Lavoro

Pensioni, rivalutazioni più povere

Pensioni, rivalutazioni più povere
Nel 2015 le pensioni saranno rivalutate dello 0,3 per cento

Nel 2015 le pensioni saranno rivalutate dello 0,3 per cento. Però una persona che oggi ha un assegno di 1.000 euro lordi, l’anno prossimo non incasserà 1.003 ma 1.002,01 euro, come se l’aumento fosse dello 0,2 per cento. Così il già basso tasso di rivalutazione fissato dall’Economia all’atto pratico sembrerà ancora più contenuto, ma le sorprese non sono finite qui.

Il doppio tasso
La spiegazione di quello che a prima vista può apparire un errore va cercata nel complesso meccanismo che regola l’adeguamento delle pensioni all’inflazione. Verso fine novembre di ogni anno il Ministero dell’Economia pubblica un decreto con il valore provvisorio per la rivalutazione degli assegni nell’anno successivo e quello definitivo per l’anno in corso. A fine 2013, quindi, è stata data indicazione di rivalutare le pensioni dell’1,2% dal 2014 (tasso provvisorio). Lo scorso 20 novembre, invece, è stato comunicato il tasso definitivo, che è pari all’1,1% e contestualmente è stato indicato quello provvisorio per il 2015 (lo 0,3%).

Ebbene, il tasso dello 0,3% per l’anno prossimo non va applicato all’importo pagato finora sulla base dell’adeguamento provvisorio, ma sul valore definitivo, che è più basso, perché il tasso da utilizzare è dell’1,1 invece dell’1,2 per cento. Così chi oggi incassa 1.000 euro lordi ogni mese, non deve applicare lo 0,3% a tale importo, ma ritornare indietro di un anno e calcolare quanto avrebbe dovuto prendere. Poiché nel 2013 incassava 988,14 euro, applicando il tasso dell’1,1% quest’anno avrebbe dovuto prendere 999,01 euro. L’aumento dello 0,3% si riferisce a quest’ultimo valore e quindi l’anno prossimo il suo assegno sarà di 1.002,01 euro.

Conguaglio negativo
L’aggiustamento retroattivo degli importi stavolta comporta anche un altro effetto spiacevole per i pensionati. Poiché nel 2014 il valore provvisorio dell’assegno è stato più generoso di quello definitivo, a inizio 2015 l’Inps provvederà a recuperare la differenza, pari allo 0,1 per cento. In altre parole, l’ipotetico assegno di 1.000 euro lordi pagato finora sarebbe dovuto essere di 999,01 euro. Quindi a gennaio si dovranno restituire 12,87 euro (perché si conta anche la tredicesima). Di conseguenza il nostro ipotetico pensionato l’anno prossimo percepirà 26,13 euro in più rispetto a oggi (da 1.000 a 1.002,01 euro), ma subirà un conguaglio negativo riferito al 2014 di 12,87 euro e quindi l’incremento annuale “netto” (cioè i soldi in più che effettivamente metterà in tasca) sarà di soli 13,26 euro. Le modalità di recupero e gli importi esatti saranno comunicati dall’Inps nelle prossime settimane con una circolare.

Doppio aggiustamento
Ma quest’anno c’è anche un’altra particolarità da considerare, che riguarda chi incassa una pensione di importo compreso fra tre e quattro volte il minimo o superiore a sei volte il minimo. La legge di Stabilità dell’anno scorso (la n. 147/13) ha introdotto un nuovo meccanismo di rivalutazione, in base al quale il tasso di riferimento si applica in misura proporzionalmente inferiore con l’aumentare degli importi pensionistici. Queste modalità, già presenti nelle versioni non definitive del disegno di legge di Stabilità, sono state modificate in occasione dell’approvazione definitiva della norma. In particolare l’indicizzazione per le pensioni fra tre e quattro volte il minimo è passata dal 90 al 95%, mentre per quelle sopra sei volte è scesa dal 50 al 40 per cento. L’Inps, però, per tutto l’anno ha fatto riferimento alla versione provvisoria della legge di Stabilità e quindi ha pagato importi che ora devono essere rettificati sia nel tasso di rivalutazione (dall’1,2 all’1,1%), sia nell’aliquota di indicizzazione (per esempio non si applica il 90% dell’1,2% ma il 95% dell’1,1 per cento).

In portafoglio
Il risultato di questi assestamenti è che l’aumento annuale delle pensioni, al netto del conguaglio, sarà risicato e per gli assegni più ricchi addirittura in negativo. Chi percepisce solo la pensione minima dovrà accontentarsi di 6,5 euro in più, e stiamo parlando sempre di importi lordi. Chi riceve tre volte il minimo (importo a cui si ha la massima rivalutazione) avrà 19,89 euro. Va un po’ meglio a chi si colloca nella fascia tra 3 e 4 volte il minimo (per esempio 1.600 euro), perché gli sarà riconosciuta l’indicizzazione al 95% invece del 90% applicata temporaneamente finora. Brutte notizie, infine, per chi percepisce oltre 3.000 euro perché avrà un saldo finale negativo.

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