Diritto

Per la notifica tramite Pec delle cartelle di Equitalia conta la data di ricezione

Per la notifica tramite Pec delle cartelle di Equitalia conta la data di ricezione
Per la notifica tramite Pec delle cartelle di Equitalia conta la data di ricezione, a prescindere dal giorno in cui l’assistito o il contribuente ne prendano visione

Per la notifica tramite Pec (posta elettronica certificata) delle cartelle di Equitalia conta la data di ricezione, a prescindere dal giorno in cui l’assistito o il contribuente ne prendano visione. A decorrere dalla data di ricezione (e non di lettura) scattano, infatti, i termini per impostare la strategia difensiva da seguire: decidere se pagare o meno, presentare ricorso, chiedere l’annullamento in autotutela.

L’invio delle cartelle esattoriali tramite Pec è partito in via sperimentale nel giugno 2013: Equitalia ha notificato gli atti soltanto alle società di persone e di capitali di alcune Regioni, quali il Molise, la Toscana, la Lombardia e la Toscana. Una prima fase che ha fatto da battistrada a una progressiva estensione – a quanto risulta – anche ad altre aree e ai soggetti (anche persone fisiche) obbligati per legge a dotarsi di una casella di posta elettronica certificata. Si tratta, in particolare, oltre alla società sia di persone che di capitali, anche dei professionisti e delle ditte individuali attive non soggette a procedura concorsuale.

Equitalia utilizza gli indirizzi Pec presenti e consultabili presso il registro delle imprese (per le società e le ditte individuali) e presso gli ordini o collegi professionali (per i professionisti).

La ricezione della cartella tramite Pec impone un cambiamento di abitudini per quei contribuenti che, pur dotati di posta elettronica certifica, non la consultano assiduamente. In tale ipotesi, infatti, le conseguenze potrebbero essere davvero pesanti, a cominciare dal mancato rispetto dei termini per proporre un eventuale ricorso o per pagare senza ulteriori aggravi di costi, quali interessi di mora e spese per eventuali procedure esecutive.

La Pec rappresenta un mezzo di comunicazione che consente di inviare email con valore legale, quindi opponibile a terzi. L’invio di un messaggio con la Pec, dunque, è equiparato a una raccomandata postale con avviso di ricevimento, grazie a cui si attesta giorno e orario esatto della spedizione e della ricezione. Un elemento in grado di evitare all’agente della riscossione numerosi contenziosi tributari che, di frequente, sorgono proprio in merito alla tempistica delle notifiche eseguite secondo le modalità ordinarie di consegna delle cartelle a mano o mediante raccomandata.

Le modalità tradizionali. La modalità di invio della cartella tramite Pec si distingue dagli altri metodi di notifica, pur sempre validi e ancora largamente utilizzati, per l’immediatezza e l’assenza di ulteriori obblighi e adempimenti da parte del notificatore. Oltre all’invio tramite Pec, la cartella può essere notificata più “tradizionalmente” nelle mani del contribuente, o presso il suo domicilio fiscale o, ancora, presso il domiciliatario (per esempio il professionista) eventualmente indicato o, infine, tramite il servizio postale non elettronico.
La notifica nelle mani proprie avviene con la consegna diretta al contribuente presso la sua abitazione. La notifica presso il domicilio invece viene fatta nel Comune di residenza del destinatario, ricercandolo nella casa di abitazione o dove ha l’ufficio o esercita la propria attività. Se il destinatario non viene trovato in uno di tali luoghi, il messo notificatore deve consegnare copia della cartella a una persona di famiglia o addetta alla casa, all’ufficio o all’azienda, purché non minore di quattordici anni o non palesemente incapace. In mancanza di tali persone, la cartella deve essere consegnata al portiere dello stabile dove si trova l’abitazione, l’ufficio o l’azienda, e, quando anche il portiere manca, a un vicino di casa che accetti di riceverla. In ogni caso, il portiere o il vicino devono sottoscrivere una ricevuta, e il messo deve darne notizia al destinatario dell’avvenuta notificazione dell’atto, a mezzo di lettera raccomandata.

L’irreperibilità. L’irreperibilità relativa si verifica qualora non sia possibile eseguire la notifica per irreperibilità del destinatario o per incapacità delle persone o, come spesso accade, per rifiuto della persona. In tali circostanze, il messo è tenuto a depositare la copia nella casa del Comune dove la notifica va eseguita, ad affiggere l’avviso del deposito in busta chiusa e sigillata alla porta dell’abitazione o dell’ufficio o dell’azienda del destinatario, e gliene deve dare notizia tramite raccomandata con avviso di ricevimento.
L’irreperibilità assoluta si verifica, invece, qualora nel Comune in cui va eseguita la notifica non vi sia abitazione, ufficio o azienda del contribuente persona fisica e il messo notificatore non reperisca lo stesso perché risulta trasferito in luogo sconosciuto. A quel punto la notifica deve avvenire mediante deposito di copia dell’atto nella casa municipale e si dà per eseguita il giorno successivo alla data di affissione dell’avviso presso l’albo del Comune.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *