Diritto

Occasione di lavoro: rientra l’infortunio in itinere per fatto doloso del terzo?

Occasione di lavoro: rientra l’infortunio in itinere per fatto doloso del terzo?
Con una recente ordinanza, la Sezione Lavoro della Corte di Cassazione, riscontrando un contrasto di giurisprudenza sull’estensione del concetto di “infortunio in itinere”, in particolare per il fatto doloso del terzo, ai fini dell’inserimento nell’ambito della nozione di “occasione di lavoro” che funge da presupposto per l’operatività dell’assicurazione obbligatoria contro gli infortuni sul lavoro, ha rimesso gli atti al Primo Presidente, per l’eventuale assegnazione alle Sezioni Unite, venendo in rilievo anche una questione di massima di particolare importanza

Con l’ordinanza interlocutoria n. 25243 del 27 novembre 2014, la Sezione Lavoro della Corte di Cassazione, riscontrando un contrasto di giurisprudenza sull’estensione del concetto di “infortunio in itinere”, in particolare per il fatto doloso del terzo, ai fini dell’inserimento nell’ambito della nozione di “occasione di lavoro” che funge da presupposto per l’operatività dell’assicurazione obbligatoria contro gli infortuni sul lavoro, ha rimesso gli atti al Primo Presidente, per l’eventuale assegnazione alle Sezioni Unite, venendo in rilievo anche una questione di massima di particolare importanza.

IL FATTO
Il caso trae origine da una sentenza con cui la Corte di Appello, confermando la decisione di primo grado, rigettava la domanda di un coniuge, in proprio e per conto delle figlie, proposta nei confronti dell’INAIL, avente ad oggetto la corresponsione dell’indennità e dell’assegno una tantum conseguente all’evento mortale occorso alla moglie la quale, mentre percorreva a piedi la strada per raggiungere l’Istituto geriatrico presso cui prestava la propria attività di lavoro, era stata accoltellata dal proprio convivente, per quanto emerso dagli accertamenti espletati dall’Istituto.

La Corte del merito, nel caso sottoposto al suo esame, aveva posto a base del decisum il rilievo fondante secondo il quale il fatto doloso del terzo si è posto quale evento esterno, non previsto né prevedibile che ha alterato la regolarità causale considerata dalla norma assicurativa, interrompendo il nesso causale fra la ripetitività necessaria del percorso casa-sede di lavoro e gli eventi negativi, ad essi connessi.

Contro la sentenza proponeva quindi ricorso per cassazione il coniuge della lavoratrice deceduta, sostenendo l’illegittimità della soluzione operata dalla Corte d’Appello.

LA DECISIONE DELLA CORTE DI CASSAZIONE
La Corte di Cassazione ha ritenuto opportuno rimettere al Primo Presidente della Corte la decisione se investire o meno della questione le Sezioni Unite.
I giudici di Piazza Cavour rilevano che si configura nella giurisprudenza di legittimità un contrasto di indirizzi in ordine al tema riguardante la portata da attribuirsi alla regola che “l’assicurazione comprende tutti i casi di infortunio avvenuto per causa violenta in occasione del lavoro da cui deriva la morte o una inabilità permanente (…) o temporanea”. L’indicato principio disciplina anche l’infortunio in itinere (espressamente regolato dal D.Lgs. 23 febbraio 2000 n. 38, art. 12, che ha modificato l’iniziale disposizione di cui all’art. 2 del D.P.R. n. 1124 del 1965).

Da una parte, infatti, un indirizzo giurisprudenziale tende ad estendere il concetto di infortunio assicurato, affermando il principio in base al quale è indennizzabile l’infortunio occorso al lavoratore “in itinere” ove sia derivato da eventi dannosi, anche imprevedibili ed atipici, indipendenti dalla condotta volontaria dell’assicurato, atteso che il rischio inerente il percorso fatto dal lavoratore per recarsi al lavoro è protetto in quanto ricollegabile, pur in modo indiretto, allo svolgimento dell’attività lavorativa, con il solo limite del rischio elettivo (principio affermato in relazione ad una fattispecie in tema di lesioni subite a causa di uno scippo subito dal lavoratore in itinere nonché, ancora, in una fattispecie relativa al caso di una aggressione subita per rapina dal lavoratore, che si recava al lavoro a bordo di proprio motoveicolo, a causa dello sciopero dei mezzi pubblici).

Si registra dall’altro lato, un opposto indirizzo che invece statuisce, nella prospettiva di una limitazione dell’area degli eventi assicurati, che è rimasto fermo il principio secondo il quale non è possibile ignorare il preciso elemento normativo dell’occasione di lavoro, cosicché, per la configurazione dell’infortunio sul lavoro, non è sufficiente che sussista la causa violenta e che tale causa abbia coinvolto l’assicurato nel luogo ove egli svolge le sue mansioni, ma è necessario che tale causa sia connessa all’attività lavorativa, nel senso cioè che inerisca a tale attività e sia almeno, occasionata dal suo esercizio (ad esempio, in una fattispecie assimilabile sotto molti versanti a quella esaminata nel caso di specie, tale principio è valso proprio ad escludere l’occasione di lavoro, in particolare, per gli omicidi in alcun modo connessi con il lavoro, sul rilievo che la “mera presenza” dell’infortunato sul posto di lavoro e la coincidenza temporale dell’infortunio con la prestazione lavorativa, costituiscono soltanto un “indizio” della sussistenza del rapporto “occasionale” e non la prova di esso, posto che non può escludersi – specie quando trattasi di omicidio volontario – che l’evento dannoso sarebbe stato comunque consumato dall’aggressore, ricercando l’occasione propizia anche in tempo e luogo diversi da quelli della prestazione di lavoro).

L’esistenza, in definitiva, di tali contrapposti indirizzi – e la configurabilità di una questione di massima di particolare importanza attinente alla individuazione delle regole sulla indennizzabilità dell’infortunio e del rapporto anche in termini di nesso eziologico tra attività lavorativa ed infortunio subito – ha spinto la Sezione Lavoro della Cassazione a rimettere gli atti al Primo Presidente della Corte di Cassazione per l’eventuale assegnazione alle Sezioni Unite.

Corte di Cassazione – Ordinanza Interlocutoria N. 25243/2014

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