Diritto

Perdita del lavoro part-time: nessun aumento automatico al mantenimento

Perdita del lavoro part-time: nessun aumento automatico al mantenimento
Se il coniuge perde un lavoro part-time ha diritto di chiedere la modifica delle condizioni della separazione, ma non è detto che ciò sia sufficiente per ottenere un aumento dell’assegno di mantenimento. La sola circostanza della perdita del lavoro non esonera infatti il magistrato da un’indagine complessiva sulle condizioni economico patrimoniali delle parti

A seguito di separazione personale dei coniugi è possibile che intervengano situazioni idonee a modificare l’assetto economico o relazionale (ad esempio, con riguardo all’affidamento dei minori) originariamente stabilito, o consensualmente o giudizialmente. Per questo, se il coniuge perde un lavoro part-time ha diritto di chiedere la modifica delle condizioni della separazione. Ma non è detto che ciò sia sufficiente per ottenere un aumento dell’assegno di mantenimento. La sola circostanza della perdita del lavoro non esonera infatti il magistrato da un’indagine complessiva sulle condizioni economico patrimoniali delle parti. Tale principio è stato ribadito dalla Corte di Cassazione con l’ordinanza n. 12346 del 3 giugno 2014.

IL FATTO
Il caso trae origine da una sentenza con cui la Corte d’Appello di Ancona, confermando la pronuncia del Tribunale, aveva respinto le richieste istruttorie dirette proprio ad una verifica della situazione patrimoniale dei coniugi.

LA DECISIONE DELLA CORTE DI CASSAZIONE
La Cassazione ha ricordato che le istanze istruttorie delle parti nel giudizio di modifica delle condizioni della separazione non vanno disattese. Non appare difatti ammissibile “il sacrificio di approfondimenti istruttori, quali quelli relativi al reddito e al patrimonio delle parti, da reputarsi essenziali nelle decisioni relative alle statuizioni economiche conseguenti alla separazione”.
La sentenza in commento, offre anche uno spunto di riflessione in merito alle caratteristiche del procedimento camerale di revisione delle condizioni di separazione, evidenziando un importante principio di diritto.
Se la fase istruttoria che viene posta in essere va espletata con rito camerale, non può dirsi che la completezza della stessa debba per forza essere sacrificata a favore della pura celerità del procedimento camerale, per sua natura rapido e meno formale dell’ordinario. Il giudice adito deve procedere a una nuova comparazione degli interessi coinvolti, questa volta alla luce della intervenuta capacità contributiva del coniuge – modificatasi in senso peggiorativo – motivando razionalmente la propria decisione. E proprio in punto di motivazione la Suprema Corte ravvisa una carenza logico-giuridica, affermando che “le istanze istruttorie delle parti (…) possono esser disattese se ritenute non rilevanti ma non certo in virtù della natura “sommaria” dell’accertamento, mediante il sacrificio di approfondimenti istruttori, quali quelli relativi al reddito e al patrimonio delle parti, da reputarsi essenziali nelle decisioni relative alle statuizioni economiche conseguenti alla separazione (…). Non può, pertanto, sostenersi che gli approfondimenti istruttori richiesti sono da disattendere in virtù della natura sommaria del giudizio (…) dal momento che le domande azionate ex art. 710 c.p. trovano la loro definitiva soluzione all’esito del procedimento e non in una successiva fase”.

In definitiva, “la capacità reddituale del coniuge richiedente un contributo al proprio mantenimento non deve essere valutata in astratto e in generale ma sul piano dell’effettività e della concretezza delle possibilità di occupazione, in considerazione di tutti i fattori (età, titolo di studio, competenze specifiche, mercato, collocazione geografica, ecc) incidenti sulla prospettiva di una idonea collocazione lavorativa”.

Corte di Cassazione – Ordinanza N. 12346/2014

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