Fisco

Polizze Vita, le mosse a disposizione dei risparmiatori dopo il taglio alle detrazioni fiscali

Ecco le opzioni a disposizione per chi, caduto gran parte del vantaggio fiscale delle detrazioni sulle polizze Vita, preferisce trovare altre forme di risparmio
Ecco le opzioni a disposizione per chi, caduto gran parte del vantaggio fiscale delle detrazioni sulle polizze Vita, preferisce trovare altre forme di risparmio

Il taglio cospicuo delle detrazioni per chi ha sottoscritto una polizza Vita riduce in modo rilevante l’appealing di questi strumenti di risparmio: da quest’anno, infatti, si potranno detrarre solo 630 euro per il periodo di imposta 2013, cifra destinata a calare a 230 euro a partire dal 2014: molto meno rispetto ai 1.291,14 euro annui previsti fino a pochi giorni fa. Complice la lunga durata e la struttura commissionale onerosa e sbilanciata sulla prima parte della loro vita, si è portati a rimanere “investiti” in questi strumenti per tutta la loro durata (anche dieci o venti anni), senza grandi chances di chiudere il contratto come accade invece con altri strumenti di risparmio di medio lungo termine come i fondi comuni.

Di fronte alla forte riduzione del vantaggio fiscale molti risparmiatori hanno testimoniato la decisione di non proseguire con questi strumenti, spesso indispettiti da una decisione – quella presa dall’esecutivo con il decreto n. 102 – di ridurre l’incentivo alla diffusione di strumenti di copertura che alleggeriscono lo Stato stesso dall’ònere di intervenire in materia di assistenza, sanità e previdenza; basti pensare alle polizze infortuni.

Vediamo insieme quali sono le opzioni a disposizione per chi, caduto gran parte del vantaggio fiscale, preferisce trovare altre forme di risparmio, focalizzando però due premesse:

  1. le tipologie di polizze Vita sono in realtà molto varie e non è certo semplice identificare prodotti standard visto che i contratti possono prevedere clausole articolate e complesse che una descrizione di questa natura non può considerare appieno;
  2. la scelta di portare a termine la polizza continuando i versamenti va fatta calcolando l’effetto prodotto dal vantaggio fiscale sul rendimento della polizza, confrontato con il rendimento prodotto con il nuovo livello di detraibilità, drasticamente ridotto: un 6% grazie al fisco potrebbe scendere all’1,3%, livello che non giustifica un investimento di lungo periodo.

La sospensione dei versamenti. I contratti assicurativi generalmente prevedono la possibilità di interrompere i versamenti (“premi”) prima della scadenza naturale della polizza; in gergo assicurativo si dice che in caso di sospensione il contratto viene “ridotto”; in molti casi i contratti prevedono che al montante cumulato fino al momento della sospensione venga sottratta una percentuale definita per ogni anno di interruzione fino alla chiusura della polizza. Chi decide ad esempio di chiudere al 15esimo anno una polizza ventennale che prevede premi di mille euro l’anno, si potrebbe trovare un montante maturato di 18mila euro, grazie all’effetto del rendimento prodotto dalla gestione separata, meno i costi: da questa quota verrebbe sottratta una percentuale ad esempio del 2% per ciascun anno alla scadenza, in questo caso cinque. Il che ridurrebbe il capitale riscattabile – alla scadenza naturale del contratto, ossia al ventesimo anno – a 16.200 euro. Con un rendimento dunque limato in misura significativa, soprattutto se considerato la lunga durata del contratto, che giustificherebbe un obiettivo di rendimento maggiore. Il consiglio è di leggere con attenzione la propria polizza, in quanto le penalizzazioni possono essere molto varie, più alte o più basse, così come il meccanismo stesso della penalizzazione. Fatto salvo, ovviamente, il rendimento minimo garantito della gestione separata che potrebbe far lievitare i nostri 16.200 euro.

Il riscatto dei versamenti. I contratti possono prevedere la possibilità di riscattare prima della scadenza le quote versate; in genere ciò comporta penalizzazioni la cui profondità è indicata dal contratto di polizza stessa. In genere la compagnia assicurativa le quantifica nella misura delle provvigioni riconosciute alla rete di distributori, accollandosi così l’ònere del riscatto anticipato. Tutto dipende dal numero di anni di anticipo e dal numero di anni residui e ciascun contratto potenzialmente può rappresentare un caso a sé. Quel che non cambia è il diritto di ciascun sottoscrittore – garantito dal Codice delle Assicurazioni – di conoscere il valore di riscatto, il valore maturato e il valore ridotto a scadenza (che è calcolato in genere con il minimo garantito).

Diminuzione dei versamenti. Meno drastico ma altrettanto efficace, è la decisione di ridurre l’ammontare periodico dei versamenti per la propria polizza, qualora ovviamente questa possibilità venga prevista dal contratto. Di quanto? Dipende ovviamente dall’ammontare del versamento iniziale, il quale spesso è determinato, su indicazione del collocatore, nelle vicinanze del beneficio fiscale; o almeno di quei 1.291,14 euro sulla base dei quali molti hanno compiuto le loro scelte. La riduzione dei versamenti, ovviamente, produce una parallela decrescita del “capitale assicurato” ossia del denaro che alla scadenza è presumibile incassare, ma permette di liberare risorse che possono essere impiegate in modo – anche fiscalmente – più efficiente. La novità, in definitiva, può rappresentare anche una buona occasione per fare mente locale sulle proprie scelte in materia di portafoglio, per una messa a punto per rendere i propri risparmi più efficienti.

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