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Piano casa, ecco nel dettaglio tutte le novità

Piano casa, ecco nel dettaglio tutte le novità
Interventi per 1,74 miliardi di euro con tre obiettivi: affitti concordati, più offerta di alloggi popolari ed edilizia sociale. Sono questi i contenuti del Piano Casa elaborato dal Ministro dei Trasporti e Infrastrutture Maurizio Lupi approvato dal Consiglio dei Ministri. Un decreto legge che tra le misure più importanti incrementa le risorse a sostegno dell’affitto, taglia la cedolare secca sugli affitti al 10% e avvia una stretta sulle occupazioni abusive

Un mercato a picco, persino nella grandi città. Una quantità infinita di case sfitte e migliaia di famiglie che ogni mese hanno difficoltà a pagare le rate del mutuo o il canone d’affitto. A questo e a molti altri problemi del mercato immobiliare italiano vuole porre rimedio il Piano Casa pensato dal Governo Letta e reso operativo dall’attuale Governo Renzi, per la precisione dal Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Maurizio Lupi. Vediamo di cosa si tratta e quali i vantaggi concreti che offre.

Un piano da 1,74 miliardi di euro. Partiamo dai numeri: il nuovo Piano Casa prevede di stanziare la bellezza di 1,74 miliardi a favore del mercato immobiliare italiano e dunque degli italiani. Tre gli ambiti di intervento: il sostegno all’affitto a canone concordato, l’ampliamento dell’offerta di alloggi popolari e lo sviluppo dell’edilizia residenziale sociale. Oltre a una stretta sull’occupazione di alloggi abusivi. Chi occupa illecitamente un immobile non potrà chiedere né la residenza, né l’allacciamento ai pubblici servizi: è una vera rivoluzione considerando che molto spesso gli alloggi passano dai padri ai figli che, pur non avendone diritto, continuano ad usufruire delle agevolazioni concesse in passato ai genitori.

14.300 nuovi alloggi a prezzo calmierato. Il Piano Casa si rivolge a chi compra, a chi affitta ma soprattutto è stato pensato per rendere il mercato più trasparente attraverso la riemersione degli affitti in “nero”, vera piaga del mercato immobiliare italiano delle locazioni.
Secondo le stime rese note lo scorso 12 marzo dal Governo Renzi durante la presentazione del Piano Casa, si stima che in Italia vivano circa due milioni e mezzo di famiglie che pagano ogni mese un canone superiore al 40% del proprio reddito. Ma c’è di più. Il Piano Casa guarda anche a chi l’affitto “a prezzo pieno” non riesce a pagarlo. Per questo una parte del decreto è dedicata al recupero di immobili e alloggi di edilizia residenziale pubblica con 400 milioni per finanziare la ristrutturazione di 12.000 alloggi. Inoltre, sono previsti anche 67,9 milioni per recuperare altri 2.300 alloggi per categorie sociali disagiate.

200 milioni per chi non riesce a pagare l’affitto. A sostegno dell’affitto, il Piano Casa prevede un concreto aiuto per le famiglie meno abbienti: innanzitutto viene incrementato il fondo nazionale per il sostegno all’accesso alle abitazioni in locazione (che passa da 100 a 200 milioni suddivisi tra il 2014 e il 2015). In più vengono stanziati 226 milioni a favore del fondo per gli inquilini morosi incolpevoli, che prima poteva contare su 40 milioni dal 2014 al 2020. Via anche a un taglio della cedolare secca dal 15 al 10% per gli affitti concordati tra il 2014 e il 2017. L’idea di abbassare la cedolare secca (un regime di tassazione scelto facoltativamente dal contribuente in sostituzione di tutte le altre forme di prelievo fiscale sul reddito da locazione) va nella direzione di spingere quanti più proprietari a usarla, trovandola conveniente. La copertura – ha detto Lupi – è di 146 milioni.

Via al Rent To Buy e a diverse detrazioni. Il g Governo Renzi ha previsto vantaggi concreti anche per chi vuole comprare casa, magari dopo aver speso qualche anno in affitto. Dopo almeno sette anni dalla stipula del contratto di locazione, l’inquilino potrà riscattare l’alloggio. Per favorire l’acquisto è prevista la costituzione di un fondo da 18,9 milioni per il quinquennio 2015 – 2020. E chi abita in una casa popolare potrà usufruire di maggiori detrazioni fiscali: 900 euro, se il reddito complessivo non supera i 15.493,71 euro; 450 euro, se il reddito complessivo supera i 15.493,71 euro ma non supera i 30.987,41 euro. Vantaggi anche per chi vuole dare in affitto un immobile di proprietà ristrutturato da poco: i redditi derivanti dalla locazione non concorrono alla formazione del reddito d’impresa ai fini Irpef/Ires e Irap nella misura del 40% per non più di dieci anni dalla data di ultimazione dei lavori.

100 milioni per incentivare il social housing. Il Piano Casa ha tra i suoi fini quello di ottimizzare l’utilizzo dei fondi già esistenti previsti dallo Stato. Per questo con il “decreto legge per l’emergenza abitativa” viene accelerato l’utilizzo di fondi immobiliari per il social housing anche attraverso strumenti già previsti dalla legge come la ristrutturazione edilizia, la variazione della destinazione d’uso e la creazione di quote di alloggi da destinare all’affitto temporaneo dei residenti di immobili di edilizia residenziale pubblica in corso di ristrutturazione o sottoposti a procedure di sfratto. Per questi scopi il Piano Casa prevede lo stanziamento di 100 milioni di euro tra le Regioni e i Comuni che entro i termini stabiliti (60 giorni per le Regioni, 90 per i Comuni) definiranno i criteri per questo genere di interventi.

Il bonus per i mobili. La spesa per l’acquisto di mobili a seguito di ristrutturazione, su cui sono previste detrazioni Irpef, potrà essere superiore a quella per la ristrutturazione stessa. Il tetto massimo resta a 10 mila euro. Mediamente soddisfatta l’Associazione nazionale dei Comuni: «Riteniamo il passaggio sulla cedolare secca e sull’Irpef, il cosiddetto “pacchetto fiscale” del Piano Casa, interessante e sufficiente come primo approccio al problema», dice Alessandro Bolis, responsabile Anci per le politiche per la casa. «Preoccupa però – aggiunge – il rinvio a decreti successivi per tutte le questioni relative alle alienazioni ed al recupero degli alloggi pubblici, che non sarebbero comprese nella fase regolamentare di questo stesso decreto: un tema, questo, che rischia di minare un servizio sociale di alto livello quale quello della fornitura di alloggi pubblici». Cauto anche il presidente di Confedilizia, Corrado Sforza.

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