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Quanto sono aumentate le tasse universitarie?

Quanto sono aumentate le tasse universitarie?
Da 1,2 a più di due miliardi di euro, per una crescita del 63% negli ultimi dieci anni. Questo il peso delle tasse universitarie, pagate dagli studenti italiani e dalle loro famiglie, per poter accedere ai diversi corsi di studio

Da 1,2 a più di due miliardi di euro, per una crescita del 63% negli ultimi dieci anni. Questo il peso delle tasse universitarie, pagate dagli studenti italiani e dalle loro famiglie, per poter accedere ai diversi corsi di studio. Cifre record, che hanno triplicato il ritmo dell’inflazione, ferma negli stessi anni al 19,9%. Ma non solo: ben 45 atenei statali su 67 superavano il limite del 20 per cento del finanziamento pubblico assegnato dallo Stato, cioè del Fondo di finanziamento ordinario (Ffo), principale entrata delle università. In pratica, non rispettando il vecchio vincolo previsto per legge. Il governo Monti, però, con l’ultima Spending Review, aveva di fatto aggirato il vincolo del 20%, attraverso l’eliminazione degli studenti fuori-corso dai calcoli. Uno stratagemma utilizzato per permettere alle università di «raddoppiare le tasse per gli studenti in corso e triplicare quelle per gli studenti fuori corso», aveva denunciato Link Coordinamento Universitario, uno dei maggiori sindacati studenteschi. Tutto mentre sullo sfondo resta il rischio di nuovi aumenti, in particolare al Sud.

Università e diritto allo studio negati. Dopo anni di tagli all’istruzione, al settore universitario e alla ricerca, Letta si era preso l’impegno, durante un’intervista a maggio con Fabio Fazio a “Che tempo che fa”, per un cambio di tendenza: «Mi prendo l’impegno. Io mi dimetto se dobbiamo fare dei tagli alla cultura, alla ricerca, all’università», aveva spiegato. Eppure poco sembra essere stato fatto. Se l’investimento da 400 milioni di euro riservato al comparto scuola, con il decreto della Ministra Carrozza, era stato criticato perché irrilevante o quasi – , a fronte di 7,8 miliardi di euro tagliati nella scorsa legislatura, come aveva denunciato anche il MoVimento 5 Stelle – anche il mondo universitario continua a soffrire per la scarsità degli investimenti. Senza considerare il dramma delle borse di studio, come ha denunciato anche l’Unione degli Universitari. Con il diritto allo studio diventato ormai una sorta di utopia: «E’ assurdo e vergognoso che la tassa regionale a carico degli studenti rappresenti il principale introito dei fondi per il diritto allo studio: in base alle nostre proiezioni per il 2014, infatti, almeno 220 milioni di euro su un totale di 420 milioni provengono dalla tassa regionale, a fronte dei 112.800 milioni provenienti dal fondo statale per il diritto allo studio», aveva spiegato Gianluca Scuccimarra, coordinatore dell’Unione degli Universitari. Con l’incidenza della tassa regionale aumentata dal 2008 del ben 17%. Anche gli studenti avevano criticato il Dl Istruzione: «Non inverte la marcia, lascia briciole a scuola e università, ancora una volta. Siamo stufi», aveva spiegato Scuccimarra. Nello sfondo, inoltre, anche il rischio che sugli studenti cada anche la zavorra della Trise, in parte distribuita sugli inquilini: a denunciare la questione era stato lo stesso sindacato nazionale Link Coordinamento Universitario, che aveva contestato la misura: «Ad esserne maggiormente colpiti saranno infatti proprio coloro che una casa di proprietà non se la possono permettere e che vivono in affitto: i lavoratori a basso reddito, i precari, gli studenti», si spiegava.

La crescita delle tasse universitarie e i limiti non rispettati. Non bastassero scarsi investimenti, borse latitanti e rischio di ulteriori balzelli – senza dimenticare anche il diritto alla mobilità negato, tra aumenti dei costi dei biglietti generalizzati, lo stato precario e il depotenziamento del trasporto pubblico, ndr – preoccupano anche possibili nuovi aumenti per le tasse universitarie. Soprattutto negli atenei del Meridione. Già nel corso dell’ultimo decennio gli aumenti hanno toccato cifre record: +63%, rispetto a quanto si pagava dieci anni fa. Un “eccesso di tasse”, poco rispettoso dei vincoli di legge previsti, “graziato” attraverso l’ultima spending review del passato Governo Monti, intervenuto per evitare ricorsi a catena. Con un ritocco, che ha escluso dal calcolo le tasse richieste agli studenti fuoricorso, si è cercato di evitare che potesse essere ripetuto il precedente di Pavia. Ovvero, quando il Tar accolse un ricorso dell’Unione degli universitari (Udu) condannando l’ente lombardo a risarcire i propri iscritti a restituire 1,7 milioni di euro (c’è stato anche un verdetto bis, all’inizio del 2013). Una sentenza definita allora come “storica” dai maggiori sindacati studenteschi, dato che a sforare i vincoli era la quasi totalità del sistema universitario. Con la possibilità, sullo sfondo, di far partire ricorsi in tutta la penisola.

In base ai dati del 2012, nella classifica sulla contribuzione media richiesta dagli atenei ai propri iscritti ci sono in testa il Politecnico di Milano, Venezia Iuav, l’università di Urbino, Varese Insubria e la stessa Pavia.

Tutti i dati e il rischio aumenti. I rischi di aumenti riguardano soprattutto gli studenti fuoricorso e gli atenei del Sud. E si spiega come potrebbe essere una scelta quasi inevitabile, «considerato come resti l’unica variante flessibile di un sistema ingessato». Il motivo? Quelle meridionali sono le università dove i rettori, tentando di frenare la fuga degli studenti verso gli atenei del Nord Italia, hanno cercato di evitare tassazioni troppo elevate. Ma non solo: dati i conti in disordine e come la possibilità di nuove assunzioni sia legata proprio alla loro “salute”, l’unica possibilità per i vertici universitari, per evitare di bloccare gli organici potrebbe essere la richiesta di nuovi sacrifici agli studenti e alle loro famiglie. Tutto mentre il fondo di finanziamento ordinario continua a “piangere”.

Link Coordinamento universitario, riprendendo un rapporto di Federconsumatori, aveva già poco tempo fa denunciato la crescita delle tasse universitarie anche nel 2013: dai dati raccolti dall’associazione di categoria, si spiegava come rispetto al 2012 le tasse universitarie in Italia fossero cresciute del 3%. Le università del Nord si sono poi confermate quelle più care rispetto a quelle del Centro-Sud.

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