Diritto

Preavviso di fermo con crediti tributari: quale giurisdizione?

Preavviso di fermo con crediti tributari: quale giurisdizione?
La giurisdizione sulle controversie relative al fermo di beni mobili registrati appartiene al giudice tributario, solo quando il provvedimento impugnato concerne la riscossione di tributi

La giurisdizione sulle controversie relative al fermo di beni mobili registrati appartiene al giudice tributario, solo quando il provvedimento impugnato concerne la riscossione di tributi; tuttavia, se il contribuente – contravventore deduce che alcuni dei crediti elencati nel preavviso di fermo hanno natura tributaria, non è sufficiente richiamare la cartella esattoriale, ma è necessario descrivere quali siano i tributi con essa pretesi dall’Amministrazione finanziaria ed indicare dove tali documenti siano rinvenibili. Lo hanno chiarito le Sezioni Unite della Corte di Cassazione con la sentenza n. 10093 del 18 maggio 2015.

IL FATTO
Un contribuente ha proposto ricorso alla Ctp di Roma per vedere dichiarata la illegittimità di un preavviso di fermo amministrativo del proprio autoveicolo disposto da Equitalia Gerit per il mancato pagamento di cartelle esattoriali emesse a suo carico.

La Commissione tributaria, in accoglimento del ricorso, ha annullato il preavviso di fermo e, per l’effetto, ha ordinato la cancellazione della sua iscrizione al PRA.

Contro tale decisione ha proposto appello Equitalia Gerit, eccependo in via preliminare il difetto di giurisdizione del giudice adito.

La Commissione tributaria regionale, in riforma dell’impugnata pronuncia, ha dichiarato l’inammissibilità del ricorso di primo grado per il difetto di giurisdizione del giudice tributario, salva la facoltà di riassumere il giudizio innanzi al giudice competente.
In particolare, la Commissione tributaria regionale ha richiamato l’indirizzo della giurisprudenza delle Sezioni Unite, secondo cui vi è giurisdizione del giudice tributario sulle controversie in materia di fermo amministrativo solo nel caso che i provvedimenti in questione siano emessi per la violazione di norme tributarie; ed ha ricordato che, secondo la Corte Costituzionale (sentenza n. 130 del 2008), l’attribuzione al giudice tributario di controversie in materie diverse si risolverebbe nell’introduzione di una giurisdizione speciale non compatibile con l’ordinamento costituzionale.

Nel caso di specie – ha proseguito la Corte territoriale – il fermo amministrativo è stato disposto per una serie di contravvenzioni al codice della strada e per alcune violazioni in ordine al pagamento del canone, ma non per violazioni in materia tributaria.
Inoltre, ha sottolineato la Commissione tributaria regionale, il contribuente – contravventore, a fronte di una specifica affermazione contenuta in ordine alla natura non tributaria della violazioni contestate, non ha fornito alcun elemento di informazione, né elementi sullo specifico punto erano ricavabili dal ricorso, con la conseguenza che, in base agli atti, si deve ritenere che l’assunto dell’agente della riscossione fosse dimostrato.

Contro la sentenza ha proposto ricorso per cassazione il contribuente – contravventore, in particolare sostenendo che la giurisdizione spetti alle Commissioni tributarie là dove il credito per il quale l’agente della riscossione procede sia relativo in parte a tributi e in parte a contravvenzioni al Codice della strada. Nel caso di specie dal contenuto delle cartelle esattoriali sulle quali si è fondato il fermo amministrativo si ricaverebbe che le stesse erano afferenti sia a contravvenzioni al Codice della strada, sia al pagamento di tributi dovuti all’Amministrazione finanziaria. Infatti, sette cartelle esattoriali di quelle elencate nel preavviso di fermo sarebbero relative a tributi dovuti all’Ufficio del registro – bollo radio. Ad avviso del ricorrente, sarebbe quindi errata, in base a tale dato di fatto, documentalmente provato, l’affermazione della Ctr, secondo la quale il fermo non era stato disposto per un debito tributario.

LA DECISIONE DELLA CORTE DI CASSAZIONE A SEZIONI UNITE
Le Sezioni Unite della Corte di Cassazione hanno dichiarato inammissibile il ricorso del contribuente – contravventore. Va innanzitutto premesso che la giurisdizione sulle controversie relative al fermo di beni mobili registrati appartiene al giudice tributario solo quando il provvedimento impugnato concerne la riscossione di tributi.

Nel caso di specie il contribuente, nel dedurre che alcuni crediti elencati nel preavviso di fermo avessero natura tributaria, ha fondato la propria tesi sul contenuto di cartelle esattoriali, ma senza descrivere quali sarebbero i tributi con esse pretesi dall’Amministrazione finanziaria e senza indicare neppure dove tali documenti sarebbero rinvenibili.

Ne è conseguita l’inammissibilità del ricorso.

Corte di Cassazione Sezioni Unite – Sentenza N. 10093/2015

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