Diritto

Oua: un database dei bambini senza famiglia

Banca dati per i bambini
Banca dati per i bambini “parcheggiati”, ascolto del minore e formazione dei mediatori familiari. Sono alcuni dei punti sui quali l’Organismo unitario dell’avvocatura intende coinvolgere la prossima legislatura, chiedendo un’audizione in commissione Giustizia al Senato

Banca dati per i bambini “parcheggiati”, ascolto del minore e formazione dei mediatori familiari. Sono alcuni dei punti sui quali l’Organismo unitario dell’avvocatura intende coinvolgere la prossima legislatura, chiedendo un’audizione in commissione Giustizia al Senato.
La prima richiesta – avverte il presidente Nicola Marino – è però quella di cancellare, creando le sezioni specializzate, il dualismo «costoso e inefficace» che lascia in piedi il tribunale per i minori affidando contemporaneamente alcune materie ai magistrati ordinari.

L’Oua sottolinea poi che i saggi nel capitolo giustizia non hanno affrontato il tema dei minori. E proprio sui bambini mette l’accento il coordinatore della commissione famiglia dell’Oua, Graziella Algieri, che chiede la creazione di una banca dati, diversa da quella annunciata dal ministero. «Da via Arenula – spiega Algieri – era stato annunciato, il 15 febbraio scorso, l’avvio a breve di una banca dati con le notizie sui minori adottabili, che poi non è avvenuto. Quello che noi chiediamo è invece un’anagrafe dei bambini “parcheggiati”: non si sa quanti sono, ma stime non ufficiali parlano di 20mila, tra neonati, bambini e ragazzi. È necessario sapere perché restano nelle case famiglia e quanto costano allo Stato: c’è un business anche sui minori. Solo uno su cinque viene adottato a fronte di oltre 10mila famiglie che fanno domanda».
Tante le cause che contribuiscono a far “perdere” i minori nelle strutture assistite. Tra queste l’Oua indica un ricorso eccessivo all’uso dell’affidamento, che può durare anche quattro anni, magari fino a quando il minore diventa troppo grande per rispondere ai desideri delle famiglie adottive.

L’Oua affronta anche il tema dell’adozione internazionale. Secondo l’Unicef sono oltre 168mila nel mondo i bambini in attesa di adozione, ma l’Italia mette a dura prova la volontà di essere genitori, creando un percorso a ostacoli in sette tappe, con un tempo di “percorrenza” medio di circa quattro anni. Lungaggini burocratiche che inducono le coppie a rinunciare: nel 2012 il calo di domande è stato del 22,8 per cento.

Nel suo “programma minori” l’Oua chiede anche di analizzare il nodo dell’introduzione di un sistema di mediazione familiare che non prescinda da un’adeguata formazione. Graziella Algieri indica alcuni spunti di riflessione: «Attualmente per diventare mediatore è sufficiente frequentare un corso di formazione di 60 ore per essere abilitato. L’Italia, purtroppo, è ancora tra i pochi Paesi che non hanno disciplinato la figura e i requisiti necessari per ricoprire un ruolo così delicato».
Per l’avvocatura anche la Convenzione di Strasburgo sui diritti del fanciullo, pur essendo datata 1996, in Italia è rimasta lettera morta, a cominciare dalla disposizione che prevede l’ascolto del minore. «È necessario abbandonare il sistema delle linee guida diverse in ogni tribunale e che possono essere disattese dal giudice, per sostituirlo con una normativa chiara».

L’Oua non dimentica le condanne che l’Italia ha incassato dalla Corte europea dei diritti dell’uomo per non essere in grado di assicurare ai figli una tutela del diritto alle relazioni familiari. Con l’ultima, del 20 gennaio 2013, la Cedu ha censurato il mancato rispetto del diritto del padre di vedere il proprio figlio. Per la Cedu, il tribunale dei minori ha delegato troppo ai servizi sociali. L’avvocatura chiede deterrenti effettivi per il genitore che viola le disposizioni del giudice.

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