Lavoro

Più tutela per l’occupazione, in caso di condanna dell’ente datore di lavoro

In caso di responsabilità da reato degli enti l’applicazione di sanzioni interdittive, le più gravi, rischia di porre in serio dubbio la stessa sopravvivenza dell'ente
In caso di responsabilità da reato degli enti l’applicazione di sanzioni interdittive, le più gravi, rischia di porre in serio dubbio la stessa sopravvivenza dell’ente

In caso di responsabilità da reato degli enti l’applicazione di sanzioni interdittive, le più gravi, rischia di porre in serio dubbio la stessa sopravvivenza dell’ente. Quali i rimedi e le alternative – a vantaggio dei dipendenti e dell’ente – che prevedano da un lato una sicura carica sanzionatoria ma, dall’altro, che vigilino affinchè le conseguenze negative rimangano circoscritte ai veri responsabili delle condotte illecite, tutelando chi dalla rimanente attività pienamente legittima dell’ente trae onesto guadagno e dignitoso sostentamento?

Infatti, tra le possibili sanzioni che possono essere applicate all’ente persona giuridica, a seguito di condanna ex art. 9 comma 2 del d.lgs. n. 231/2001 o sub specie di misura cautelare ai sensi dell’art. 45 comma 1 del medesimo decreto, quelle interdittive appaiono all’evidenza le più gravi, sia dal punto di vista economico-finanziario sia d’immagine e tali da poter porre in serio dubbio la stessa sopravvivenza dell’ente.

Il pericolo è certamente reale tanto che in svariate occasioni parte della dottrina e, ovviamente le associazioni di categoria, a più riprese si sono spinte a parlare di un possibile eccesso nel rigore sanzionatorio, di sproporzione tra anomalia (pur illegale) dell’attività produttiva e sanzione fino a denunciare, da ultimo, una vera e propria “overdose di pressione” nei confronti dell’ente imprenditore.

Tanto premesso, stante anche la chiara scelta legislativa in tal senso, giustificata peraltro dalla diffusione e dalla gravità delle conseguenze lesive della c.d. criminalità d’impresa, merita riporre maggiore attenzione non tanto sull’onerosità della sanzione (o misura cautelare) in sè quanto piuttosto sulla possibilità che quest’ultima, originariamente diretta verso la persona giuridica colpevole, produca effetti negativi su soggetti estranei.

La tematica, tipica della responsabilità da reato degli enti e con questo estranea al diritto penale classico incardinato massimamente sulla figura dell’individuo persona fisica, concerne, infatti, tutti quei soggetti (simili per caratteristiche ai cd. stakeholders del diritto societario) quali risparmiatori, obbligazionisti, soci, creditori e soprattutto, lavoratori subordinati o altrimenti dipendenti, sottoposti ad un duplice rischio, del reato da parte dell’ente, prima, e della sanzione prevista dall’ordinamento giuridico, in seguito.

E’ evidente come uno Stato democratico non possa rimanere indifferente innanzi a condotte lesive di beni giuridici fondamentali e costituzionalmente tutelati, quali la salute e la sicurezza, in nome di un, pur importante, diritto a svolgere una certa attività lavorativa, tuttavia, un qualche contemperamento di interessi appare necessario per favorire la collaborazione di tali categorie di persone e un loro coinvolgimento nelle dinamiche di prevenzione.

Se si eccettua la normativa di cui all’art. 15 del d.lgs. n. 231/2001, le misure atte a contrastare le ricadute sui dipendenti colpiti dal depauperamento dell’ente, dalla ridotta (o soppressa) politica di investimenti, dalla riduzione del personale o comunque colpiti dalla misura interdittiva o definitiva, risultano molto scarne e magari anche a carico della collettività (ad es. la cassa integrazione straordinaria).

Ne consegue che in tutti questi casi c’è il rischio che la prosecuzione dell’attività irregolare e lesiva finisca per essere vista con maggior favore dagli stessi interessati, in alternativa all’intervento statuale o, peggio, che tale scelta venga lasciata al mero giudizio e sensibilità dell’autorità giudiziaria caso per caso.

