Diritto

Prezzo incassato e valore di mercato: onere della prova al contribuente

Prezzo incassato e valore di mercato: onere della prova al contribuente
È onere probatorio del contribuente superare la presunzione di corrispondenza del prezzo incassato con il valore di mercato, accertato in via definitiva, in sede di applicazione dell’imposta di registro, soprattutto quando si è in presenza di uno scostamento assai rilevante tra il valore di mercato del bene (quale accertato in via definitiva in sede di applicazione dell’imposta di registro) ed il prezzo di acquisto riportato nel contratto di compravendita

In tema di accertamento dei redditi IRPEF, è onere probatorio del contribuente superare la presunzione di corrispondenza del prezzo incassato con il valore di mercato, accertato in via definitiva, in sede di applicazione dell’imposta di registro, soprattutto quando si è in presenza di uno scostamento assai rilevante tra il valore di mercato del bene (quale accertato in via definitiva in sede di applicazione dell’imposta di registro) ed il prezzo di acquisto riportato nel contratto di compravendita. Lo ha affermato la Corte di Cassazione con la sentenza n. 16254 del 31 luglio 2015.

IL FATTO
La controversia concerne l’impugnazione di un avviso di accertamento emesso dall’Agenzia delle Entrate nei confronti di un contribuente, relativo ad IRPEF su reddito soggetto a tassazione separata, dovuta per l’anno 2001, a seguito di rettifica in aumento della plusvalenza dichiarata ai fini delle imposte, in esito alla cessione di due appezzamenti di terreno edificabile ed alla successiva definizione, su istanza di accertamento con adesione, dell’avviso di rettifica dell’imposta di registro e dell’INVIM.

I giudici d’appello hanno sostenuto, in particolare, che, in analogia a quanto previsto nell’ipotesi di terreni acquistati per successione o donazione, il valore concordemente definito e liquidato con rituale atto di adesione, sia pure con riguardo ad altri tributi, può essere assunto come riferimento presuntivo del prezzo di vendita di terreni edificabili, essendo ragionevole ritenere che il “valore di mercato pattuito e liquidato verosimilmente coincide con il corrispettivo effettivamente percepito“, in quanto una vendita a prezzo di gran lunga inferiore a quello di mercato implicherebbe un’operazione economicamente non conveniente.

Contro la sentenza ha proposto ricorso per cassazione il contribuente, in particolare sostenendo, da un lato, l’errore in cui sarebbero incorsi i giudici di appello avendo ritenuto legittima l’automatica trasposizione del “valore accertato ed in seguito definito”, ai fini dell’imposta di registro e di quella sull’incremento del valore degli immobili, in luogo del corrispettivo effettivamente percepito ed avendo gli stessi assunto, a base della decisione, la presunzione semplice secondo la quale il fatto dello scostamento tra il “valore accertato e definito”, ai fini dell’imposta di registro e di quella sull’incremento del valore degli immobili, ed il corrispettivo dello stesso bene, dichiarato ai fini della determinazione della plusvalenza tassabile a fini IRPEF sia di per sé idoneo a far presumere un “maggior corrispettivo percepito”; dall’altro, per avere i giudici d’appello affermato essere onere probatorio del contribuente superare la presunzione di corrispondenza del prezzo incassato con il valore di mercato, accertato in via definitiva, in sede di applicazione dell’imposta di registro, pur a fronte di una presunzione carente dei requisiti di gravità, precisione e concordanza.

LA DECISIONE DELLA CORTE DI CASSAZIONE
La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso presentato dal contribuente. In particolare, la Suprema Corte ha già avuto modo di chiarire che i principi relativi alla determinazione dell’imponibile divergono, nel caso di trasferimento di un bene, a seconda dell’imposta che si deve applicare.

Infatti, quando si tratta di imposta sul reddito, ai fini dell’accertamento della plusvalenza patrimoniale occorre verificare la differenza realizzata tra il prezzo di acquisto e il prezzo di cessione del bene, mentre, quando si tratta di imposta di registro, si ha riguardo al valore di mercato del bene medesimo.

Con riguardo al profilo dell’onere della prova, se i principi relativi alla determinazione dell’imponibile divergono, nel caso di trasferimento di un bene, a seconda dell’imposta che si deve applicare, poiché, quando si tratta di imposta sul reddito, ai fini dell’accertamento della plusvalenza patrimoniale, occorre verificare la differenza realizzata tra il prezzo di acquisto e il prezzo di cessione del bene, mentre, quando si tratta di imposta di registro, si ha riguardo al valore di mercato del bene medesimo, ciò, peraltro, non esclude che l’Amministrazione finanziaria possa procedere, in via induttiva, all’accertamento del reddito da plusvalenza sulla base dell’accertamento di valore effettuato in sede di applicazione dell’imposta di registro.

E’ onere probatorio del contribuente (anche con ricorso ad elementi indiziari) superare la presunzione di corrispondenza del prezzo incassato con il valore di mercato accertato in via definitiva in sede di applicazione dell’imposta di registro, dimostrando di avere, in concreto, venduto a prezzo inferiore.

Nella fattispecie, il contribuente doveva provare il corrispettivo realmente ricevuto, superando la presunzione posta a base dell’accertamento, soprattutto perché si era in presenza di uno scostamento assai rilevante tra il valore di mercato del bene (quale accertato in via definitiva in sede di applicazione dell’imposta di registro) ed il prezzo di acquisto riportato nel contratto di compravendita.

Con riguardo, poi, alla definizione per condono dell’imposta di registro, la libera scelta del contribuente di avvalersi della definizione agevolata della lite fiscale concernente l’accertamento della maggiore imposta pretesa in conseguenza del diverso valore del bene affermato dall’Ufficio, ai fini dell’imposta di Registro, suppone comunque l’accettazione, da parte del contribuente stesso, di quel diverso valore, utilizzabile da parte dell’Amministrazione finanziaria, come dato presuntivo, ai fini dell’accertamento di una plusvalenza patrimoniale realizzata ai fini IRPEF.

Nella specie, i giudici hanno dunque affermato, correttamente, che l’onere della prova, al fine di superare la presunzione di corrispondenza del prezzo incassato con il valore di mercato, accertato in via definitiva in sede di applicazione dell’imposta di registro, gravava sul contribuente.

Ne consegue il rigetto del ricorso.

Corte di Cassazione – Sentenza N. 16254/2015

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