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Oneri ridotti per le start up innovative, ecco la guida completa

Tutti i chiarimenti in merito alle start-up innovative
Tutti i chiarimenti in merito alle start-up innovative

L’uscita dalla crisi e la via della crescita e dell’occupazione passano per la creazione di nuove imprese e il consolidamento di quelle esistenti. Per tali finalità, sono molti i provvedimenti varati dal governo negli ultimi due anni: dalla creazione delle reti d’impresa ai crediti d’imposta per l’occupazione e la ricerca; dalle s.r.l. semplificate e a capitale ridotto alle start Up innovative. Si è venuto, così, a stratificare un articolato sistema di benefici e semplificazioni strutturali che – considerato nel suo complesso – può offrire un valido supporto a chi vuole avviare o far crescere la propria attività economica, a prescindere dalla tradizionale attribuzione di contributi finanziari a fondo perduto che, in ogni caso, può essere sempre sommata ai primi, con un’evidente amplificazione di effetti. La normativa sulle start-up innovative (contenuta nel Decreto legge 179/12) è solo l’ultimo pezzo di questo quadro articolato. Le start up innovative beneficiano di oneri ridotti e godono di numerose deroghe al diritto societario.

Ma quali sono, in sintesi, i requisiti che deve avere una start-up innovativa per definirsi tale? Di seguito le istruzioni alle domande ricorrenti.

1. Quali sono, in sintesi, i requisiti che deve avere una start-up innovativa per definirsi tale?
Deve – per iniziare – obbligatoriamente essere una società di capitali (anche in forma cooperativa) non quotata, di diritto italiano o comunitario (purché residente in Italia). I soci devono essere in maggioranza persone fisiche al momento della costituzione e per i successivi ventiquattro mesi. La società deve avere sede principale dei propri affari e interessi in Italia e deve avere un fatturato non superiore a 5 milioni di euro. Il suo oggetto sociale prevalente deve essere lo sviluppo, la produzione e la commercializzazione di prodotti o servizi innovativi ad alto valore tecnologico. La start up deve – infine e sempre per quanto disposto dall’articolo 25 del Decreto legge 179/12 – possedere almeno uno dei seguenti ulteriori caratteri:

  • le spese in ricerca e sviluppo devono essere superiori al 20 per cento del maggiore valore fra costo e valore totale della produzione;
  • i dipendenti o collaboratori a qualsiasi titolo devono essere formati, per almeno un terzo, da personale in possesso di titolo di dottorato di ricerca o che sta svolgendo un dottorato di ricerca presso un’università italiana o straniera, oppure in possesso di laurea e che abbia svolto, da almeno tre anni, attività di ricerca certificata presso istituti di ricerca pubblici o privati, in Italia o all’estero;
  • la start up deve essere titolare o depositaria o licenziataria di almeno una privativa industriale relativa ad una invenzione.

2. Visto che la start-up innovativa deve essere una società di capitali, è possibile utilizzare una delle forme societarie agevolate recentemente introdotte dalla normativa?
La risposta è certamente positiva, da un punto di vista formale. La struttura della “S.r.l. semplificata” è stata introdotta nell’ordinamento dal Decreto legge 24 gennaio 2012, n. 1, convertito dalla Legge 24 marzo 2012, n. 27. La “S.r.l. a capitale ridotto”, invece, è stata introdotta con l’articolo 44 del D.l. 22 giugno 2012, n. 83, convertito dalla Legge 7 agosto 2012, n. 134. In queste due nuove forme di società i soci possono essere solo persone fisiche, il che rende più agevole anche la verifica di compatibilità con la start-up innovativa. Per la S.r.l. semplificata, più votata a favorire l’accesso dei giovani all’attività imprenditoriale, è previsto che essa possa essere costituita solo da soggetti che non abbiano compiuto i trentacinque anni di età.

Con l’utilizzo congiunto di due istituti (la start-up innovativa e la S.r.l. semplificata o a capitale ridotto) si massimizzano i benefici di entrambi, ovviamente facendo sempre attenzione a rispettare qualche vincolo in più (come quello stabilito per la Srls con soci tutti under 35). C’è, però, da considerare che i vantaggi reali delle due nuove forme di s.r.l. sono prevalentemente concentrati nei costi di costituzione e di capitale sociale minimo della s.r.l. “normale” (10.000 euro) e che non sempre il risparmio di queste somme (tutto sommato, esigue) è compensato dalle maggiori rigidità che questi modelli comportano. Inoltre, un’impresa innovativa in genere necessita di un apporto (seppur minimo) di capitali iniziali per gli investimenti, il che lascia propendere per l’inutilità – in queste circostanze – dell’utilizzo delle S.r.l.s. e S.r.l. a capitale ridotto.

