Fisco

Partite Iva, battaglia contro quelle fasulle

Per evitare che dietro una prestazione con partita Iva si celino rapporti di lavoro subordinato, la collaborazione deve rispettare alcune condizioni:
1. avere una durata non superiore a 8 mesi;
2. il fatturato conseguito nell’ambito del singolo rapporto di collaborazione non deve essere superiore all’80% dei corrispettivi complessivamente percepiti dal collaboratore, nell’arco dello stesso anno solare per almeno un biennio;
3. il collaboratore non deve avere una postazione fissa presso una delle sedi del committente.
Alla luce di questa novità, i titolari di partita Iva saranno considerati collaboratori coordinati e continuativi, salvo prova contraria del datore di lavoro, se si verificano almeno due di queste tre condizioni:
1. collaborazione che dura almeno otto mesi nell’arco di un anno per almeno due anni consecutivi;
2. reddito che per almeno l’80% arriva da un solo committente per almeno due anni consecutivi;
3. postazione fissa di lavoro presso la sede del committente.
Le uniche esimenti sono individuate nelle prestazioni caratterizzate da competenze tecniche di grado elevato ovvero nelle ipotesi in cui il titolare di partita Iva consegua un reddito da lavoro autonomo non inferiore a 1,25 volte il minimale previsto per il versamento dei contributi previdenziali dei lavoratori autonomi (per il 2012 il limite sarebbe pari a € 18.663). Rimangono inoltre al riparo le prestazioni effettuate dagli iscritti agli albi professionali, purché l’attività esercitata rientri tra quelle per le quali è necessaria l’iscrizione all’albo stesso.

[alert_custom]NON TUTTI SANNO CHE…[/alert_custom]

Chi è in possesso di Partita Iva ha l’obbligo di esporla sulla Home Page del sito web aziendale. Anche se la legge è in vigore dal Dicembre 2001 sembra che quasi nessuno, anche tra gli addetti ai lavori, ne sia a conoscenza. L’articolo 35 – comma 1 – del DPR 633/72 dice che i soggetti in possesso di partita Iva devono pubblicare sulla home page dell’eventuale sito internet il codice di partita Iva. La mancata esposizione del numero di Partita Iva è perseguibile con una sanzione amministrativa variabile da 258,23 a 2.065,83 euro, trattandosi di violazione agli obblighi di comunicazione prescritti da legge tributaria. Se sul tuo sito non c’è il numero di partita Iva chiedi a chi si è occupato della realizzazione del sito web di apportare la variazione. Il fatto che poi probabilmente nessuno verrà a contestarvi questa violazione, considerato anche che la maggior parte dei siti web della P.A. non espone il numero di Partita Iva, è un altro discorso. L’Agenzia delle Entrate ha infatti spiegato che la partita Iva deve sempre risultare sulla homepage del proprio sito web. Il riferimento è al fatto che, mentre l’articolo 35, comma 1, del Dpr 633/72, prevede, tra l’altro, che il numero di partita Iva debba risultare nella homepage dell’eventuale sito web, il successivo comma 2 dispone la necessità di indicare l’indirizzo web nella dichiarazione d’inizio attività soltanto se si esercita attività di commercio elettronico. Una lettura coordinata delle due disposizioni aveva, quindi, portato a ritenere corretta la pubblicazione sulla rete del numero di partita Iva solo per i soggetti che utilizzano Internet a scopi commerciali e non soltanto a fini meramente pubblicitari e propagandistici. Sorprendentemente, invece, l’Agenzia ha precisato che l’obbligo di indicazione ricade su tutti i soggetti che possiedono un sito web, indipendentemente dall’attività svolta sul sito.

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Comunichiamo a tutti gli utenti che, a seguito della risoluzione Ministeriale n.60 del 16/05/2006, ogni possessore di sito WEB deve indicare nella Home – Page il proprio numero di Partita Iva. Tutto ciò indipendentemente dal fatto che l’azienda effettui commercio elettronico, ma anche se si utilizza il sito per scopo propagandistici e pubblicitari ed a prescindere dalle concrete modalità di esercizio dell’attività.

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