Diritto

Per gli ecobonus non è necessario indicare il numero civico in fattura

Per l'ecobonus non è necessaria l’indicazione in fattura del numero civico dell’immobile per il quale si è beneficiato della detrazione, né è richiesto che lo stesso immobile sia utilizzato nell’esercizio dell’attività imprenditoriale
Per l’ecobonus non è necessaria l’indicazione in fattura del numero civico dell’immobile per il quale si è beneficiato della detrazione, né è richiesto che lo stesso immobile sia utilizzato nell’esercizio dell’attività imprenditoriale

La Ctp di Treviso, nella sentenza n. 45/01/13 (relatore Campion), ha chiarito che non è necessaria per l’ecobonus l’indicazione in fattura del numero civico dell’immobile per il quale si è beneficiato della detrazione, né è richiesto che lo stesso immobile sia utilizzato nell’esercizio dell’attività imprenditoriale.

IL CASO

Una S.r.l. impugnava una cartella di pagamento emessa dall’ufficio delle imposte a seguito di un controllo formale sulla documentazione effettuato in base all’articolo 36-ter del D.P.R. n. 600/1973. In particolare, l’Agenzia aveva disconosciuto la detrazione prevista per la riqualificazione energetica con le seguenti motivazioni:

  1. nelle fatture non erano stati indicati i numeri civici dell’immobile per il quale si era beneficiato della detrazione;
  2. l’immobile non era adibito ad uso strumentale.

Va ricordato che tale beneficio, all’epoca dei fatti, spettava nella misura del 55% del costo sostenuto dal contribuente fino a un valore massimo di 100.000 euro, da ripartire in tre quote annuali di pari importo (articolo 1, comma 344 della legge 27 dicembre 2006, n. 296, legge finanziaria per il 2007).

LA DECISIONE

I giudici hanno accolto le doglianze della ricorrente sostenendo che la mancata indicazione dei numeri civici in fattura non è rilevante, in quanto tale indicazione non risulta essere obbligatoria in base all’articolo 21, comma 2, del D.P.R. n. 633 del 1972, il quale specifica le informazioni che devono essere riportate nella fattura. In aggiunta, la Ctp ha ricordato che la ricorrente, a ulteriore prova dei lavori e dei fabbricati sui quali essi erano stati eseguiti, aveva fatto redigere una perizia asseverata e che nello stesso attestato di qualificazione energetica erano stati indicati i numeri civici richiamati nella comunicazione di avvio del procedimento (in base alla legge n. 241/1990 e alla legge n. 662/1996), e in relazione al permesso di costruire.

Inoltre, i giudici trevigiani hanno pure affermato che, in base al dettato normativo, l’agevolazione in commento, introdotta dalla finanziaria per il 2007 (e successivamente prorogata e rivista nella percentuale di detraibilità), spetta al contribuente a prescindere dalla destinazione commerciale dell’immobile. Infatti, in base al tenore letterale della norma, il beneficio spetta “per le spese documentate relative ad interventi di riqualificazione energetica di edifici esistenti che conseguono un valore limite di fabbisogno di energia primaria annuo per la climatizzazione invernale inferiori di almeno il 20%” (rispetto ai valori riportati in un’apposita tabella, ndr).

Ctp Treviso – Sentenza N. 45/01/2013

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