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Ocse, Italia al sesto posto per pressione fiscale

Ocse, Italia al sesto posto per pressione fiscale
Pur rimanendo su livelli molto alti, la pressione fiscale complessiva in Italia si è leggermente ridotta tra il 2012 e il 2013, passando dal 42,7% al 42,6% del Pil. In controtendenza rispetto all’andamento registrato dalla media dei Paesi Ocse, salita dal 33,7% al 34,1%, che si è avvicinata al tetto raggiunto nel 2000 (34,3%, quando l’Italia era al 40,6%)

Iva alta, efficacia bassa. Lo dice oggi l’Ocse all’Italia nel rapporto Revenue Statistics. In Italia, scrive l’organizzazione di Parigi, l’Iva al 22% è ben al di sopra della media Ocse del 19,1% ma ha uno degli indici di efficacia del sistema di raccolta (che misura la differenza tra le entrate teoriche e quelle effettive) più bassi dell’area (0,38, a fronte di una media pari a 0,55), per via delle esenzioni e dell’evasione.

Dal 2000, sottolinea l’Ocse, la pressione fiscale in Italia è salita dal 40,6% al 42,6%. Nello stesso periodo la media Ocse ha invece registrato una lieve flessione, dal 34,3% al 34,1%. La pressione fiscale in Italia è leggermente diminuita tra il 2012 e il 2013 passando dal 42,7% al 42,6% del Pil, mentre nei Paesi dell’Ocse è salita dal 33,7% al 34,1%.

Lo scrive l’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (Ocse), precisando che nel complesso lo scorso anno la pressione fiscale nei Paesi avanzati ha raggiunto livelli che non si vedevano dall’inizio della crisi finanziaria globale.

Il paese dell’Ocse con la pressione fiscale più elevata in rapporto al Pil è risultato nel 2012 la Danimarca, con il 48,6%, seguita da Francia (45%) e Belgio (44,6%), mentre l’Italia si colloca al sesto posto con il 42,6% per poi salire nel 2013. In fondo alla classifica si collocano il Messico (19,7%), il Cile (20,2%), la Corea del Sud (24,3%) e gli Usa (25,4%).

In Italia le entrate fiscali legate all’Iva sono pari al 13,8% di quelle totali, al di sotto di una media Ocse del 13,8%. Nell’area Ocse, negli ultimi cinque anni 20 paesi su 34 hanno aumentato almeno una volta l’Iva. Di conseguenza, il tasso medio è salito al 19,1% dal 17,6% del gennaio 2009.

Le entrate fiscali italiane derivano per il 30% dai contributi previdenziali e sociali (media Ocse 26%), il 27% dalle imposte sul reddito delle persone fisiche (media Ocse 25%), il 26% dalle tasse su consumi di beni e servizi (media Ocse 33%), il 7% da quelle sugli utili delle aziende (media Ocse 9%), il 6% dalle imposte sulla proprietà (in linea con la media Ocse), e il 4% da altre voci.

Secondo l’organizzazione di Parigi, la struttura delle entrate fiscali italiane si differenzia quindi dalla media Ocse per via di “introiti più elevati dai contributi sociali e dalle tasse sui redditi personali, e una più bassa di introiti dai consumi di beni e servizi e nessuna entrata dalle tasse sul lavoro”.

Il maggior incremento della pressione fiscale nel periodo dal 2007 al 2013 si è registrato in Turchia (dal 24,1% al 29,3%). Altri tre paesi (Finlandia, Francia e Grecia) hanno registrato in tali anni un aumento della pressione fiscale in rapporto al Pil pari a oltre 2,5 punti percentuali. Il Paese dove, nello stesso periodo, le tasse sono calate di più è stato Israele (dal 34,7% nel 2007 al 30,5% nel 2013). Israele è inoltre uno dei tre membri dell’Ocse, insieme a Islanda e Spagna, dove la pressione fiscale rimane di oltre tre punti inferiore ai livelli registrati prima della crisi del 2007.

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