Da qui l’urgenza di soluzioni nuove e alternative, che prevedano da un lato una sicura carica sanzionatoria per l’ente ma, dall’altro, che vigilino affinchè le conseguenze negative rimangano circoscritte ai veri responsabili delle condotte illecite, tutelando chi dalla rimanente attività pienamente legittima dell’ente trae onesto guadagno e dignitoso sostentamento.

Una prima soluzione potrebbe essere quella di devolvere ai dipendenti quanto, oggetto di confisca, non sia direttamente destinato al danneggiato del reato (lavoratore infortunato o prossimi congiunti, proprietario del terreno inquinato, ecc.).

Soprattutto, sarebbe opportuno riflettere su una nuova misura (o sanzione) interdittiva, da imporre all’ente in un contesto più ampio di quello che può portare al commissariamento, che possa riguardare anche le piccole e medie imprese e non solo quelle caratterizzate da dimensioni e dislocazioni territoriali critiche.

Ferma restando la disciplina del “commissario giudiziale”, è necessario pensare a soluzioni meno gravose per l’ente e che preservino la continuità della gestione dell’ente imprenditore, al fine di favorire un’attività economica che riconosca il doveroso spazio al rispetto della normativa e a valori diversi dalla massimizzazione del profitto.

Infatti, la gestione commissariale, oltre ad escludere ogni potere gestorio degli amministratori, drena risorse importanti al bilancio perchè “il profitto derivante dalla prosecuzione dell’attività viene confiscato” ex art. 15 comma 4 del d.lgs. n. 231/2001.

Ovviamente in caso di enti con oggetto sociale totalmente illecito nulla quaestio, mentre diverso è il caso in cui la condotta illecita, come nella maggioranza dei casi, sia stata posta in essere nell’ambito di una normale attività produttiva.

Specie in un periodo di crisi economica, la difficile sostenibilità di tali misure non merita ulteriori commenti e la possibilità di pregiudicare in toto la capacità della persona giuridica di operare sul mercato, anche successivamente all’espiazione della sanzione, appare molto concreta.

Tra i possibili rimedi, sempre in sostituzione della misura interdittiva ma senza arrivare alla nomina del commissario giudiziale, potrebbe essere prevista la nomina di un “amministratore giudiziario”, quale figura modellata su quanto previsto dall’art. 104 bis disp. att. c.p.p.

Tale norma, del resto già pienamente applicabile nel procedimento “amministrativo” da reato di cui al d.lgs. n. 231/2001 in virtù del rinvio operato dall’art. 34, risulta non incompatibile con la peculiare natura non fisica dell’ente indagato/imputato.

Il prevedere la nomina di un “amministratore giudiziario”, anche al di fuori della fattispecie di sequestro preventivo che abbia per oggetto aziende e società, consentirebbe al giudice penale procedente di incidere sulla struttura organizzativa che ha realizzato o non impedito il reato, di rimuovere con la persona fisica apicale responsabile del reato anche la prerogativa dell’ente di sostituirla con un altro soggetto di suo gradimento (magari contiguo alla stessa politica aziendale che ha portato in precedenza all’illecito e che l’ordinamento si prefigge di contrastare) e di impostare un programma di “organizzazione dell’organizzazione” (risultata evidentemente deficitaria) che realizzi quanto – in base al vigente quadro normativo – si richiede al commissario giudiziale.

Tale nuova figura, alternativa tanto alla misura cautelare-sanzione interdittiva quanto al commissariamento, avrebbe il pregio di evitare il pesante contraccolpo economico della confisca (che l’ente tenderebbe, inoltre, a trasferire sui terzi, sul mercato e quindi sulla collettività) e sanzioni improprie sui soggetti incolpevoli (quali, in particolare, i lavoratori).

Alla luce di quanto argomentato, ad ogni modo, quest’ultima soluzione va accuratamente meditata al fine di evitare che, in primo luogo, si risolva in una non sanzione dell’ente e di evitare che, in secundis, si finisca per attribuire al giudice penale la facoltà di un pesante potere di intervento nella gestione aziendale, configurandolo come un “quasi imprenditore”, in palese violazione dell’art. 41 Cost.

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