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Pressione fiscale, Italia da record: quella effettiva è al 54% del Pil

Pressione fiscale, Italia da record: quella effettiva è al 54% del Pil
Con il 54 % della pressione fiscale effettiva, l’Italia conquista nel 2013 il record della tassazione più elevata fra le economie sviluppate

Pressione fiscale, Italia sul podio più alto. Con il 54 % della pressione fiscale effettiva, quella riferita al Pil emerso, il nostro Paese conquista nel 2013 il record della tassazione fra le economie sviluppate. E poco consola che nel 2012 questa fosse al 55%. A dare agli italiani il primato tra i pagatori di tasse è l’Ufficio Studi Confcommercio, che stima la pressione fiscale apparente di quest’anno al 44,6% del Pil (44,3% nel 2012). Tale stima comprende Imu e Tares ma non l’aumento dell’aliquota Iva rinviato al 1 ottobre ed eventuali incrementi degli addizionali Irpef.

Sul podio, dunque, e con l’intenzione di restarci: se nel resto del mondo sembra prevalere la tendenza al ridurre la pressione fiscale, il nostro Paese è in controtendenza con un incremento di quella apparente di 2,7 punti di Pil nel 2013 rispetto al 2000. Nello stesso periodo in Svezia il calo è stato di 7,6 punti, di 3,3 punti negli Usa e di 2 punti in Germania.

«Gli italiani sono un popolo di pagatori di tasse», ha spiegato il direttore dell’ufficio studi di Confcommercio, Mariano Bella, presentando i dati al convegno “Tasse… Le cambiamo? Come ridurre la pressione fiscale e far emergere l’economia sommersa“. Secondo Confcommercio «l’alto livello della pretesa fiscale» in Italia è il primo incentivo all’evasione».

Tra gli altri fattori determinanti il valore atteso della sanzione (efficienza della giustizia civile), la percezione dell’output pubblico e la facilità dell’adempimento spontaneo delle obbligazioni fiscali. «Oltre una certa soglia – ha osservato Bella – l’aumento delle imposte genera una riduzione della crescita. L’eccesso di imposizione riduce le nostre possibilità».

A fronte dei dati diffusi da Confcommercio, a spezzare una lancia per chi cerca di sottrarsi alla pressioen fiscale insostenibile è il viceministro all’Economia, Stefano Fassina, che dal palco riconosce l’esistenza di «un’evasione di sopravvivenza». «Senza voler strizzare l’occhio a nessuno – spiega Fassina – senza ambiguità nel contrastare l’evasione ci sono ragioni profonde e strutturali che spingono molti soggetti a comportamenti di cui farebbero volentieri a meno».

La conferma del record emerge con tutta evidenza dal confronto con gli altri paesi occidentali: in Danimarca la pressione fiscale effettiva é infatti al 51,1% del Pil, in Francia al 50,3%, in Belgio al 49,3%, in Austria al 46,8%, in Svezia al 46,7%, in Norvegia al 42,3%, in Olanda al 40,8%, nel Regno Unito al 40,4%, in Spagna al 36,7%, in Australia al 34,8%, in Canada al 31,9%. Chiudono la classifica Irlanda (28,4%) Stati Uniti (27,9%) e Messico (26,2%).

Il nostro é anche uno dei Paesi in cui la pressione fiscale é cresciuta negli ultimi anni (+2,7% tra il 2000 e il 2013), passando dal 41,9 al 44,6%. In Portogallo il peso delle tasse nel periodo 2000-2013 é cresciuto del 3,2%, in Giappone del 2,6% e in Francia del 2,3 per cento.

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