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Professionisti, complicazioni in vista sulle spese di trasporto “prepagate” dal committente

Professionisti, complicazioni in vista sulle spese di trasporto “prepagate” dal committente
La Fondazione Nazionale dei Commercialisti illustra le novità introdotte dal Decreto sulle semplificazioni fiscali in merito al trattamento fiscale delle spese di vitto e alloggio prepagate dal committente per conto del professionista

La Fondazione Nazionale dei Commercialisti illustra le novità introdotte dal Decreto sulle semplificazioni fiscali in merito al trattamento fiscale delle spese di vitto e alloggio prepagate dal committente per conto del professionista.

Tra le novità introdotte dal D.Lgs. n. 175/2014, si segnalano le modifiche al trattamento fiscale delle spese di vitto e alloggioprepagate” dal committente per conto del professionista, con decorrenza dal periodo d’imposta 2015.
Come è noto, il previgente art. 54, comma 5, secondo periodo, del TUIR, disponeva l’integrale deducibilità di tali spese in sede di determinazione del reddito di lavoro autonomo del professionista, con conseguente obbligo, dal lato attivo, di addebitarle nella fattura emessa dal professionista nei confronti del committente.
La disposizione in oggetto, in buona sostanza, derogando alla generale irrilevanza reddituale per il professionista di tali spese, qualificava fiscalmente come compensi in natura, le sole spese di vitto e alloggio sostenute direttamente dal committente per conto del professionista.

Ciò premesso, l’art. 10 del decreto semplificazioni, con la sostituzione del secondo periodo del citato comma 5, dispone che “le prestazioni alberghiere e di somministrazione di alimenti e bevande acquistate direttamente dal committentenon costituiscono compensi in natura per il professionista”.

A partire dal 1° gennaio 2015, pertanto, tali spese tornano ad essere totalmente irrilevanti nella determinazione del reddito del professionista, con la conseguente eliminazione di tutte le complicazioni di carattere amministrativo e contabile che caratterizzavano il vecchio regime.

Con riferimento all’ambito oggettivo della nuova disciplina si rileva l’interpretazione recentemente fornita dall’Agenzia delle Entrate (circolare n. 31/E del 30 dicembre 2014). In tale occasione, in particolare, l’Amministrazione finanziaria ha precisato che il nuovo regime non è applicabile per le spese diverse da quelle di vitto e alloggio, quali ad esempio quelle di trasporto, ancorché acquistate direttamente dal committente.
Tale conclusione viene giustificata in base alla considerazione che la norma, nello stabilire che le spese di vitto e alloggio sostenute direttamente dal committente non costituiscono compensi in natura per il professionista, “introduce una deroga al principio generale secondo il quale costituisce compenso per il professionista (…) il sostenimento delle spese direttamente da parte del committente”.

Tale interpretazione – spiega la Fondazione – non è accettabile, prescindendo la stessa da una qualsivoglia analisi di carattere storico-sistematico che la normativa impone di adottare.

Interpretazione a rischio di incostituzionalità
Se, infatti, il principio generale è quello della totale irrilevanza reddituale delle spese prepagate dal committente e non, come affermato dall’Agenzia, quello della loro riconducibilità alla nozione di compenso in natura, il differente trattamento delle due tipologie di spesa renderebbe la disciplina del tutto “irrazionale e censurabile sotto il profilo costituzionale”.
Ciò nondimeno – conclude la Fondazione – l’interpretazione fornita dall’Agenzia risulta in palese contrasto con i principi che hanno ispirato il legislatore delegato nell’attuazione della delega stessa.

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