Diritto

Per l’inabilità conta il reddito familiare

Per l'inabilità conta il reddito familiare
Nell’assegnazione di una pensione di inabilità assume rilievo non solamente il reddito personale, ma anche quello del coniuge, trattandosi di un’erogazione destinata ad assicurare la sopravvivenza dell’invalidodell’imprenditore di assumere il lavoratore

Nell’assegnazione di una pensione di inabilità “assume rilievo non solamente il reddito personale, ma anche quello (eventuale) del coniuge“. Lo ha sottolineato la Cassazione con la sentenza 7320 del 22 marzo 2013, rigettando il ricorso di una donna contro la decisione della Corte d’appello di Roma del 2007.

In quell’occasione i giudici di merito avevano detto no alla domanda della donna volta ad ottenere l’accertamento del suo diritto alla pensione di inabilità. La donna sosteneva che “in base a un’interpretazione costituzionalmente orientata” occorresse “dare rilievo al reddito personale“. Ma la sezione Lavoro della Corte, ritenendo che non ricorrano i presupposti per sollecitare l’intervento delle Sezioni Unite, ha chiarito che anche se in passato ci sono stati “difformi risultati interpretativi“, si può dire “ormai superato il denunciato contrasto giurisprudenziale“. Del resto, aggiunge la Cassazione, il reddito familiare, a seguito della modifica legislativa intervenuta nel 2007, “costituisce necessario parametro di riferimento anche per la concessione dell’assegno mensile, consistendo la provvidenza in questione in una erogazione destinata non già a integrare il minor reddito dipendente dalle condizioni soggettive della persone invalida, ma a fornire all’invalido – allo stesso modo che le pensione di invalidità – un minimo di sostentamento atto ad assicurarne la sopravvivenza“.

Il beneficio, quindi, conclude la Suprema Corte, “va negato quando, come accertato dai giudici del merito nella concreta fattispecie, l’importo di tali redditi, complessivamente considerati, superi il limite determinato con i criteri indicati dalla norma in parola“, la Legge 118 del 1971.

Cassazione – Sentenza n. 7320/13

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