Diritto

Presunzione di cessione per differenze inventariali: estendibile alle imposte dirette

Nella materia delle imposte dirette, la presunzione di cessione per differenze inventariali è in generale applicabile, mentre non è applicabile lo speciale regime - dettato per l'IVA - limitativo della prova necessaria a rendere la presunzione inoperante; ne consegue che, per quanto riguarda le imposte dirette, e a differenza di quanto accade per l'IVA, al contribuente è consentito avversare la presunzione con ogni mezzo
Nella materia delle imposte dirette, la presunzione di cessione per differenze inventariali è in generale applicabile, mentre non è applicabile lo speciale regime – dettato per l’Iva – limitativo della prova necessaria a rendere la presunzione inoperante; ne consegue che, per quanto riguarda le imposte dirette, e a differenza di quanto accade per l’Iva, al contribuente è consentito avversare la presunzione con ogni mezzo

In tema di accertamento tributario, nella materia delle imposte dirette, la presunzione di cessione per differenze inventariali è in generale applicabile, mentre non è applicabile lo speciale regime – dettato per l’Iva – limitativo della prova necessaria a rendere la presunzione inoperante; ne consegue che, per quanto riguarda le imposte dirette, e a differenza di quanto accade per l’Iva, al contribuente è consentito avversare la presunzione con ogni mezzo. Lo ha stabilito la Corte di Cassazione con la sentenza n. 10927 del 27 maggio 2015.

IL FATTO
All’esito di vicenda negoziale di compravendita di un ramo d’azienda, venuta in essere nell’anno 1996, una società impugnava, dinanzi alla Commissione Tributaria Provinciale di Piacenza, due avvisi di accertamento coi quali l’Agenzia delle Entrate aveva provveduto ad effettuare distinte riprese fiscali ai fini dell’Irpeg, dell’Irap e dell’Iva per le annualità 1999 e 2000.

Radicatosi il contraddittorio, il ricorso della società veniva accolto salvo che per la parte relativa alla omessa contabilizzazione di ricavi ai fini dell’Iva, attesa la insuperata presunzione di cessione di beni per differenze inventariali. Proposto appello da entrambe le parti, la Commissione Tributaria Regionale, in parziale accoglimento di quello principale dell’Agenzia delle Entrate, ha dichiarato legittima “la ripresa fiscale per omessa contabilizzazione di ricavi per l’anno 1999”, dedotta da differenze inventariali anche ai fini delle imposte dirette.

Contro la sentenza, ha proposto ricorso per cassazione la società, in particolare ponendo una medesima sostanziale questione, ovvero dell’estensibilità alle imposte dirette della presunzione di cessione desunta da differenze inventariali.

LA DECISIONE DELLA CORTE DI CASSAZIONE
La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso presentato dalla società. Per comprendere meglio la questione, va ricordato che il D.P.R. n. 441/97, recante il regolamento per il riordino della disciplina delle presunzioni di cessione e di acquisto, ha come ambito di riferimento la materia dell’Iva.
Secondo la giurisprudenza della Corte di Cassazione, le presunzioni di cessione e d’acquisto poste per l’Iva sono annoverabili tra le presunzioni legali relative di tipo c.d. misto; tra le presunzioni, cioè, che a evidenti fini antielusivi consentono la dimostrazione contraria da parte del contribuente unicamente entro i limiti di oggetto e di mezzi di prova ivi prefigurati.
Ed è vero che in tale (limitato) senso la presunzione ha un’applicazione specifica concernente l’Iva.
Oltre tale limite, però, la normativa dettata in materia d’Iva introduce una presunzione che, per l’unitarietà dell’ordinamento tributario, può avere rilievo quale fondamento dell’esistenza di fatti rilevanti anche in ordine all’accertamento di imposte diverse, come già ritenuto dalla Corte di Cassazione e come sostenuto dalla sentenza della Ctr.

In alcune decisioni della Corte trovasi precisato che, essendo la presunzione specificamente dettata per l’Iva, essa è suscettibile di costituire elemento rilevante ai fini dell’accertamento in materia di imposte dirette ove ulteriormente supportata in relazione al regime proprio di tali imposte. Ma simile precisazione ad avviso del Collegio, per la contraddizione che non consente, non può essere spinta fino a privare di rilevanza l’affermazione previa, in base alla quale la presunzione di cessione è comunque in sé un elemento rilevante per l’accertamento di quelle imposte.

Nella materia delle imposte dirette si impone semplicemente di considerare che la presunzione di cessione è in generale applicabile, ai sensi dell’art. 12, secondo comma, delle disposizioni sulla legge in generale, mentre non è applicabile lo speciale regime – dettato per l’Iva -limitativo della prova necessaria a rendere la presunzione inoperante; per modo che, quanto alle imposte dirette, e a differenza di quanto accade per l’Iva, al contribuente è consentito avversare la presunzione con ogni mezzo.

Nel caso di specie, la Ctr non ha infranto tali principi, avendo espressamente affermato che la presunzione rilevava anche ai fini delle imposte dirette (in ragione della unitarietà dell’ordinamento tributario) e che nessun elemento contrario di prova era stato dal contribuente dedotto al fine di avversarla.

Ne consegue il rigetto del ricorso.

Corte di Cassazione – Sentenza N. 10927/2015

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