Italia

Pagare la Tares è un’impresa: file chilometriche, svenimenti e risse

In tutta Italia si moltiplicano le segnalazioni di disagi e proteste dei cittadini che cercano di versare la terza rata tra risse, svenimenti e file kilometriche
In tutta Italia si moltiplicano le segnalazioni di disagi e proteste dei cittadini che cercano di versare la terza rata tra risse, svenimenti e file kilometriche

Ogni Comune fa storia a sé: chi l’ha già pagata, chi no. Per la riscossione della maggiorazione Tares, i Comuni avrebbero originariamente dovuto procedere entro il 16 dicembre e alcuni lo hanno fatto. Ora, con la Legge di Stabilità per il 2014 (comma 680), è stato posticipato il pagamento della maggiorazione standard al 24 gennaio (in un primo momento era il 16 gennaio), qualora non fosse stato effettuato entro il 16 dicembre, senza sanzioni o interessi di mora, invitando i Comuni ad inviare il bollettino pre-compilato. Solamente recedentemente è stato chiarito che non ci saranno sanzioni neanche se il pagamento in scadenza il 24 gennaio è insufficiente o non viene effettuato in tempo per il mancato invio da parte del comune del bollettino del saldo Tares 2013 e del modello F24 relativo ai servizi indivisibili (in merito si segnala questo articolo).

Il caos nelle città. Secondo le aziende associate a Federambiente si tratta di «Una situazione oggettivamente inaccettabile in cui almeno una cosa deve essere ben chiara: le imprese che gestiscono il ciclo integrato dei rifiuti non ne hanno alcuna colpa, e anzi condividono il disappunto dei cittadini. Le scadenze e le modalità del pagamento sono state decise dal Governo nonostante le osservazioni contrarie di Federambiente e delle aziende associate».

Da ormai diversi mesi, osserva Federambiente, le imprese associate segnalano «ripetutamente e con crescente urgenza la necessità di un quadro di riferimento certo e realisticamente applicabile per il pagamento della terza rata della tassa rifiuti 2013. Purtroppo ciò non è avvenuto, e anzi proprio il caos applicativo prodotto dall’accavallarsi di norme contraddittorie, spesso ingestibili e continuamente mutevoli – conclude Federambiente – ha determinato l’attuale quadro di caos e disagi».

La situazione nella capitale. Al civico 23 di via Capo d’Africa sono centinaia i romani che aspettano in fila il loro turno. Sono i “fortunati” a cui sono arrivati i bollettini per saldare il conguaglio della Tares e la maggiorazione sui servizi indivisibili (fissata per 30 centesimi a metro quadrato) che, moduli alla mano, sono andati a pagarli alla sede dell’Ama. E mentre attendono da più di due ore, provano a capire, decifrare, chiarirsi a vicenda come funziona il modello F24 con l’ansia che possano essere rimandati a casa per qualche mancanza.

È la terza volta che vengo – spiega il signor Aurelio, settantadue anni -. Questa mattina sono dovuto partire alle sei, prendere tre autobus diversi e ora ho il numero 482. Ma cosa posso fare se non lamentarmi? Davanti ho più di duecento persone“.

Piuttosto che fare tutta questa fila preferisco la multa. Ritornerò quando le acque si saranno calmate e non ci sarà tutta questa gente” sentenzia un’anziana signora, Michela M.. Ma tra le centinaia di persone che attendono in piedi e affollano l’entrata della sede c’è anche chi il numeretto non ce l’ha. Come Giovanni che si è presentato a metà mattinata e, nonostante mancassero due ore all’orario di chiusura non ha trovato nessuna macchina dove prendere il biglietto. “Alle undici hanno fermato la numerazione. Chi era riuscito a prenderlo bene, chi non ce l’aveva è stato invitato a tornare nel pomeriggio – si lamenta -. E per quale motivo? È una follia“.

La macchinetta è stata proprio rimossa. Non è un modo civile di comportarsi – chiosa incredula la signora Paola Paione anche lei rimasta a mani vuote. Qualcuno si stancherà di aspettare nel vuoto e rinuncerà al suo turno, o almeno spero“. Sono tantissime le persone che aspettano in piedi e c’è chi, per disperazione, si è persino portato il pranzo da casa. Anche la pioggia insistente di ieri ha creato qualche disagio. “Una signora è caduta ed abbiamo dovuto chiamare l’ambulanza” racconta un ragazzo.

Quello di ieri non è un caso isolato. Già lunedì gli uffici di via Capo d’Africa erano stati presi d’assalto, tanto che gli stessi dipendenti dell’Ama hanno inviato una lettera al capo del personale e ai sindacati per denunciare la situazione insostenibile con “gravi problemi di sicurezza“. “Non è più sopportabile che l’Ama e l’amministrazione non intervengano per rendere accettabili le condizioni di lavoro degli operatori e fornire un servizio adeguato alla cittadinanza” attacca Natale Di Cola, segretario generale della Fp Cgil di Roma e del Lazio.

Una situazione eccezionale, come spiegano da via Calderon de la Barca: “Solitamente dividiamo la fatturazione in più lotti e la smaltiamo in circa due mesi, ma la Tares è una scadenza che abbiamo dovuto fissare in base alla legge di Stabilità. Roma ha un milione e mezzo di utenti ed è un problema dare a un numero così elevato di cittadini una scadenza da rispettare in pochissimi giorni“. E per quanto riguarda i tanti a cui ancora i bollettini non sono arrivati, dall’Ama chiariscono: “Le Poste hanno assicurato che tra oggi e domani arriveranno anche quelli mancanti“.

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