3. Possono essere start-up innovative anche le imprese già esistenti alla data di entrata in vigore del decreto legge 179/12? Se sì, che devono fare?
La risposta è positiva. E’ la legge stessa a prevedere questa possibilità, all’articolo 25, comma 3, dove si dice che “le società già costituite alla data di entrata in vigore della legge di conversione del decreto e in possesso dei requisiti previsti dal comma 2, sono considerate start-up innovative“. Tuttavia, la stessa norma stabiliva anche che, entro 60 giorni dalla di entrata in vigore della legge di conversione del decreto (ovvero, il 17 febbraio 2013), chi voleva ricorrere a tale opportunità avrebbe dovuto depositare, presso l’Ufficio del registro delle imprese, un’apposita dichiarazione.

Fortunatamente, il ministero dello Sviluppo economico, rispondendo a un quesito posto da Infocamere, ha chiarito che la dichiarazione di attestazione del possesso dei requisiti previsti è ricevibile dalle Camere di commercio anche in data successiva al 17 febbraio 2013, pur precisando che il termine per il possesso dei requisiti (data di entrata in vigore della legge di conversione), così come il termine di durata massima della start up innovativa (decorrente dalla medesima data) sono invece inderogabili. Si rammenta, infatti, che per le società già costituite, la disciplina di favore trova applicazione per un periodo di quattro anni dalla data di entrata in vigore del decreto, se la start-up innovativa è stata costituita entro i due anni precedenti, di tre anni, se è stata costituita entro i tre anni precedenti, e di due anni, se è stata costituita entro i quattro anni precedenti.

4. Quali sono i principali vantaggi di costituirsi come start up innovativa?
Sinteticamente, le start-up innovative godono di numerose deroghe al diritto societario (in materia di ripianamento delle perdite, emissione di obbligazioni e particolari titoli partecipativi di capitale). In deroga a quanto previsto dall’articolo 2468, comma primo, del Codice civile, le quote di partecipazione in start-up innovative costituite in forma di s.r.l. possono costituire oggetto di offerta al pubblico di prodotti finanziari, anche attraverso i portali per la raccolta di capitali.

L’atto costitutivo può prevedere, a seguito dell’apporto da parte dei soci o di terzi anche di opera o servizi, l’emissione di strumenti finanziari forniti di diritti patrimoniali o anche di diritti amministrativi. Le start up innovative pagano oneri ridotti alle Cciaa per l’avvio e l’iscrizione annuale dell’impresa e non sono soggette alla normativa sulle società di comodo. Ci sono, infine, dei vantaggi fiscali relativi all’assegnazione di titoli ai soci e sugli investimenti nel capitale delle società. Si tratta di forme di facilitazione di cui, non sempre, si apprezza l’immediata utilità (pure, in realtà, ben presente).

5. Qualora nella start-up innovativa si verifichi il fenomeno della «decadenza dei requisiti», indicato all’articolo 31 del decreto, come verrà disciplinata, per i periodi d’imposta successivi, l’impossibilità di continuare ad applicare i benefici di cui al precedente articolo 26, comma 4 (disapplicazione della disciplina delle società di comodo), con quanto disposto dell’articolo 2, commi da 36-decies a 36-duodecies, del Decreto legge 138/11?
Con riferimento alla possibilità di non applicazione della disciplina per le “società di comodo” – per le start-up innovative – si deve specificare che vengono in tal modo congelati gli effetti sia della disciplina di cui all’articolo 30 della Legge 724/94 che quelli dell’articolo 2, commi da 36-decies a 36-duodecies, del D.l. 138/11 (ben più pregnanti). Questi stabiliscono che le società che presentano dichiarazioni in perdita fiscale per tre periodi d’imposta consecutivi sono considerate non operative a decorrere dal successivo quarto periodo d’imposta. Tale norma trova applicazione anche qualora, nell’arco temporale di cui al medesimo comma, le società siano per due periodi d’imposta in perdita fiscale ed in uno abbiano dichiarato un reddito inferiore all’ammontare determinato ai sensi dell’articolo 30, comma 3, della Legge 724/94.

Ciò detto, resta da chiarire cosa succede ai soggetti che non hanno rispettato i parametri di tale ultima disciplina negli anni precedenti la decadenza. Se – ad esempio – una società ha dichiarato perdite nei tre esercizi precedenti, coperti dall’incentivo per le start-up innovative, non è chiaro se diventa immediatamente “di comodo” alla decadenza o se, di contro e come sembra più logico, lo diventi solo facendo ripartire il conteggio degli anni dal momento della decadenza. Le regole di quest’ultimo fenomeno parlano, infatti, di “cessazione dell’applicazione della disciplina prevista nella sezione“. Dunque, alla decadenza “cessa l’applicazione” ovvero la “non applicazione” della disciplina sulle società di comodo. Solo l’Agenzia delle Entrate, con sua interpretazione, potrà definitivamente sciogliere il dubbio.

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