Lavoro

Pensione, quanto ne sai? I profili di dieci lavoratori

Pensione, quanto ne sai? I profili di dieci lavoratori
Metalmeccanico, impiegato, commerciante e parasubordinato. Dieci profili di potenziali interessati alla pensione. Guarda il tuo profilo

Metalmeccanico, 45 anni, uomo.

Prendiamo il caso di un operaio metalmeccanico che ha iniziato a lavorare a vent’anni e oggi ne ha 45. Se la sua carriera futura non dovesse subire variazioni di continuità, si troverà a smettere di lavorare con una pensione “anticipata” a 64 anni e sei mesi pari a 18.773 euro netti, pari al 76% dell’ultimo stipendio (ipotesi crescita della retribuzione 1,5% più inflazione). Cifre calcolate in caso il Pil nazionale dovesse crescere a un tasso medio dell’1% (da qui alla quiescenza). Quota che salirebbe al 78,7% dell’ultimo stipendio nel caso in cui la crescita del Pil si rivelasse in media dell’1,5%.
In caso di adesione alla previdenza complementare a partire da “domani” (in una linea bilanciata obbligazioni 80% e 20% azioni), l’operaio in questione si troverebbe a poter contare su altri 3.266 euro l’anno di rendita, pari al 13,26% dell’ultimo stipendio.

Metalmeccanica, 45 anni, donna.

Differente, anche se per alcuni aspetti rilevante, il profilo di una operaia metalmeccanica donna. Innanzitutto potrà andare in pensione prima del collega uomo: a 64 anni e sei mesi. Inoltre, il suo tasso di sostituzione tra primo assegno pensionistico e ultimo reddito scende al 73,4%. Meno proprio perché il periodo di contribuzione – smettendo la lavoratrice prima di lavorare – è inferiore e con meno tempo consente di accumulare meno contributi, facendoli rivalutare. L’ipotesi anche in questo caso è una stima di crescita del Pil italiano dell’1% che, se dovesse salire all’1,5% la pensione potrebbe salire a 18mila euro. Anche in questo caso la previdenza complementare è da considerare: 2.500 euro l’anno, pari al 10% dell’ultimo stipendio.

Impiegato, 35 anni, uomo.

Cambia in modo rilevante il tasso di sostituzione per chi ha un’età più bassa: il 35enne, a pari condizioni di reddito ma con un’anzianità lavorativa ovviamente inferiore, scende al 65%. Nel caso in cui la carriera lavorativa si rivelasse più dinamica (2% più inflazione), tuttavia, il reddito finale dell’impiegato sarebbe maggiore e quindi inferiore il tasso di sostituzione, che scenderebbe al 63% circa, al momento della pensione; interessante notare che un Pil più alto – 1,5% medio annuo – fa salire seppur di poco il tasso di sostituzione al 64,2%, pari a 1.600 euro in più. La prima finestra utile per la pensione, secondo quanto stabilito dalla riforma Monti-Fornero, è a 66 anni e 3 mesi, qualche tempo dopo l’operaio.
E il secondo pilastro? Aderire a un fondo pensione (linea bilanciata 80/20) consentirà di incassare una rendita stimata in 9.500 euro l’anno, circa il 23% dell’ultimo stipendio.

Impiegata, 35 anni, donna.

Per un’impiegata 35enne con una crescita stimata della retribuzione dell’1,5% sopra l’inflazione, il tasso di sostituzione stimato è del 69% circa. E anche in questo caso una carriera continuativa e con un tasso di crescita del reddito maggiore (2% più inflazione), porterebbe a un reddito finale più alto, seppur per poche centinaia di euro. Identica la finestra di uscita tra uomini e donne, a 66 anni e 3 mesi. Analogo il tasso di sostituzione offerto dall’adesione a un fondo pensione complementare, anche se il valore assoluto della rendita di secondo pilastro è in termini assoluti inferiore: 7mila euro invece dei 9.300 del collega uomo. Una differenza derivante dal diverso calcolo attuariale delle pensioni private di uomini e donne che, com’è noto, hanno aspettative di vita differenti, con le seconde che vivono di più e per le quali di conseguenza si “spalma” per un numero maggiore di anni il montante accumulato in modo analogo.

Commerciante, 50 anni, uomo.

I lavoratori ma autonomi hanno un profilo contributivo e previdenziale diverso da quello dei dipendenti. Prendiamo un 50enne che è in attività da 25 anni, di cui ipotizziamo un reddito annuo di 35mila euro e un tasso di crescita delle entrate dell’1,5% oltre l’inflazione. Per lui la prima finestra utile per andare in pensione sale a 68 anni e 2 mesi. In questo periodo si ipotizza una pensione di vecchiaia pari a 29mila euro annui, il 66,5% circa rispetto ai 44mila euro cui ammonta l’ultima sua entrata. L’apporto della pensione di secondo pilastro sarebbe in questo caso di 1.949 euro, pari al 4,4% dell’ultimo stipendio in caso di 2mila euro annui di versamenti a un fondo pensione.

Pensione: Commerciante, 50 anni, donna.

