Diritto

Per la detrazione non basta la sola indicazione dell’IVA in fattura

Per la detrazione non basta la sola indicazione dell’IVA in fattura
L’imposta sul valore aggiunto illegittimamente addebitata in fattura al cessionario soggetto d’IVA da parte del cedente, a titolo di rivalsa, e che è stata pagata per il semplice fatto di essere stata indicata in fattura, non può essere detratta dal cessionario stesso, nonostante l’erroneo assoggettamento dell’operazione ad imposta da parte del cedente

L’esercizio del diritto di detrazione non si estende all’IVA dovuta esclusivamente per il fatto di essere indicata nella fattura. Lo ha stabilito la Corte di Cassazione con la sentenza n. 3448 del 20 febbraio 2015.

IL FATTO
Il caso trae origine dal contenzioso instaurato tra una società e l’Agenzia delle Entrate. A seguito di PVC veniva emesso nei confronti di una S.p.A. in liquidazione avviso di accertamento ai fini IRPEG, ILOR e IVA per il periodo d’imposta 1° luglio 1998 – 31 dicembre 1998 sulla base delle seguenti contestazioni: indeducibilità fiscale di svalutazioni di partecipazione in società collegate, mancando il ripianamento delle perdite; mancata contabilizzazione di interessi maturati su crediti di imposta chiesti a rimborso; indebita detrazione di IVA, relativa a fatture per servizi con IVA indicata al 20% anziché al 10%.

La CTP accoglieva parzialmente il ricorso.

L’appello della contribuente veniva rigettato dalla CTR sulla base della seguente motivazione: “La società con il proprio appello afferma l’esatto contrario di quanto ben evidenziato nell’avviso di accertamento in premessa, e le cui motivazioni sfornite di prove documentali a sostegno del proprio assunto non possono trovare accoglimento”. Circa l’indebita detrazione IVA l’Ufficio si è attenuto alla giurisprudenza di legittimità conforme alla giurisprudenza comunitaria, affermando che la sesta direttiva ha affermato che il diritto di detrazione non si estende all’imposta dovuta esclusivamente per il fatto di essere indicata nelle fatture.

Ha proposto ricorso per cassazione la società contribuente, deducendo, per quanto qui di interesse, che determinante ai fini della detraibilità della IVA versata al cedente in misura eccedente a quella realmente dovuta (mentre il cedente a sua volta ha versato all’erario la stessa somma indicata in fattura) sarebbe l’art. 21, comma 7, D.P.R. n. 633/1972, in base al quale se nella fattura i corrispettivi sono indicati in misura superiore a quella reale l’imposta è dovuta per l’ammontare corrispondente all’indicazione nella fattura.

LA DECISIONE DELLA CORTE DI CASSAZIONE
La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso della società. In particolare, osservano gli Ermellini, che è ormai stato superato nella giurisprudenza della Cassazione il risalente orientamento secondo cui l’IVA addebitata in rivalsa può essere detratta dal cessionario nonostante l’erroneo assoggettamento ad imposta dell’operazione da parte del cedente. Ed infatti, come evidenziato nella massima, è infatti consolidato l’orientamento contrario secondo cui l’imposta sul valore aggiunto illegittimamente addebitata in fattura al cessionario soggetto d’IVA da parte del cedente, a titolo di rivalsa, e che è stata pagata per il semplice fatto di essere stata indicata in fattura, non può essere detratta dal cessionario stesso, nonostante l’erroneo assoggettamento dell’operazione ad imposta da parte del cedente.

A tale orientamento la Cassazione ha inteso, con la sentenza qui commentata, dare continuità in quanto conforme alla disciplina euro-unitaria. Come affermato da tempo in giurisprudenza, infatti, il punto è regolato dalla direttiva del Consiglio n. 77/388/CE, e ha formato oggetto di numerose pronunce della Corte Europea, alle quali lo Stato italiano è tenuto ad uniformarsi. In base alla citata direttiva, nel caso – diverso ma senza dubbio analogo – di operazioni esenti, il soggetto che le effettua non è ammesso alla detrazione per l’imposta relativa a beni e servizi relativi. Nell’applicare questo principio la Corte di Giustizia ha stabilito che l’esercizio del diritto di detrazione contemplato dalla sesta direttiva del Consiglio 17 maggio 1977, n. 77/388/CEE, non si estende all’imposta dovuta esclusivamente per il fatto di essere indicata nella fattura.

L’imposta sul valore aggiunto illegittimamente addebitata in fattura al cessionario soggetto d’IVA da parte del cedente, a titolo di rivalsa, e che è stata pagata per il semplice fatto di essere stata indicata in fattura, non può essere detratta dal cessionario stesso, nonostante l’erroneo assoggettamento dell’operazione ad imposta da parte del cedente.
Corte di Cassazione – Sentenza N. 3448/2015

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