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Prima casa: acconto Imu reintrodotto dall’emendamento del PD

Complessivamente le commissioni Bilancio e Finanze della Camera hanno eliminato oltre 300 emendamenti sui 450 presentati. Politicamente centrale quello del Pd che vuol tagliare l'esenzione dagli acconti alle prime case con rendita superiore ai 750 euro. Cioè anche molto al di sotto della categoria 'lusso'. Pdl contrario. Il Pd:
Complessivamente le Commissioni Bilancio e Finanze della Camera hanno eliminato oltre 300 emendamenti sui 450 presentati. Politicamente centrale quello del Pd che vuol tagliare l’esenzione dagli acconti alle prime case con rendita superiore ai 750 euro. Cioè anche molto al di sotto della categoria ‘lusso’. Pdl contrario. Il Pd: “Forse lo ritiriamo“. La Lega: “Il governo chiarisca“. M5S: “Decreto anticostituzionale

La battaglia dell’Imu torna a infuocare il cerchio della politica. L’incandescenza della materia, che agita le diverse anime della maggioranza prima ancora degli ovvi distinguo dell’opposizione, ha messo ieri a dura prova i Presidenti della Commissioni Bilancio e Finanze della Camera, Francesco Boccia (Pd) e Daniele Capezzone (Pdl), in seduta congiunta. Sulle rispettive scrivanie sono piovuti infatti ben 454 emendamenti. Tutti al Decreto Legge del governo su Imu-Cig-Esodati da far approvare al Parlamento entro il 30 ottobre: 145 quelli considerati ammissibili (131 al primo esame, 14 previo ripescaggio dopo il ricorso dei presentatori).

Il caso. E proprio un emendamento del Pd, prima bocciato per “estraneità della materia” e poi ricomparso sul tavolo in seguito a un indispensabile taglia e cuci, fa risalire la tensione tra le forze che sostengono il governo. L’emendamento sgradito agli italiani più benestanti, ma anche ai fragili equilibri dell’esecutivo, è quello che sopprime l’esenzione dalla prima rata Imu per le prime case con rendita catastale superiore a 750 euro.

La conseguenza. Se l’emendamento fosse approvato, sarebbero colpite non solo le case di lusso classificate nella categoria catastale A/1, le ville di categoria catastale A/8, i castelli e/o i palazzi di eminente pregio artistico o storico censiti in categoria A/9 – mai esentate dall’acconto – ma quasi tutte quelle di categoria A2 e persino di categoria A3 (se di ampia superficie): 4,7 milioni di abitazioni su un totale di 19,7 che così perderebbero improvvisamente l’esenzione.

Opposte prospettive. Ovvero un’ipotesi platealmente contraria a quanto sin qui rivendicato in termini politici dal Pdl, con l’elevazione della prima casa – fuorché di lusso – a bene supremo risparmiato dall’acconto Imu. Posizione che non piace alla parte più movimentista del Pd, viceversa timorosa di eccedere in generosità fiscale e di coalizione. L’emendamento del Pd, considerando anche il saldo del 16 dicembre, vale infatti 2,5 miliardi di euro a regime (1,5 dei quali recuperati dall’acconto non versato). Un’operazione di equità, a giudizio dei presentatori. Un sassolone sulla strada del governo, secondo i molti contrari anche tra i democratici non foss’altro per ragioni di “marketing”: fiscale verso i contribuenti; contabile verso i Comuni. Che in parte hanno già ricevuto dal governo le compensazioni dell’acconto Imu non incassato e ora temono il caos di bilancio prima che debutti la Service Tax.

La reazione del PDL. Seppur trattenuta nei modi, è chiara la perplessità di Capezzone: “Se il Pd non ritira l’emendamento sulla soglia dei 750 euro, compie un atto di autolesionismo politico venendo meno a un impegno politico pubblico e solenne del Governo. Mi auguro che la notte porti consiglio“. Più diplomatico Boccia che tuttavia non nasconde le insidie di un voto non condiviso e invita i presentatori a dedicare i propri sforzi di “progressività” fiscale alla “Service Tax in arrivo“.
E così, mentre le Commissioni in seduta congiunta sprofondano nella discussione dei singoli emendamenti in vista del voto di domani – che approverà il testo finale da portare in aula mercoledì o più probabilmente giovedì – la maggioranza si riscopre in fibrillazione.

La risposta del Pd. “L’obiettivo politico degli emendamenti presentati sul DL Imu prima rata non è quello di metterne in discussione il contenuto – rileva il capogruppo Pd in Commissione Bilancio alla Camera, Maino Marchi, primo firmatario -, ma di avere un quadro complessivo di come si chiuderà il 2013 sulle diverse emergenze finanziarie: rientro entro il 3 per cento deficit/Pil, pieno finanziamento per le esigenze della cassa integrazione, effetti sui redditi più bassi e sugli esercizi commerciali dell’aumento dell’Iva, oltre che le questioni dell’Imu e in prospettiva della Service Tax. Temi – osserva Marchi – che possono avere risposta con la predisposizione della Legge di Stabilità e del Decreto sulla seconda rata dell’Imu. Siamo convinti che il governo darà risposte soddisfacenti a fronte delle quali – annuncia – potremo procedere al ritiro o alla riformulazione dei nostri emendamenti“.

Prima casa: acconto Imu reintrodotto dall'emendamento del PD

Lega Nord. Frattura comunque in atto, secondo la Lega Nord: “Mentre il Partito Democratico in Commissione Bilancio alla Camera propone di reintrodurre l’Imu per alcune abitazioni principali, il Pdl sembra non essere affatto d’accordo. Siamo ancora una volta di fronte ad una spaccatura. Il governo chiarisca quanto prima la posizione che intende tenere perché enti locali e cittadini sono stanchi di essere presi in giro“, chiede Guido Guidesi, componente della Commissione Bilancio per la Lega Nord alla Camera.

M5S. Più caustici i grillini: “Il governo e la maggioranza hanno dichiarato inammissibili tutti gli emendamenti al Decreto Imu che, a loro dire, risultano privi dell’idonea copertura finanziaria. Bene, d’accordo: allora perché nello stesso Decreto viene inserita la copertura da 600 milioni derivante dal contenzioso con le concessionarie dei giochi d`azzardo?“, protestano i deputati M5S. “Sappiamo che finora l’adesione delle imprese del gioco alla transazione proposta dal fisco equivale a circa 13mila euro – rilevano -. Una briciola rispetto ai 600milioni in cui l’esecutivo spera. Cosa vuol dire? Che anche il Decreto è inammissibile? La Corte dei conti ha già fatto i propri rilievi critici e noi diciamo da tempo che il Presidente Napolitano ha firmato un decreto incostituzionale“.

La controproposta. “Probabilmente – è la considerazione finale dei deputati M5S – il governo sta lasciando lievitare strumentalmente il caos per poi intervenire, con il pretesto dell’urgenza, senza dare replica alle Camere. E’ il solito gioco che ormai abbiamo imparato a conoscere e che serve a svuotare il Parlamento, oltre che a mettere le pezze a una maggioranza delle larghe falle“. “Noi – concludono – siamo chiari e coerenti: abolizione totale dell’Imu sulla prima casa da compensare con una maggiore progressività sugli altri immobili residenziali. In pratica, puntiamo a tassare in modo differenziato la seconda casa, la terza, la quarta e così via. Solo così si colpisce la grande rendita e si difendono i cittadini della classe media, già massacrati dalla crisi“.

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