Diritto

Promossi i notai super-veloci

Promossi i notai super-veloci
La super produzione di atti in un solo giorno da parte di un notaio non è indice di trascuratezza nel lavoro, se è il risultato di un brillante organizzazione

La super produzione di atti in un solo giorno da parte di un notaio non è indice di trascuratezza nel lavoro, se è il risultato di un brillante organizzazione. La Corte di Cassazione rende la vita dura ai Consigli notarili e respinge (sentenza n. 10042 depositata ieri) il ricorso di Cagliari contro un iscritto accusato, oltre che di offrire tariffe “stracciate”, anche di lavorare in modo frettoloso e trascurato, di fare molti errori e di non emettere fatture.

Per quanto riguarda il primo “j’accuse”, la Cassazione conferma il cambio di orientamento affermato con le sentenze n. 9358 e 9793 con le quali ha sdoganato, in nome della libera concorrenza, il taglio degli onorari anche sotto i minimi tariffari.

Non passa neppure il tentativo del Consiglio di creare un automatismo tra la stipula di 10-15 atti al giorno e la superficialità del professionista.
La Cassazione si lascia convincere dall’efficacia del metodo di lavoro adotattato, organizzato in “fasi successive”: «Distinti incontri con i singoli clienti per raccogliere dati e intenzioni dei contraenti; predisposizione degli atti; concentrazione in un’unica giornata di numerose riunioni per la semplice conferma dei dati della stipula definitiva di atti elaborati in precedenza». Secondo la Corte di Cassazione «una logica così dettagliata» rende perdente il semplice richiamo al numero degli atti come prova di negligenza.

Cade anche la censura sulla mancata emissione di 47 fatture, comportamento giustificato, per la Corte in modo congruo, dal fatto che non era ancora avvenuto il pagamento.
Nel ricorso si tenta anche la carta dell’«anomalo vantaggio concesso dal notaio alla clientela» a cui era consentito di ritardare sul pagamento di compensi. Ma il motivo è inammissibile perché manca la prova dell’inerzia del professionista nel reclamare quanto gli era dovuto dai clienti.
Un’altra ragione per ritenere il notaio un “pasticcione” il Consiglio la individua nel numero di errori, oltre 80, che questo avrebbe compiuto.
Dato che la Corte bolla come inaccettabilmente generico e contraddetto dalle verifiche, prese per buone dalla Corte d’Appello, che avevano evidenziato sei errori catastali in dieci anni. Un numero che non dimostra la trascuratezza.
Dalla sua il notaio aveva anche il fatto di essere passato “indenne” a due ispezioni biennali del conservatore dell’archivio notarile che non aveva mosso rilievi. Anche se il ricorrente, sul punto, precisa che non può essere rimessa «al Consiglio dell’Ordine l’onere della responsabilità della regolare tenuta dei registri».
Il notaio, non aveva usato procacciatori di clienti, né mezzi pubblicitari indecorosi e non c’era alcuna prova del nesso tra negligenza e indebita concorrenza. Per questo la sanzione era immeritata.

[accordion state=”closed” color=”green” title=”Corte di Cassazione – Massima” tag=”h3″ ]

La sanzionabilità, sotto il profilo disciplinare, dell’illecita concorrenza realizzata attraverso comportamenti del notaio contrari ai doveri di correttezza professionale o servendosi di altri mezzi non confacenti al decoro ed al prestigio della classe notarile, come l’articolo 147, comma 1, lettera c, continua a prevedere, una volta venuto meno, per abrogazione, il riferimento alla condotta di riduzioni di onorari, diritti o compensi, avviene a titolo esemplificativo: quando il notaio esegua la propria prestazione in modo sistematicamente frettoloso o compiacente, o violi il principio di personalità della prestazione, ovvero provveda a documentare irregolarmente, dal punto di vista fiscale, la prestazione resa, o ponga in essere comportamenti di impronta prettamente commerciale non confacenti all’etica professionale(si pensi all’acquisizione di rapporti di clientela a mezzo di agenzie o procacciatori o con modi non conformi alla correttezza o al decoro, o, ancora, all’offerta di servizi, come finanziamenti e anticipazioni di somme, che non rientrano nell’esercizio dell’attività notarile) o non adeguati alla diligenza del professionista avveduto e scrupoloso, o che possano comunque nuocere alla sua indipendenza alla sua imparzialità e alla sua qualità di pubblico ufficiale.

[/accordion] Corte di Cassazione – Sentenza N. 10042/2013

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