares, il nuovo tributo che da quest’anno deve sostituire le tasse e tariffe sui rifiuti andate in pensione a fine 2012. Il decreto salva-Italia ha infatti abrogato le vecchie discipline a partire dallo scorso 1° gennaio, ma la Tares che dovrebbe intervenire al loro posto è stata rinviata prima ad aprile e poi a luglio da un Parlamento in scadenza desideroso di spostare le richieste tributarie ai cittadini lontano dalle elezioni politiche di febbraio e dalle amministrative di maggio.

Per i bilanci degli utenti in realtà cambia poco. La cifra da pagare nel 2013 sarà in ogni caso superiore a quella versata nel 2012 per due ragioni: i costi di raccolta e smaltimento vanno coperti integralmente con il tributo – secondo un criterio che fino a ieri era stato raggiunto in modo universale nei soli Comuni a tariffa Tia, 1.300 su 8.100 – e a questo si aggiunge una maggiorazione comunale (30 centesimi a metro quadro, elevabili a 40) per finanziare i «servizi indivisibili» come la manutenzione delle strade e l’illuminazione pubblica. Proprio la maggiorazione, che ha permesso allo Stato di tagliare preventivamente un miliardo di euro ai fondi dei Comuni scaricandone i costi sui cittadini, ha impedito di prorogare nel 2013 la tassa e la tariffa ambientale rimaste in vigore fino a dicembre.

La pioggia dei rinvii, quindi, non ha effetti pratici sui portafogli dei cittadini, ma tira una bordata praticamente mortale ai conti delle imprese, che in queste settimane stanno cominciando ad affrontare una crisi di liquidità difficilmente gestibile. I mezzi e gli impianti vanno fatti girare tutti i giorni, gli stipendi devono essere pagati tutti i mesi, ma l’intera macchina dovrebbe viaggiare “gratis” fino alla fine di luglio, o meglio fino a settembre-ottobre quando le prime bollette si tradurranno in incassi effettivi. Con il classico effetto a catena: l’assenza di liquidità si scaricherà sui fornitori, cioè le aziende in genere private che ai gestori dell’igiene urbana vendono i mezzi e le attrezzature. A questo anello della catena scattano gli interessi di mora dell’8,75% a carico dei debitori che non pagano entro i 30-60 giorni previsti dalla normativa (il Dlgs 192/2012) che ha tradotto in italiano la direttiva europea.

L’ultima proroga è stata approvata dal Parlamento contro il parere del Governo Monti, e nelle scorse settimane il sottosegretario all’Ambiente Tullio Fanelli ha ipotizzato il varo di un nuovo decreto governativo che anticipi la prima rata della Tares, ma solo il nuovo Parlamento uscito dalle urne potrebbe convertirlo. «In questi giorni – spiega Daniele Fortini, il presidente di Federambiente (l’Associazione italiana servizi pubblici ambientali) – abbiamo inviato una lettera al presidente del Consiglio e ai ministri dell’Ambiente e dello Sviluppo economico, e dai contatti avuti con i vertici ministeriali ci aspettiamo un incontro a breve. I tempi però sono strettissimi e l’urgenza dei problemi non ammette timidezze».
Ma come accennato i problemi della Tares non sono solo di calendario: la nuova disciplina che prevede solo pagamenti con F24 o bollettino postale costringerà a rivedere i meccanismi di versamento attuati in particolare da parecchie multiutility come per esempio Hera, perché farà saltare i versamenti automatici con Rid e quelli elettronici con i Mav. Una complicazione in più, che farà “apprezzare” anche agli utenti, oltre che alle aziende, tutta la tortuosità del nuovo tributo ambientale.

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