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Palazzo Chigi rispetta l’operazione trasparenza: per Letta 123mila euro di reddito, 105mila per Alfano

Parte l'operazione trasparenza: pubblicati sul sito di Palazzo Chigi i redditi dei titolari di incarichi politici
Parte l’operazione trasparenza: pubblicati sul sito di Palazzo Chigi i redditi dei titolari di incarichi politici

123mila euro di reddito imponibile, da cui derivano 42mila euro di imposte nette. Sono i numeri chiave della dichiarazione dei redditi 2013, relative all’anno d’imposta 2012, del nostro presidente del Consiglio, Enrico Letta, on line sul sito della Presidenza del Consiglio insieme ai dati della situazione patrimoniale per lo stesso periodo dei vertici della Presidenza del Consiglio: dal vicepremier e ministro dell’Interno Angelino Alfano, che dichiara 105mila euro di reddito imponibile e 38mila euro di imposta lorda, al sottosegretario alla presidenza Filippo Patroni Griffi.

Mentre il premier presenta la prevista “comunicazione della posizione patrimoniale e reddituale dei titolari di cariche di governo” prevista dalla legge 5 luglio 1982, n. 441 praticamente in bianco, ovvero non dichiara nè investimenti finanziari, quote di fondi comuni, o gestioni patrimoniali fiduciarie, ma nemmeno una vettura di proprietà (qualcuno ricorderà che si presentò al Quirnale al momento dell’incarico da parte di Napolitano al volante dell’auto aziendale assegnata alla moglie), il vice premier elenca la proprietà al 50% di due terreni agricoli, e la proprietà al 100% di due fabbricati ad Agrigento, la sua città. Tra i beni registrati a suo nome, una Daewoo Matiz del ’99, una Fiat Panda del 2005, ed una Renault Twizy elettrica, del 2012. Al suo imponibile contribuisce il compenso lordo di 12.500 euro quale segretario politico nazionale del Popolo della Libertà.

Tra i nababbi del Governo c’è sicuramente l’ex ministro della Funzione pubblica, Filippo Patroni Griffi, oggi sottosegretario a Palazzo Chigi, che dichiara per il 2012 un reddito imponibile pari a 331mila euro, cui corrisponde un’imposta lorda di 135mila euro. A far la parte del leone, lo stipendio da Presidente di Sezione del Consiglio di Stato (compenso lordo annuo pari a 243.911,91 euro), cui si aggiungono 11mila euro quale presidente del Comitato di sorveglianza del Gruppo Morteo Industrie S.p.A. attualmente in gestione liquidatoria.

Pubblicati da palazzo Chigi anche i redditi (in molti casi inseme a curriculum vitae, biografia e competenze, e le situazioni patrimoniali di buona parte dei familiari) di molti altri ministri senza portafoglio: Enzo Moavero Milanesi (Affari europei), Graziano Delrio (Affari regionali e Autonomie), Carlo Trigilia (Coesione territoriale), Dario Franceschini (Rapporti con il Parlamento e coordinamento attività di Governo), Gaetano Quagliariello (Riforme costituzionali), Cécile Kyenge (Integrazione) e Gianpiero D’Alia (Pubblica amministrazione e semplificazione). Online anche il quadro patrimoniale dei sottosegretari che lavorano a palazzo Chigi: da Giovanni Legnini (Editoria e Attuazione Programma), a Sesa Amici e Sabrina De Camillis (Rapporti con il Parlamento e coordinamento attività Governo), insieme a Walter Ferrazza (Affari regionali e Autonomie), Micaela Biancofiore (Pubblica amministrazione e semplificazione), Gianfranco Micciché (Pubblica amministrazione e semplificazione), e Marco Minniti (Autorità delegata per la sicurezza della Repubblica).

L'”Operazione trasparenza” messa in campo da Palazzo Chigi è un effetto del D.Lgs 14 marzo 2013, n. 33, in base al quale le pubbliche amministrazioni devono pubblicare entro tre mesi dalla elezione (28 aprile-28 luglio) o dalla nomina dei titolari di incarichi politici alcune informazioni. Si tratta quindi di una pubblicazione “in extremis”, che segue alla diffusione dei propri dati patrimoniali di gran parte dei ministri (restano inadempienti, per ora, Andrea Orlando, titolare dell’Ambiente, Massimo Bray, ai Beni culturali, e Beatrice Lorenzin, ministro della Salute) già nei giorni scorsi.

Più in generale, il D.Lgs n. 33/2013 riordina la disciplina riguardante gli obblighi di pubblicità, trasparenza e diffusione di informazioni da parte delle pubbliche amministrazioni. Il decreto, in vigore dall’aprile di quest’anno, attua alcune disposizioni della legge n. 190 del 2012 (Legge anticorruzione) ed introduce molte novità, tra cui il diritto di accesso civico, il principio della totale accessibilità delle informazioni, l’obbligo di pubblicità per alcuni atti, dati e situazioni patrimoniali, oltre alla creazione sui siti istituzionali di una apposita sezione “Amministrazione trasparente” e la relativa organizzazione.

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