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Professioni, al via la legge dei «senza albo»

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Professioni non regolamentate: in arrivo il traguardo delle associazioni professionali
Professioni non regolamentate: in arrivo il traguardo delle associazioni professionali

Fervono i preparativi delle associazioni professionali, diverse da ordini e collegi, per adeguarsi ai requisiti richiesti dalla legge 4/13 sulle professioni non regolamentate. Qualcuna, come la Lapet (tributaristi), ha già attivato lo sportello per il consumatore, alcune hanno adeguato il sito web, qualcun’altra deve modificare lo statuto, altre (come i patrocinatori stragiudiziali dell’Aneis o gli osteopati del Roi) si dicono già pronte o quasi; ma per andare a regime ci vorrà qualche mese, come stima il presidente di Cna professioni, Giorgio Berloffa. Negli ultimi giorni, intanto, il Colap (Coordinamento libere associazioni professionali) ha riunito i delegati delle sue associazioni, fornendo una serie di linee guida operative.

Non è infatti solo una questione di carta intestata, anche se a questo si limita l’unico vero obbligo che scatta, di fatto, dall’11 febbraio – la legge è entrata formalmente in vigore domenica 10 febbraio – per ogni professionista “senza albo”, a prescindere dalla sua iscrizione, o meno, a un’associazione: ogni professionista dovrà riportare, in ogni documento o rapporto scritto con il cliente, gli estremi della legge stessa; se non lo farà, potrà essere sanzionato per pratica commerciale scorretta, ai sensi del Codice del consumo (Dlgs 206/05).

La legge, però, punta molto più in alto, nel tentativo di fornire più garanzie a tutela del consumatore, all’insegna della qualità dei servizi e della trasparenza del mercato. Ecco perché l’attenzione si concentra sul ruolo delle associazioni professionali, costituite dai professionisti su base volontaria e senza vincoli di rappresentanza esclusiva. Solo una minoranza dei due o tre milioni di professionisti “senza albo” aderisce a una delle 225 associazioni del Colap o a una delle 40 riunite da Cna professioni. Alle associazioni è assegnato l’obiettivo di valorizzare le competenze degli iscritti, di garantire il rispetto delle regole deontologiche, di agevolare la scelta e la tutela degli utenti nel rispetto delle regole della concorrenza.

Per questo, le associazioni devono garantire, tra l’altro, la promozione della formazione permanente per gli iscritti; la costituzione di uno sportello al quale il cliente possa rivolgersi in caso di contenzioso con il professionista o per avere informazioni sull’attività e sugli standard qualitativi; la pubblicazione sul proprio sito web delle informazioni necessarie a tutelare il consumatore secondo criteri di trasparenza, correttezza e veridicità. Solo se in possesso di tutti i requisiti e previa dichiarazione responsabile dei rispettivi rappresentanti legali, le associazioni professionali possono quindi chiedere di essere iscritte nell’elenco che sarà pubblicato dal ministero dello Sviluppo economico sul proprio sito internet e per il quale il Mise sta finendo di approntare la modulistica e le istruzioni.

Il Colap, come forma aggregativa delle associazioni, riconosciuta in base all’articolo 3 della legge, punta a diventare interlocutore privilegiato del ministero dello Sviluppo, per collaborare a far sì che questa legge funzioni“, dichiara la direttrice, Emiliana Alessandrucci. “Oltre al ruolo di rappresentanza istituzionale e di promozione della qualificazione professionale – prosegue – l’articolo 3 prevede per le forme aggregative la possibilità di ricevere dalle singole associazioni un mandato di vigilanza, che permetta di controllare la congruità dei loro standard. Questo mandato, che potrebbe essere affidato al Colap, è materia di confronto dialettico con le associazioni“.

Per il Colap si apre in ogni caso una fase nuova: “Raggiunto l’obiettivo della legge – spiega il presidente, Giuseppe Lupoi – vogliamo che la qualità abbia più valore. Inoltre, siamo ormai l’altra colonna del sistema professionale italiano e puntiamo ad essere un interlocutore politico ufficiale per le questioni economiche, politiche, fiscali, previdenziali“.

Ogni professionista, iscritto o no a un’associazione, può far certificare la propria conformità alla norma Uni della professione, se esiste. Tre giorni fa sono state pubblicate quelle dei fotografi e dei patrocinatori stragiudiziali, a breve è prevista quella dei chinesiologi, altre 19 sono a diversi stadi del processo. Il professionista, che decida di iscriversi a un’associazione, può anche chiedere alla stessa il rilascio di un’attestazione, come ulteriore “bollino” di qualità. Anche se resta una decisione facoltativa, la previsione delle associazioni è che un po’ alla volta sarà il mercato stesso a portare i professionisti in questa direzione.

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