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Pronto decreto D’Alia per i precari Pa: quote riservate nei concorsi

Pronto decreto D'Alia per i precari Pa: quote riservate nei concorsi
Prorogati i termini del 2013 per la definizione delle cessazioni (settembre) e la dichiarazione degli esuberi (dicembre)

La strategia di «superamento» del precariato negli uffici pubblici, obiettivo indicato come prioritario dal premier, Enrico Letta, fa un nuovo passo avanti. Dopo la proroga dei contratti in scadenza fino a fine anno – decisa a metà maggio – il ministro della Pa e della Semplificazione, Gianpiero D’Alia, ha messo a punto un insieme di nuove disposizioni urgenti il cui punto forte prevede la possibilità  per le amministrazioni di effettuare concorsi con riserva di posti (massimo il 50%) per chi, alla data di pubblicazione del bando, abbia maturato almeno tre anni di contratti a termine negli ultimi cinque.

L’ipotesi verrebbe estesa anche ai contratti di collaborazione coordinata e continuativa e ai contratti di somministrazione lavoro. Questa nuova procedura di reclutamento dovrebbe avvenire nell’ambito della programmazione triennale del fabbisogno di personale di ogni amministrazione nel rispetto dei vincoli di spesa.

Prevista anche una parziale uscita dai vincoli di blocco del turn-over in corso dal 2008: gli enti nei quali la spesa per il personale non supera il 50% delle spese correnti potranno assumere con contratti di qualsiasi tipo nel limite del 40% della spesa corrispondente alle cessazioni dell’anno prima (per il 2014), nel limite del 50% per il 2015 e del 100% a decorrere dal 2016. Le nuove disposizioni, che dovrebbero entrare in un decreto legge insieme ad altri provvedimenti che potrebbe arrivare all’esame del Consiglio dei Ministri forse già oggi, sono state discusse l’altro ieri in pre-consiglio e sono ancora suscettibili di modifiche. Si prevedono, tra l’altro, misure di semplificazione delle procedure di mobilità (con rinvio a un decreto ministeriale da adottare previa intesa con la Conferenza unificata) e si prevede il potenziamento, proprio tramite la mobilità interna e intercompartimentale, degli uffici giudiziari, che lavorano attualmente con uno squilibrio di circa 7mila addetti rispetto alle nuove dotazioni di pianta organica. Ancora: fino a tutto il 2015 le amministrazioni dovranno reclutare personale utilizzando le graduatorie vigenti di vincitori e idonei. Inoltre, in caso di pianificazione di un nuovo concorso, si potranno prorogare i contratti a termine aperti da almeno tre anni, ma non oltre il dicembre 2015. Vengono poi introdotti nuovi limiti all’utilizzo dei contratti a termine e di formazione lavoro nella Pa. Con il decreto si spostano poi i termini (scaduti da tempo) per la gestione del personale individuato in soprannumero dopo il varo della spending review nella Pa centrale: 30 settembre 2013 per le cessazioni e 30 dicembre per le dichiarazioni di esubero.

In materia previdenziale si introduce inoltre una norma di interpretazione autentica per stabilire che i “limiti ordinamentali” previsti per il collocamento a riposo nei diversi comparti non sono superati dall’innalzamento dei requisiti per il pensionamento introdotti con il “Salva Italia”, una misura, mirata a garantire che le amministrazioni possano procedere alle cessazioni del personale “maturo” alla prima decorrenza utile. Esteso, poi, a tutti gli enti pubblici economici e alle aziende di servizio non quotate e controllate anche indirettamente di comunicare alla Presidenza del Consiglio il costo annuo del personale in servizio con qualunque forma contrattuale.

Ma quanti sono i precari della Pa? Secondo l’ultimo censimento dell’Aran, i contratti «flessibili» nella pubblica amministrazione sono 317mila. Circa 203mila, però, sono i supplenti che lavorano in scuole, accademie e conservatori, per cui i precari “classici” sono intorno ai 114mila. In gran parte (il 76%) sono titolari di contratti a tempo determinato, ma non mancano 18mila lavoratori socialmente utili, poco meno di 10mila contratti di somministrazione e una sparuta rappresentanza di rapporti di formazione e lavoro. Scuola e università a parte, sono gli enti locali ad arruolare la maggioranza dei lavoratori flessibili, con circa 60mila contratti concentrati soprattutto nei servizi assistenziali ed educativi. Una quota di lavoro flessibile, comunque, è presente in tutte le Pubbliche amministrazioni, compresi settori piccoli come quello delle Autorità indipendenti (1.600 persone in tutto, precarie in quasi il 10% dei casi), e qualche decina di contratti flessibili è presente persino nelle stanze di Palazzo Chigi.

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