Diritto

PA, compensi per incarichi non previamente autorizzati: omessa comunicazione senza sanzione

PA, compensi per incarichi non previamente autorizzati: omessa comunicazione senza sanzione
La Consulta ha ritenuto illegittima la sanzione introdotta per colpire l’omessa comunicazione dei compensi corrisposti a dipendenti delle pubbliche amministrazioni – da soggetti privati o enti pubblici diversi da quelli di appartenenza – per incarichi non previamente autorizzati.

La sanzione accessoria per l’omessa comunicazione dei compensi corrisposti a dipendenti delle PA per incarichi non previamente autorizzati è stata dichiarata illegittima non solo perché il legislatore delegato ha predisposto un meccanismo di tipo sanzionatorio senza che vi fosse una espressa indicazione nell’ambito della delega, ma anche perché tale sanzione è particolarmente vessatoria, venendo a sovrapporsi a quella già prevista, nella stessa, grave misura, per il conferimento degli incarichi senza autorizzazione (obbligo di carattere sostanziale), con un effetto moltiplicativo raccordato a un inadempimento di carattere formale. Lo ha deciso la Corte Costituzionale con la sentenza n. 98 del 5 giugno 2015.

IL FATTO
Il Tribunale di Ancona ha sollevato questione di legittimità costituzionale dell’art. 53, comma 15, del D.Lgs. n. 165/2001 (Norme generali sull’ordinamento del lavoro alle dipendenze delle amministrazioni pubbliche), «nella versione introdotta» dall’art. 26 del D.Lgs. n. 80/1998, nella parte in cui dispone che «I soggetti di cui al comma 9 che omettono le comunicazioni di cui al comma 11 incorrono nella sanzione di cui allo stesso comma 9».
In particolare, il caso trae origine dall’opposizione proposta da alcuni soggetti privati avverso una serie di ordinanze-ingiunzione emesse dall’Agenzia delle Entrate per sanzioni amministrative pecuniarie irrogate per avere conferito a due dipendenti della Marina militare incarico di attività professionale senza la preventiva autorizzazione dell’amministrazione di appartenenza e per non aver comunicato alla stessa amministrazione i compensi erogati nei medesimi anni.
Risulta pacifico – sottolinea il giudice a quo – che i ricorrenti non avessero adempiuto agli obblighi di comunicazione prescritti per chi conferisca incarichi a pubblici dipendenti, a norma dell’art. 53 del D.Lgs. n. 165 del 2001; così come risulta pacifico che essa medesima fosse a conoscenza del fatto che i propri collaboratori erano dipendenti pubblici militari.
Secondo il giudice rimettente, le censure fanno essenzialmente leva sulla circostanza che, nei confronti degli enti o dei privati che conferiscano incarichi retribuiti a dipendenti pubblici senza la previa autorizzazione, si applicherebbe una doppia sanzione, di eguale ammontare: una prima sanzione per il conferimento dell’incarico senza autorizzazione e una seconda sanzione per l’omessa tempestiva comunicazione dell’ammontare dei compensi, per la quale ultima si profilerebbe, fra l’altro, una sorta di obbligo di “autodenuncia” da parte del terzo datore di lavoro, non sintonica con il diritto di difesa.

LA DECISIONE DELLA CORTE COSTITUZIONALE
La Corte Costituzionale ha accolto la tesi del giudice secondo la quale, in particolare, non si può presupporre che, in una direttiva intesa a conferire al legislatore delegato il compito di prevedere come obbligatoria una determinata condotta, sia necessariamente ricompresa – sempre e comunque – anche la facoltà di stabilire eventuali correlative sanzioni per l’inosservanza di quest’obbligo, posto che, in linea di principio, la sanzione non rappresenta affatto l’indispensabile corollario di una prescrizione e che quest’ultima può naturalmente svolgere, di per sé, una propria autosufficiente funzione, richiedendo e ottenendo un’esauriente ed efficace osservanza.
La Consulta ha operato altri rilievi, assolutamente non trascurabili: “La previsione della sanzione per l’omessa comunicazione dei compensi corrisposti a dipendenti delle pubbliche amministrazioni per incarichi non previamente autorizzati finisce per risultare particolarmente vessatoria, atteso che la sanzione si duplica rispetto a quella già prevista – nella stessa, grave misura – per il conferimento degli incarichi senza autorizzazione, con un effetto moltiplicativo raccordato ad un inadempimento di carattere formale.
In merito – spiegano i giudici costituzionali – la sanzione per la violazione di un obbligo che appare del tutto “servente” rispetto a quello relativo alla comunicazione del conferimento di un incarico – previsto in funzione delle esigenze conoscitive della pubblica amministrazione, connesse al funzionamento della anagrafe delle prestazioni, tenuto anche conto delle modifiche apportate all’art. 53 del D.Lgs. n. 165/2001 ad opera dell’art. 1, comma 42, della L. n. 190/2012 (Disposizioni per la prevenzione e la repressione della corruzione e dell’illegalità nella pubblica amministrazione) – viene a sovrapporsi irragionevolmente – perequando fra loro situazioni del tutto differenziate, per gravità e natura – a quella prevista per la violazione di un obbligo di carattere sostanziale.

Corte Costituzionale – Sentenza N. 98/2015

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