Diritto

Pause al videoterminale: sostituibili con mansioni amministrative

Intervallare l’uso del videoterminale con mansioni amministrative diverse costituisce una valida alternativa alla regolamentazione disciplinata delle pause
Intervallare l’uso del videoterminale con mansioni amministrative diverse costituisce una valida alternativa alla regolamentazione disciplinata delle pause

Intervallare l’uso del videoterminale con mansioni amministrative diverse costituisce una valida alternativa alla regolamentazione disciplinata delle pause. La Sezione lavoro Corte di Cassazione, con la sentenza n. 2679 dell’11 febbraio 2015, ha affermato un importante principio in tema di prevenzione degli infortuni sul lavoro, in particolare affermando che la norma disciplinante la prevenzione infortuni per i videoterminalisti deve ritenersi rispettata ove il datore di lavoro, in luogo di concedere le pause, faccia espletare ai videoterminalisti un’attività amministrativa diversa nella stessa giornata, ciò comportando un cambiamento di attività, idoneo ad integrare la prevista interruzione.

IL FATTO
Il caso trae origine dal contenzioso instaurato tra una dipendente di Telecom Italia, addetta al servizio 187, e la società telefonica. Il Tribunale, in accoglimento della domanda proposta da N.F. nei confronti della Telecom Italia S.p.A., condannava quest’ultima al pagamento della somma di euro 3.925,29 oltre accessori, a titolo di risarcimento danni per la mancata fruizione delle pause al videoterminale (ex D.Lgs. n. 626/1994), per il periodo compreso tra l’assegnazione della dipendente al servizio 187 dall’1-9- 1997 sino al 17-12-2000, data in cui era stata applicata la pausa di 15 minuti ogni 120 lavorati.
La dipendente aveva anche chiesto, in via subordinata, l’accertamento del suo diritto a godere di ferie corrispondenti alle pause spettanti e non fruite.

La Telecom proponeva appello avverso la citata sentenza, appello accolto dalla Corte di secondo grado, che, in accoglimento del gravame, rigettava la domanda della N.F. In sintesi la Corte d’Appello rilevava che, in base alle risultanze della prova testimoniale, era emerso che, nel periodo in esame, gli addetti al 187 svolgevano anche altre autonome mansioni amministrative (di back-office) che non comportavano l’uso continuativo dei videoterminali, con conseguente cambiamento di attività, così realizzandosi la condizione prevista dall’art. 54 del D.Lgs. n. 626/1994, in alternativa alla regolamentazione disciplinata delle pause.

Contro la sentenza, proponeva ricorso per cassazione la dipendente, in particolare sostenendo l’erroneità della decisione impugnata, essendo invece corretto quanto affermato dal primo giudice.

LA DECISIONE DELLA CORTE DI CASSAZIONE
La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso della dipendente. Sul punto, gli Ermellini ricordano che (con riguardo alla disciplina, che va applicata nella fattispecie, ratione temporis, anteriore al D.Lgs. n. 81 del 2008, art. 175), va rilevato che l’art. 53 del “decreto 626” stabiliva che “Il datore di lavoro assegna le mansioni e i compiti lavorativi comportanti l’uso dei videoterminali anche secondo una distribuzione del lavoro che consente di evitare il più possibile la ripetitività e la monotonia delle operazioni”, mentre il successivo art. 54 (nei primi tre commi), prescriveva testualmente: “1. Il lavoratore qualora svolga la sua attività per almeno quattro ore consecutive, ha diritto ad una interruzione della sua attività mediante pause ovvero cambiamento di attività. 2. Le modalità di tali interruzioni sono stabilite dalla contrattazione collettiva anche aziendale. In assenza di una disposizione contrattuale riguardante l’interruzione di cui al comma 1, il lavoratore comunque ha diritto ad una pausa di quindici minuti ogni centoventi minuti di applicazione continuativa al videoterminale.”

La norma, dunque, garantisce, in caso di “attività per almeno quattro ore consecutive” il diritto ad una “interruzione” mediante “pausa” o “cambiamento di attività”, secondo le modalità stabilite dalla contrattazione collettiva anche aziendale, in mancanza della quale è comunque stabilito il diritto ad una “pausa di quindici minuti ogni centoventi minuti di applicazione continuativa al videoterminale”.

Orbene, secondo i giudici di Piazza Cavour, la Corte d’Appello, sulla base delle risultanze della prova testimoniale, aveva accertato che nella fattispecie non sussisteva la continuità della applicazione al videoterminale e che, peraltro, lo svolgimento, seppur in misura minore, dell’attività amministrativa nella stessa giornata comportava un cambiamento di attività, idoneo ad integrare la prevista interruzione.
Tale accertamento è stato ritenuto conforme a diritto, non essendo del resto rilevante (né in discussione) il carattere prevalente, nella giornata, dell’adibizione al videoterminale, bensì soltanto la continuità della stessa.

Da qui, dunque, il rigetto del ricorso.

Di rilievo le conseguenze pratiche della sentenza.
Ed invero, secondo l’interpretazione offerta dalla Cassazione, la norma disciplinante la prevenzione infortuni per i c.d. VDT deve ritenersi rispettata ove il datore di lavoro, in luogo di concedere le pause, faccia espletare ai videoterminalisti un’attività amministrativa diversa nella stessa giornata, ciò comportando un cambiamento di attività, idoneo ad integrare la prevista interruzione.

Corte di Cassazione – Sentenza N. 2679/2015

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