Diritto

Omesso versamento Iva: il patteggiamento non evita la confisca

Omesso versamento Iva: il patteggiamento non evita la confisca
Nel caso di patteggiamento per il reato di omesso versamento dell’Iva il giudice deve procedere alla confisca per equivalente dei beni per un importo pari al profitto dell’illecito rappresentato dall’importo dell’imposta non versata

Nel caso di patteggiamento per il reato di omesso versamento dell’Iva il giudice deve procedere alla confisca per equivalente dei beni per un importo pari al profitto dell’illecito rappresentato dall’importo dell’imposta non versata.

A precisarlo è la Corte di Cassazione, Terza sezione penale, con la sentenza n. 37580 depositata il 13 settembre 2013.

Un tribunale applicava nei confronti dell’amministratore di una S.r.l. – che non aveva versato l’Iva alla prescritta scadenza e risultante dalla dichiarazione annuale – la pena concordata tra le parti. Non disponeva però la confisca per equivalente del profitto del reato. Contro questa decisione ricorreva per Cassazione il Procuratore generale il quale, in estrema sintesi, lamentava la mancata applicazione della confisca, nei confronti dell’amministratore, dei beni che costituissero il profitto del reato ovvero nella sua disponibilità per un importo pari al profitto stesso.

I giudice di legittimità hanno accolto il ricorso evidenziando preliminarmente che per i reati tributari è possibile applicare la confisca per equivalente non soltanto al prezzo ma anche al profitto del reato. Nel caso di omesso versamento dell’Iva (articolo 10-ter del decreto legislativo n. 74/2000) tale profitto coincide proprio con la somma non versata. La confisca, inoltre, deve essere disposta non solo nel caso di condanna ma anche di “patteggiamento” ex articolo 444 Codice di procedura penale, a nulla rilevando che essa non abbia costituito oggetto dell’accordo tra le parti.
Le parti, peraltro, non posso vincolare il giudice nell’accordo circa l’applicazione delle pene accessorie, delle misure di sicurezza e della confisca atteso che le stesse esulano dalla loro disponibilità. Se l’accordo, al contrario, dovesse prevedere l’esclusione di una di dette misure, il giudice non è obbligato a recepirlo, o a recepirlo per intero, rimanendo vincolato soltanto alle previsioni dell’accordo che rientrano nella disponibilità delle parti stesse. In ogni caso, la sentenza di condanna deve determinare le somme di denaro o individuare i beni assoggettati a confisca in quanto costituenti il profitto o il prezzo del reato ovvero in quanto di valore corrispondente a detto prezzo o profitto.
A nulla rileva infine, secondo la sentenza, la circostanza che non sia stato eseguito in precedenza un sequestro preventivo. La pronuncia applica all’omesso versamento dell’Iva, principi già espressi per altri reati tributari. Essa deve essere tenuta in debita considerazione in quanto non di rado, vari contribuenti, in presenza di omesso versamento dell’Iva patteggiano la pena non sapendo che rischiano di vedersi confiscare anche somme di importo pari all’Iva non versata. Giova peraltro ricordare che, salvo casi particolari, la confisca riguarda beni rientranti nella sfera del rappresentante legale e non della società.

[accordion state=”closed” color=”red” title=”LA MASSIMA DELLA SENTENZA” tag=”h3″ ]

Nel caso di omesso versamento delle somme dovute a titolo di Iva, il profitto del reato suscettibile di confisca per equivalente, coincide perfettamente con l’ammontare dell’Iva non versata sicchè non sussiste la necessità di alcun accertamento nel contraddittorio delle parti, in ordine alla quantificazione del profitto conseguito dall’imputato.
L’art. 322 ter, terzo comma, c.p. stabilisce che il giudice con la sentenza di condanna determina le somme di denaro ed individua i beni assoggettati a confisca in quanto costituenti il profitto o il prezzo del reato ovvero in quanto di valore corrispondente al profitto o al prezzo.
Si tratta di norma ovviamente applicabile anche alla sentenza di patteggiamento, risultando altrimenti in contrasto con le disposizioni di cui ai commi 1 e 2 del citato art. 322 ter cp.

[/accordion] Corte di Cassazione – Sentenza N. 37580/2013

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