Diritto

Pa, nullo il licenziamento del dirigente non irrogato dall’Ufficio disciplinare

Pa, nullo il licenziamento del dirigente non irrogato dall’Ufficio disciplinare
Nel caso di violazioni disciplinari, la qualifica di dirigente non esonera l’amministrazione pubblica al rispetto delle procedure valide per tutti gli altri dipendenti. Ogni provvedimento, eccetto il rimprovero verbale e la censura, deve dunque essere comminato dall’Ucpd

Nel caso di violazioni disciplinari, la qualifica di dirigente non esonera l’amministrazione pubblica, in questo caso una azienda ospedaliera, al rispetto delle procedure valide per tutti gli altri dipendenti. Ogni provvedimento, eccetto il rimprovero verbale e la censura, deve dunque essere comminato dall’Ucpd (Ufficio competente per i procedimenti disciplinari).

Lo ha stabilito la Corte di Cassazione, con la sentenza del 4 dicembre 2013 n. 27128, accogliendo il ricorso di un dirigente medico licenziato dal direttore generale per aver accettato un incarico a tempo determinato presso una struttura sanitaria privata, e ciò nonostante il diniego dell’aspettativa di sei mesi richiesto alla propria azienda ospedaliera per motivi di aggiornamento e studio.

Bocciata dunque la ricostruzione della Corte di Appello che aveva ritenuto valido il licenziamento in quanto trattandosi di un dirigente sarebbe stato applicabile l’articolo 21 che prevede una diversa procedura e non il 55 del D.lgs. n. 165/2001. Per gli ermellini infatti la responsabilità disciplinare è cosa diversa da quella dirigenziale e per essa valgono regole comuni a tutti i dipendenti. Spiega la Cassazione “allorquando l’amministrazione fa valere ragioni intrinseche di responsabilità disciplinare e non di responsabilità dirigenziale, anche per i dirigenti non può che trovare applicazione la disciplina generale di cui all’art. 55 del D.lgs. n. 165 del 2001 (nel testo all’epoca vigente) e non anche quella di cui all’art. 21 dello stesso D.lgs.”.
Per cui “tutte le fasi del procedimento disciplinare sono svolte esclusivamente dall’ufficio competente per i procedimenti disciplinari, il quale è anche l’organo competente all’irrogazione delle sanzioni disciplinari, ad eccezione del rimprovero verbale e della censura, con la conseguenza che il procedimento instaurato da un soggetto diverso al predetto ufficio è illegittimo e la sanzione è affetta da nullità, restando altresì escluso l’intervento nel procedimento del comitato dei garanti, che è previsto per il diverso caso della responsabilità dirigenziale”.
Infatti, “la ratio sottesa al citato art. 55 va individuata nell’esigenza di assoggettare ai medesimi organi disciplinari l’esame della condotta di tutti coloro – e quindi anche dei dirigenti – cui vengono contestati addebiti che, in ragione della natura subordinata del loro rapporto lavorativo, configurano un inadempimento agli obblighi scaturenti da detti rapporti, con esclusione quindi di quelle condotte che necessitano invece di giudizi che richiedono differenti criteri valutativi per avere ad oggetto non la configurabilità della responsabilità disciplinare dei dirigenti ma la responsabilità scaturente da un esercizio dei loro poteri del tutto inadeguato rispetto alla rilevanza delle funzioni ad essi attribuite”.

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