La commerciante coetanea condivide le difficoltà di chi ha un’attività propria e va incontro a una pensione che arriva dopo e – mediamente – meno generosa. Rispetto al collega uomo non cambia l’età del pensionamento e l’ammontare dell’assegno. Interessante verificare l’effetto prodotto dalla prospettiva di entrate maggiore (2,5% più inflazione) e un Pil all’1,5%: ciò che cambia non è tanto l’ammontare del primo assegno pensionistico, sempre poco sotto i 30mila euro, ma il tasso di sostituzione che cala drasticamente al 56%: effetto del maggior reddito finale. Analoga la quota della pensione di scorta rispetto al primo pilastro: versando sempre 2mila euro in un comparto bilanciato di un fondo pensione (80/20) è possibile stimare una rendita aggiuntiva pari a 2.100 euro, il 4% della pensione pubblica. Però, se si destina a previdenza complementare mille euro in più l’anno, la rendita stimata sale a 3.200 euro.

Parasubordinato, uomo, 30 anni.

Ben diversa la situazione dei parasubordinati. Per chi ha un percorso professionale per definizione non lineare è ancora più difficile effettuare una stima su una rendita pensionistica: sono troppe le variabili che in diversi decenni possono impattare sulla costruzione del montante contributivo. È quindi da prendere a titolo esemplificativo il calcolo relativo a un 30enne con contratto parasubordinato: in caso di continuità contributiva, una volta arrivato a 69 anni e otto mesi, chi come lui oggi è un primo contratto che prevede uno stipendio annuo netto di 14mila euro, potrebbe puntare a 16.700 euro di pensione, il 74% rispetto ai 22.500 euro di ultimo stipendio stimato. Rilevante l’impatto di una crescita del Pil più sostenuta: in caso di 1,5% medio il tasso di sostituzione sale all’80%. Maggiore certezza dall’adesione alla previdenza complementare: 2mila euro di versamenti l’anno in una linea bilanciata ma prudente (60/40) possono produrre per il nostro trentenne un tasso di sostituzione aggiuntivo pari al 18% (4mila euro l’anno).

Parasubordinata, donna, 30 anni.

Per lo stesso profilo femminile è più facile aggiungere, più che togliere, elementi che penalizzano la costruzione del destino previdenziale: dal tasso di crescita della retribuzione alla stima sulla pensione “di scorta”. Provando però ad aggiungere qualche elemento di ottimismo i risultati stimati possono fornire indicazioni utili; se la crescita stimata del Pil è dell’1,5% il tasso di sostituzione sale all’80%, ossia 18mila euro l’anno. E grazie all’adesione a un fondo pensione, linea bilanciata 60 obbligazioni + 40 azioni, fino all’età di 69 e otto mesi, la rendita aggiuntiva può stimarsi nel 20% circa dell’ultimo stipendio per una pensione di scorta di 4mila euro. L’augurio, a entrambi i parasubordinati, è che aumenti il reddito in modo rilevante, elevando contribuzione e rendita – di primo e di secondo pilastro – o, in alternativa, di cambiare la propria condizione lavorativa in un’altra più stabile e remunerativa.

Avvocato, 55 anni, uomo.

Ancora più particolare la situazione dei professionisti, il cui primo pilastro pensionistico non è gestito dall’Inps ma da enti previdenziali autonomi. La Cassa Forense, in particolare, si occupa degli avvocati. Un 55enne con entrate annue nette per 50mila euro può contare di lasciare il lavoro a 67 anni e sei mesi con una rendita pensionistica di 31.576 euro: solo il 54% dei 58mila euro di reddito netto stimato a fine attività. Un tasso di sostituzione inferiore a quello dei lavoratori dipendenti. Vista l’età non più verde, il tempo a disposizione per accumulare un buon secondo pilastro non è un granchè: l’adesione a una linea prudente aggiungerebbe solo 3.365 euro l’anno, in caso di versamenti entro il limite di deducibilità consentito dalla normativa, ossia 5.164,57 euro l’anno. Un 6% circa aggiuntivo, cui si deve aggiungere il vantaggio fiscale.

Avvocato, 55 anni, donna.

Non migliore la situazione dell’avvocato donna che a pari condizioni – retribuzione, anzianità contributiva, versamenti in un fondo pensione, tasso di crescita del Pil dell’1% – si trova una stima di rendita di primo pilastro identica a quella del collega; ma con una pensione di scorta inferiore. Perché, come spiegato negli altri profili, l’aspettativa di vita delle donne è maggiore rispetto a quella degli uomini; quindi i calcolo attuariali impongono di dividere per un maggior numero di anni il montante accumulato, producendo una pensione di scorta a disposizione dell’aderente più basso. Le stime qui elaborate evidentemente non tengono conto del risparmio – previdenziale e non – che i soggetti in questione possono prendere. Un avvocato 55enne ha in genere trovato occasioni di accantonare i propri risparmi in varie forme; quelle specifiche, come i fondi pensione, offrono costi ridotti e vincoli prudenziali che risultano premianti rispetto ad altre forme di risparmio, come quello finanziario o immobiliare. In definitiva, prima si inizia a versare contributi alla previdenza e maggiore sarà la pensione, una volta terminato il lavoro.

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