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Pensioni, sono 188mila quelle oltre 5mila euro

Pensioni, sono 188mila quelle oltre 5mila euro
La casta delle pensioni d’oro e d’argento è un esercito di 188mila persone con una spesa complessiva annua che sfiora i 16 miliardi di euro sui 270 miliardi totali per le pensioni

La casta delle pensioni d’oro e d’argento è un esercito di 188mila persone con una spesa complessiva annua che sfiora i 16 miliardi di euro sui 270 miliardi totali per le pensioni. Per accedere al club occorre incassare almeno 4.800 euro lordi al mese (escluso il rateo della tredicesima). Sulla base dei dati Inps, se si restringe il campo ai redditi da pensione oltre i 6.200 euro mensili, il club si riduce a poco più di 32mila iscritti (con una spesa totale di 6,8 miliardi di euro l’anno) mentre i privilegiati che ricevono un assegno mensile superiore a 10mila euro sfiorano le 9 mila persone e una spesa di circa un miliardo di euro.

Negli ultimi anni a cadenza puntuale torna d’attualità l’intervento sui pensionati ricchi. Fu l’ultimo governo a guida Silvio Berlusconi a introdurre il prelievo forzoso progressivo sulle pensioni a partire da 90mila euro l’anno. Un taglio del 5% tra 90mila e 149mila euro, 10% sopra i 150mila e 15% per i redditi pensionistici oltre i 200mila euro, circa 600 cittadini. Misura poi confermata dall’esecutivo Mario Monti.

La casta dei pensionati d’oro si vide cancellare il contributo forzoso dalla sentenza n. 116/2013 della Corte Costituzionale che bocciò il provvedimento di Mario Monti ritenendolo discriminatorio dal momento che riguardava solo i redditi dei pensionati e non di tutti i contribuenti (a tal proposito si veda l’articolo: “Pensioni: «contributo di solidarietà» illegittimo“). È stato poi il governo Letta l’anno scorso a reintrodurre il contributo di solidarietà per le pensioni oltre i 90mila euro l’anno. Lo scorso febbraio poi si è arenata in Parlamento la proposta di legge a firma Giorgia Meloni dopo la bocciatura del tetto di 5mila euro lordi al mese. Solo Fratelli d’Italia e M5s avevano votato a favore. Maggioranza e opposizioni hanno cercato, senza successo, di trovare un’intesa per ricalcolare con il sistema integralmente contributivo le pensioni sopra una determinata soglia, 5mila euro lordi, pari a poco oltre 3.200 euro netti.

Con il governo di Matteo Renzi già in primavera si ipotizzava un intervento più incisivo sulle pensioni più elevate. Accantonata l’ipotesi, è ritornata in questo fine agosto dopo che il Ministro del lavoro Giuliano Poletti in una intervista ha detto di essere favorevole a intervenire sulle pensioni elevate con la finalità di un sostegno agli esodati.

La sostenibilità politica di un intervento sulle pensioni è strettamente legata alla questione di dove porre l’asticella. Ipotizzando di abbassarla a 3.500 euro lordi al mese, la platea si allarga a mezzo milione di pensionati per una spesa annuale di 31 miliardi di euro. A parziale difesa del popolo dei pensionati ricchi c’è da rilevare che gli italiani sopportano un peso del fisco ben superiore a quello di quasi tutti gli europei. Secondo un recente studio di Kpmg un pensionato italiano con un reddito di 60mila euro l’anno paga tra Irpef e varie addizionali 20.600 euro, oltre il doppio rispetto a un tedesco e il 50% in più di francesi e olandesi. Se l’imponibile è di 100mila euro l’anno il carico fiscale Irpef sfiora i 39 mila euro contro i 26mila di un tedesco, i 27mila dei francesi e 31mila degli inglesi e dei greci.

Solo i belgi sono più tartassati con 45mila euro e mentre gli spagnoli sopportano un prelievo di 38.800 euro. Peggio ancora per i pensionati da 20mila euro l’anno. Gli italiani pagano 5.200 euro di Irpef e addizionali, i tedeschi e i greci si fermano a 1.600, i francesi addirittura pagano meno di 1.500 euro. Spagnoli come gli italiani, superati dai belgi che devono versare al fisco quasi 6.500 euro. Il paradiso dei pensionati a basso reddito è l’Olanda. Su 20mila euro lordi all’anno il fisco ne prende appena 483.

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