Diritto

Occultamento scritture contabili: il reato si configura nel momento dell’ispezione

Occultamento scritture contabili: il reato si configura nel momento dell’ispezione
Il delitto di occultamento dei documenti e delle scritture contabili ha natura di reato permanente e si consuma non nel momento in cui si conclude la verifica fiscale ma nel momento dell’ispezione, cioè quando gli agenti accertatori chiedono di esaminare la documentazione fiscale. È da questo momento, dunque, che decorre il dies a quo per il calcolo della prescrizione del reato

Il delitto di occultamento dei documenti e delle scritture contabili ha natura di reato permanente e si consuma non nel momento in cui si conclude la verifica fiscale ma nel momento dell’ispezione, cioè quando gli agenti accertatori chiedono di esaminare la documentazione fiscale. È da questo momento, dunque, che decorre il dies a quo per il calcolo della prescrizione del reato. E’ quanto affermazione dalla Sezione III Penale della Corte di Cassazione nella sentenza n. 15177 del 3 aprile 2014.

IL FATTO

Il caso trae origine dalla sentenza con cui la Corte d’Appello di Genova confermava la decisione resa dal Tribunale della medesima città con la quale un contribuente veniva condannato alla pena di mesi otto di reclusione perché, con più azioni esecutive del medesimo disegno criminoso, nella sua qualità di titolare della ditta individuale, al fine di evadere le imposte sui redditi e I’I.V.A., occultava documenti di cui è obbligatoria la conservazione (almeno una fattura del 1999; cinque fatture del 2001; dodici fatture del 2002) in modo da non consentire la ricostruzione dei redditi e del volume di affari.

Nel pervenire a tale conclusione la Corte territoriale osservava come, al fine di valutare la rilevanza dei documenti occultati, non fosse significativo il numero delle fatture, ma il valore economico delle stesse, con la conseguenza che era emerso come il totale imponibile incorporato in esse fosse di € 185.653,00 (calcolato per difetto), quasi per intero riferibile all’anno 2002 (14 fatture), risultando così evidente che la carenza di tale documentazione rendeva impossibile ricostruire il volume degli affari e neppure per approssimazione, soprattutto per il 2002, a nulla rilevando che, a seguito dei controlli incrociati (attraverso le dichiarazioni rese dai vari condomini committenti), l’organo accertatore fosse riuscito ad evidenziare le operazioni economiche.

Dal punto di vista soggettivo poi la scelta dell’imputato di non affidarsi ad un professionista, pur essendo consapevole della propria incapacità a gestire correttamente gli adempimenti fiscali e contabili, accompagnata alla scelta di rendesi evasore totale per lunghi anni, non valeva certo ad escludere il dolo della condotta, dovendosi, piuttosto, ritenere tale decisione funzionale alla programmata evasione totale delle imposte dirette e indirette.

L’occultamento infine delle fatture più redditizie e peraltro relative allo stesso oggetto (lavori commissionati da amministrazioni condominiali) rendeva maggiormente integrato il dolo del reato contestato, la cui consumazione, essendo perdurata oltre il maggio 2006, rendeva inapplicabile l’indulto.

Per l’annullamento della sentenza ricorre per cassazione il contribuente lamentando, per quanto in questa sede di interesse, la mancanza di motivazione risultante dal testo del provvedimento impugnato in relazione alla sussistenza dell’elemento oggettivo del reato, in particolare il ricorrente si duole del difetto di argomentazione circa la rilevanza della condotta collaborativa prestata e che avrebbe consentito di ricostruire il volume d’affari. Lamenta inoltre la manifesta illogicità della motivazione risultante dal testo del provvedimento impugnato in relazione alla sussistenza dell’elemento oggettivo del reato, con particolare riferimento all’idoneità del presunto occultamento a non consentire la ricostruzione dei redditi o del volume d’affari. Lamenta, poi, l’erronea applicazione della legge penale e la manifesta contraddittorietà della motivazione risultante dal testo del verbale dell’udienza del 24 maggio 2012, in particolare con riferimento al “tempus commissi delicti” ed alla conseguente applicabilità del beneficio dell’indulto.

