Diritto

Omesso versamento ritenute: comunicazione INPS a forma libera

Omesso versamento ritenute: comunicazione INPS a forma libera
La contestazione da parte dell’Inps della violazione degli obblighi contributivi gravanti sul datore di lavoro è «a forma libera», per cui essa può avvenire anche a mezzo di raccomandata. Non è dunque necessario che la comunicazione presenti «i requisiti propri della notificazione». Ed anche il mancato ritiro e la «compiuta giacenza» possono costituire prova dell’avvenuta comunicazione dell’accertamento dell’omesso versamento

Il mancato ritiro della raccomandata con cui l’INPS comunica all’imprenditore l’omesso versamento delle ritenute assistenziali e previdenziali è valido a tutti gli effetti a far decorrere il termine trimestrale per la denuncia (e la conseguente condanna) del contribuente inadempiente. Infatti, si tratta di un atto a forma libera che non deve avvenire necessariamente secondo le forme delle notificazioni. Pertanto, anche il mancato ritiro e la «compiuta giacenza» possono provare l’avvenuta comunicazione dell’accertamento dell’omesso versamento. A fornire questo principio è Corte di Cassazione con la sentenza n. 968 depositata il 13 gennaio 2015.

IL FATTO
Un datore di lavoro veniva imputato per il reato di omesso versamento all’INPS delle ritenute assistenziali e previdenziali, previsto e punito dall’art. 2, comma 1-bis, del D.L. n. 463/83.
In qualità di sostituto d’imposta, infatti, lo stesso aveva omesso di versare le ritenute previdenziali operate sulle retribuzioni dei lavoratori dipendenti.

L’imputato veniva condannato sia in primo grado che in appello.

Avverso la sentenza di appello proponeva, pertanto, ricorso per Cassazione lamentando, tra le altre cose, la nullità della notifica di accertamento della violazione da parte dell’INPS poiché effettuata a mezzo del servizio postale, senza le formalità previste per le notificazioni. Pertanto, non avendo ritirato la raccomandata con la comunicazione, lo stesso non aveva avuto conoscenza del procedimento e dunque non aveva potuto procedere al versamento delle somme entro i tre mesi previsti dalla norma per poter beneficiare della non punibilità sul lato penale.

LA DECISIONE DELLA CORTE DI CASSAZIONE
La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, confermando la condanna a carico del datore di lavoro. I Supremi Giudici, infatti, hanno chiarito che la comunicazione dell’INPS è a forma libera e non deve avvenire necessariamente secondo le forme delle notificazioni. Pertanto, anche il mancato ritiro e la «compiuta giacenza» possono provare l’avvenuta comunicazione dell’accertamento dell’omesso versamento da parte dell’INPS.

In particolare, la Corte afferma che è vero che grava sull’ente previdenziale l’obbligo di assicurare la regolarità della contestazione e di attendere il decorso dei tre mesi previsti dalla normativa. Peraltro, la Corte precisa anche che l’avviso di accertamento inviato dall’INPS deve garantire l’effettiva possibilità di pagamento per l’imputato e, dunque, deve indicare chiaramente il periodo di imposta cui la violazione si riferisce, l’importo del versamento e le modalità dello stesso.
Tuttavia, la comunicazione da parte dell’ente è a forma libera e non richiede particolari formalità (cfr. anche Cass. 30566/2011, conf. da n. 3144/2013).

La libertà di forma che caratterizza la comunicazione predetta esclude, dunque, che la stessa debba presentare i requisiti della notificazione. Al contrario, può legittimamente avvenire tramite raccomandata a/r, senza peraltro rispettare i canoni previsti per le notificazioni (formalità relative alla data di avvenuto deposito del plico, indicazione che l’atto non è stato ritirato entro i termini di legge etc.). Per la corrispondenza raccomandata è previsto, infatti, semplicemente un periodo di giacenza prima della restituzione del plico al mittente; l’avviso di giacenza consente il ritiro del plico stesso presso l’ufficio postale e, dunque, la “compiuta giacenza” dimostra l’effettiva conoscenza (o comunque la conoscibilità) della comunicazione.

Da qui il rigetto del ricorso dell’imputato e la conferma della condanna a suo carico.

La normativa

L’art. 2, comma 1-bis, del D.L. n. 463/83 prevede che l’omesso versamento delle ritenute previdenziali ed assistenziali effettuate sulle retribuzioni dei dipendenti è punito con la reclusione fino a tre anni e con la multa fino a lire due milioni. Tuttavia, il datore di lavoro non é punibile se provvede al versamento entro il termine di tre mesi dalla contestazione o dalla notifica dell’avvenuto accertamento della violazione. Tanto è che la denuncia di reato é presentata o trasmessa senza ritardo dopo il versamento di cui al comma 1-bis ovvero decorso inutilmente il termine ivi previsto, ed alla stessa deve essere allegata l’attestazione delle somme eventualmente versate. Pertanto, l’INPS sarà tenuto a comunicare al datore l’omissione contributiva e deve concedere allo stesso un termine di tre mesi per regolarizzare la stessa. In caso di pagamento, sul lato penale, opererà la causa di non punibilità.
Corte di Cassazione – Sentenza N. 968/2015

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