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Omesso versamento IVA: come evitare la sanzione penale

Omesso versamento IVA: come evitare la sanzione penale
Il 29 dicembre scade il termine per versare l’acconto Iva che dovrà poi essere scomputato dall’eventuale debito risultante dalla liquidazione dell’ultimo trimestre o ultimo mese 2014

La nuova soglia del reato di omesso versamento Iva potrà avere effetti anche sul versamento dell’acconto di domani. Il 29 dicembre scade infatti il termine per versare l’acconto Iva che dovrà poi essere scomputato dall’eventuale debito risultante dalla liquidazione dell’ultimo trimestre o ultimo mese 2014. Chi non paga rischia una sanzione del 30%, salva la possibilità del contribuente di regolarizzare la propria posizione attraverso il ravvedimento operoso.

Sempre domani occorre anche versare, se non si è già provveduto, l’Iva che risulta a debito nel 2013, pena la possibilità di incorrere nella commissione del reato di omesso versamento.

Attualmente, l’articolo 10-ter del decreto legislativo n. 74/2000 sanziona con la reclusione da sei mesi a due anni, chi alla data di scadenza dell’acconto Iva dell’anno successivo non versi l’imposta dell’anno precedente per importi superiori a 50mila. Ne consegue, che domani scatta il reato per quei contribuenti che non hanno versato il debito risultante dalla dichiarazione del 2013, se superiore alla soglia.

Dopo l’approvazione della delega fiscale (legge n. 23/2014) si era pensato che il reato di omesso versamento Iva fosse destinato a essere depenalizzato. Questo sia perché la delega, che prescrive il riordino dei reati tributari, invita a concentrare l’attenzione sulle condotte connotate da simulazione, fraudolenza e falsa documentazione; sia perché l’abrogazione del reato di omesso versamento Iva, promesso dal precedente Governo, è stato confermato dal Ministero dell’Economia, da ultimo in risposta al question time del 13 novembre. Tuttavia, lo schema del decreto attuativo della delega, approvato la vigilia di Natale dal Governo, non ha abolito il reato, ma si è limitato a innalzare la soglia di punibilità da 50mila a 150mila euro.

Va da sé che i contribuenti che per l’anno 2013 risultavano a debito Iva per un ammontare superiore a 50mila euro, ma non a 150mila, anche se entro domani non versassero le somme dovute, commetteranno ugualmente il reato, ma nell’immediato futuro potranno beneficiare delle nuove disposizioni. Infatti, non appena il decreto sarà approvato, per le omissioni di versamento inferiori a 150mila euro, si applicherà il «favor rei». Vale a dire che non costituendo più reato l’omesso versamento di Iva inferiore a 150mila euro, questi contribuenti non potranno essere perseguiti. E un analogo beneficio avranno tutti coloro che sono coinvolti in procedimenti penali per imposte evase sotto i 150mila euro.

Va peraltro segnalato che la Cassazione ha assunto una linea interpretativa particolarmente rigorosa sui reati omissivi, come appunto gli omessi versamenti Iva o di ritenute alla fonte. Negli ultimi tempi, si sono ravvisati sempre più spesso casi di omessi versamenti giustificati, per la maggior parte, dalle difficoltà finanziarie di questo periodo. Non si è comunque formato un orientamento univoco sul punto; pertanto non si può affermare che la crisi di impresa sia un’esimente certa per escludere la punibilità.

I giudici di legittimità, infatti, anche recentemente hanno affermato che tali questioni vanno affrontate «caso per caso», non potendosi quindi applicare principi generali (sentenza n. 40394 del 30 settembre 2014). La valutazione compete al giudice di merito, il quale deve verificare l’eventuale assenza di dolo o di assoluta impossibilità di far fronte all’obbligazione tributaria. L’esimente va identificata in quell’evento proveniente dalla natura o da fatto umano che costituisce una forza maggiore. È necessario, a tal fine, acquisire una prova rigorosa che la violazione sia dipesa da un evento del tutto estraneo alla sfera di controllo dell’imprenditore. Deve così trattarsi di un’azione o omissione incosciente e involontaria.

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