LA DECISIONE DELLA CORTE DI CASSAZIONE

La Suprema Corte chiarisce immediatamente che in tema di reati tributari, l’impossibilità di ricostruire il reddito od il volume d’affari derivante dalla distruzione o dall’occultamento di documenti contabili non deve essere intesa in senso assoluto e sussiste anche quando è necessario procedere all’acquisizione presso terzi della documentazione mancante.

Nel caso di specie, è incontroverso che l’organo accertatore abbia acquisito la documentazione presso diverse amministrazioni condominiali, con la conseguenza che l’attività collaborativa dell’interessato non è idonea a determinare l’inoffensività della condotta.

Inoltre, secondo gli Ermellini, la Corte territoriale, con logica ed adeguata motivazione, ha ritenuto che la documentazione fiscale occultata dal ricorrente comportasse una oggettiva difficoltà a consentire la ricostruzione dei redditi o del volume d’affari con particolare riferimento all’anno 2002.

La Corte territoriale ha, poi, ritenuto correttamente la sussistenza del dolo sul fondamentale rilievo che l’attività di occultamento aveva consentito al ricorrente di rendersi evasore totale per lunghi anni sicché, essendo incontroverso l’esercizio di attività professionale produttiva di reddito e del conseguente volume d’affari, l’accertamento del dolo è stato correttamente desunto sulla base di una direzione della volontà diretta alla programmata evasione totale delle imposte dirette ed indirette.

Precisa poi la Cassazione che la condotta del reato di cui all’art. 10 D.Lgs n. 74 del 2000 consiste nella distruzione o nell’occultamento delle scritture contabili o dei documenti di cui è obbligatoria la conservazione, in modo da non consentire la ricostruzione dei redditi o del volume di affari. A differenza della distruzione, che realizza un’ipotesi di reato istantaneo, il quale si consuma al momento della soppressione della documentazione, l’occultamento – che consiste nella temporanea o definitiva indisponibilità della documentazione da parte degli organi verificatori, costituisce un reato permanente che si consuma nel momento dell’ispezione, e cioè nel momento in cui gli agenti chiedono di esaminare detta documentazione, perché è da questo momento, ossia nel momento in cui non si adempie l’obbligo di esibirla o di allegarla alla dichiarazione, che cessa la situazione antigiuridica (anche formale) che si è protratta nel tempo in virtù della condotta dell’autore del reato ed è da questo momento che decorre pertanto il “dies a quo” per il computo del termine di prescrizione.
Nel caso di specie, l’attività ispettiva ha avuto inizio in data 16 febbraio 2006 allorquando il ricorrente, su richiesta dell’organo accertatore, fu richiesto di esibire la documentazione, in parte fornendola.
Ne deriva che, computati gli eventi sospensivi (mesi tre e giorni quindici), la prescrizione massima è maturata in data 1 dicembre 2013 sicché, in presenza di un rapporto processuale regolarmente instaurato, deve essere rilevata di ufficio una causa estintiva del reato, dalla cui declaratoria consegue all’annullamento senza rinvio della sentenza impugnata, essendo il reato estinto per intervenuta prescrizione.

Art. 10 D.Lgs 74/00 - Occultamento o distruzione di documenti contabili

Salvo che il fatto costituisca più grave reato, è punito con la reclusione da sei mesi a cinque anni chiunque, al fine di evadere le imposte sui redditi o sul valore aggiunto, ovvero di consentire l’evasione a terzi, occulta o distrugge in tutto o in parte le scritture contabili o i documenti di cui è obbligatoria la conservazione, in modo da non consentire la ricostruzione dei redditi o del volume di affari.

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